Il Gattopardo: il cinema ritrovato e restaurato di Visconti in sala dal 28 ottobre 2013

Recensione cinquantenne di un affresco senza tempo come Il Gattopardo di Luchino Visconti, di nuovo in 70 sale italiane con il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna, in versione restaurata dal 28 ottobre 2013.

di cuttv

Tra i prestigiosi riconoscimenti assegnai gli Oscar 2014 c’è anche quello di Piero Tosi, costumista e collaboratore di lunga data di Luchino Visconti, che riceve a 86 anni un Oscar alla carriera, dopo cinque nomination inaugurate da Il Gattopardo, seguite da Morte a Venezia nel 1972, Ludwig  nel 1974, Il vizietto nel 1980, e La Traviata nel 1984.

Il film che, confermando le attese suscitate dalla trasposizione cinematografica di un caso letterario, come il romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e dall’eccellenza del cast internazionale, dopo la presentazione al cinema Barberini di Roma (il 27 marzo 1963), vinse subito la Palma d’oro per il miglior film alla 16ª edizione del Festival di Cannes, insieme ad un Premio Feltrinelli per la Regia cinematografica, un National Board of Review Awards per il miglior film straniero, un David di Donatello per il miglior produttore a Goffredo Lombardo, 3 Nastri d’argento (fotografia, scene, costumi) e svariate nomination.

L’affresco senza tempo delle contraddizioni dell’Italia, che a mezzo secolo dalla prima uscita, il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna, è pronta a riportare in 70 sale italiane, nella versione restaurata in collaborazione con “The Film Foundation” di Martin Scorsese, (sponsorizzata da Gucci), accompagnata dal documentario “I due Gattopardi” di Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice, e le cene tagliate dal montaggio finale, recentemente ritrovate.

“Visconti passò molti anni a tentare un adattamento di Proust per il grande schermo. In un certo senso ci riuscì con questo stupefacente arazzo cinematografico in cui ogni gesto, ogni parola, la disposizione di ogni oggetto in ciascuna stanza richiama in vita un mondo perduto. Il Gattopardo è un’epica del tempo, e la sua lentezza, che culmina in un maestoso crescendo nella lunga sequenza del gran ballo, è governata dai ritmi di vita dell’aristocrazia fondiaria siciliana”.
Martin Scorsese

Il “Film in costume” che nasce dal racconto storico vergato da Giuseppe Tomasi Di Lampedusa tra il 1954 e il 1957, forte di una scrupolosa documentazione sulle sue origini familiari e dell’illustre ascendente di quel Don Fabrizio Principe di Salina, interpretato dall’intenso e indimenticabile Burt Lancaster.

Le origini aristocratiche dello scrittore e del regista, che con un pizzico di amara consapevolezza, tornano nella Sicilia invasa dalle camicie rosse di Garibaldi, pronte a rovesciare il Regno Borbonico per unire l’Italia, insinuandosi nelle sontuose stanze della villa dei Salina (vicino Palermo), turbando ben più degli equilibri della preghiera del pomeriggio e l’ineffabile Padre Pirrone, interpretato da Romolo Valli.

Il Gattopardo

Per evitare che la famiglia venga coinvolta nei tumulti di Palermo, che hanno già fruttato il cadavere di un giovane soldato borbonico tra i roseti, un distaccato ma pur sempre fedele suddito di Re Franceschiello come il principe Fabrizio Salina, decide di trasferire tutti nella dimora estiva di Donnafugata.

L’imponente dimora siciliana da dove un uomo della levatura e intelligenza di Don Fabrizio, affascinato dall’astronomia e della matematica, sposato ad una donna pia, e amante di una ‘professionista’ dei bisogni della carne e del rango, padre di sette figli e signore di vaste terre, con disincanto assiste alla fine ingloriosa del Regno delle Due Sicilie, e la trasformazione della terra polverosa di Sicilia che, tra il 1860 e il 1910, passa dai Borboni ai Sabaudi, dalla decadenza aristocratica alla rapida ascesa della borghesia.

Il tramonto di uno degli ultimi “gattopardi”, (del titolo che fa riferimento allo stemma di famiglia), l’ultimo dei leoni di un’infelice generazione a cavallo tra due mondi e a disagio con entrambi, che si riflette anche nei dialoghi, e la sceneggiatura di Suso Cecchi d’Amico e Pasquale Festa Campanile, tra gli autori delle sceneggiature più significative del neorealismo e della commedia italiana.

