Ghost in the shell 2: la recensione in anteprima

L'annuncio dell'uscita della pellicola Ghost in the Shell 2: ha fatto felici molti lettori. Giovanni della DG-Image ci manda stamattina la sua recensione in anteprima.

Ghost in the Shell 2 – Innocence (Koaku Kidôtai 2 - Innocence)
Regia e sceneggiatura: Mamoru Oshii.
Storia originale: da un manga di Shirow Masamune. Produzione: Mitsuhisa Ishikawa.
Direttore della fotografia: Masamune Shirow.
Musiche: Kawai Kenji.
Animatori in capo: Toshihiko Nishikubo, Naoko Kusum. Durata: 100’.
Origine: Giappone, 2004

Siamo nel 2032. Le differenze tra gli umani e le macchine sono quasi scomparse; cyborg e esseri umani coesistono nello stesso mondo invaso dalla tecnologia. Batou, un cyborg della Sezione 9, squadra speciale incaricata dei casi più difficili inerenti i crimini informatici, indaga su una serie di omicidi compiuti da bambole meccaniche, usate per il divertimento sessuale dei clienti.

…e chi si aspettava che un capolavoro simile uscisse nella sale italiane? Invece, complice la calura estiva, la fuga degli spettatori e il riemergere dai magazzini di vecchie pellicola, esce nelle sale italiane - ma chissà in quante copie - un film da non perdere datato 2004. Della serie “Meglio tardi che mai…”.
Da sempre interessato ad indagare le metamorfosi dell’uomo in una società ipertecnologizzata, Mamoru Oshii firma, con Ghost in the Shell 2 - Innocence, il suo capolavoro, criptico ed ermetico, affascinante e inquietante. Intriso di pura filosofia.
Tutto è messo in discussione nella poetica del regista, i nostri schemi della percezione vengono continuamente schiaffeggiati, quella che pensiamo essere la realtà viene capovolta in continuazione. Nella variopinta tavolozza del regista - che va dall’onirismo puro di Lamù Beautiful Dreaemer, all’ecologia e ai simboli religiosi dei due Patlabor, al primo Ghost in the Shell, fino ad arrivare alle tematiche del virtuale del live-action Avalon, alla pura azione splatter di Blood the Last Vampire fino al politico Jin-Roh, diretto da Hiroyuki Okiura da un manga dello stesso Oshii - la realtà è qualcosa di traditrice, che non viene percepita per quello che effettivamente è, ma semplicemente come una porzione di sogno ingannatore.

Tanti i temi proposti: può un cyborg avere un’anima? Può un’anima umana coesistere in un corpo robotico? Cosa si intende per anima, un dono di Dio, o un fascio di particelle e neuroni, un network che mette in comunicazione uomo con uomo (se ancora si può parlare di “uomini) e uomo con divino? Oshii instilla il dubbio, e sarà difficile per lo spettatore uscire dalle nebbiose lande in cui il regista lo immerge.
A livello tecnico, Ghost in the shell 2 è stupefacente: l’integrazione tra 3D e 2D è perfetta, superata solo da Otomo con il suo Steamboy e da alcuni lavori dello Studio 4°C.
Alcune scene sono da mozzare il fiato per respiro epico e visionarietà: i titoli di testa che scorrono sulle immagini della creazione di un cyborg, alcune panoramiche che si rifanno direttamente a Blade Runner, le scene d’azione concitate, le pause scandite dalle musiche ipnotiche di Kenji Kawai che donano un lirismo inedito nelle produzioni animate (solo Miyazaki ha toccato tali vertici, giocando, però, in un campo opposto alla poetica distorta del suo collega). Ultima nota per gli effetti sonori, rielaborati dagli Skywalker Studios, uno dei motivi per cui il film va gustato sul grande schermo e con un adeguato impianto surround.
Primo film d’animazione ad essere proiettato in concorso a Cannes dove ha diviso la giuria tra chi era affascinato e chi lo trovava di una noia mortale.

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