“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli o pecore, continueremo a crederci il sale della terra.”

Un aristocratico della vecchia guardia, troppo sagace per non comprendere prima di altri la vastità e inevitabilità di questo tramonto, insieme alla propria incapacità a lasciar convivere il vecchio con il nuovo, il prestigio della propria casata, con il radicale cambiamento imposto dall’Unità d’Italia, rifiutando con orgoglio il ruolo di Senatore del Regno d’Italia propostogli dal Cavaliere Piemontese Chevalley, e non nutrendo alcuna fiducia nel futuro e la natura della sua Terra

“Non vorranno mai migliorare perché si considerano perfetti. La loro viltà prevale sulla miseria”.

Il vecchio leone che coglie con lucido distacco le dinamiche dei poteri che si disfano e si riorganizzano, mentre qualcuno cade per l’ascesa di altri e molti cercano di adeguarsi. Il saggio capofamiglia che appoggia apertamente l’annessione siciliana all’Italia, e asseconda l’arduo compito di conciliare gli opposti che spetta al nipote prediletto Tancredi Falconeri, con la faccia da schiaffi di un beffardo Alain Delon, pronto ad unirsi ai moti rivoluzionari delle camice rosse e il motto

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi…”.

Il Gattopardo

La malinconica rassegnazione e levatura che porta Principe di Salina a favorire le nozze tra il pupillo Tancredi (già promesso e amato perdutamente dalla sua timida figlia) e la bella Angelica Sedàra, con il volto e il corpo seducente della giovanissima Claudia Cardinale, la fragorosa risata pronta a rompere gli stanchi rituali di famiglia e rimescolare le classi, da figlia del sindaco Don Calogero, ricco, incolto, perfetto stereotipo del borghese in ascesa politica e sociale, reso meschino e ripugnate da Paolo Stoppa.

Il Gattopardo

Un’intesa vantaggiosa, consacrata dal fastoso ballo tra gli stucchi e ori del palazzo di Palermo, dove l’aristocrazia festeggia la scongiurata rivoluzione, il Principe il sofferto bilancio della propria vita, e Visconti la lunga sequenza che costituisce due terzi del film e richiese 36 giorni di riprese, le coreografie di Alberto Testa, la brillante fotografia di Giuseppe Rotunno, e il valzer inedito di Verdi, nella colonna sonora di Nino Rota (tra gli approfondimenti a seguire), che accompagna il percorso intellettuale e la placida inquietudine del Principe di Salina, come una sorta di voce narrante.

Un classico che forse punta un po’ troppo sulla figura del Principe, ma anche per questo, non sarebbe stato lo stesso senza la magnifica interpretazione di Burt Lancaster, sorprendente rivelazione anche per il regista che gli avrebbe preferito Laurence Olivier o Nikolaj ?erkasov, ma in seguito lo volle anche come vecchio professore in Gruppo di famiglia in un interno.

Molto più marginali furono le apparizioni dei giovanissimi Giuliano Gemma e Mario Girotti (solo successivamente passato allo pseudonimo di Terence Hill), nelle vesti di ufficiali e soldati delle truppe Garibaldine, di Pierre Clementi (Francesco Paolo di Salina) o l’esordio di Ottavia Piccoli come nipote 13enne di Don Fabrizio, anche se di tutto rispetto per il curriculum futuro degli attori.

Un lavoro produttivo mastodontico e dispendioso, per ricostruire minuziosamente ambienti, atmosfere, scenografie, costumi e gestire una vera folla di comparse sul set, che nonostante la stretta supervisione della Titanus e del suo titolare Goffredo Lombardo ne decretò le sorti nefaste, ma nonostante ostacoli e difetti, resta una magnifica esperienza visiva, per molti il capolavoro di Visconti, oltre ad una della pietre miliari del cinema internazionale, al 57esimo posto dalla lista dei più grandi film di sempre aggiornata della rivista inglese Sight & Sound, che merita in ogni caso di essere visto almeno una volta nella vita sul grande schermo buio del cinema.

Voto di Cut-tv’s: 10

Il Gattopardo (Drammatico, Italia, 1963) di Luchino Visconti; con Burt Lancaster (Principe Don Fabrizio Salina), Claudia Cardinale (Angelica Sedara), Alain Delon (Tancredi), Paolo Stoppa (Don Calogero Sedara), Rina Morelli (Principessa Maria Stella), Romolo Valli (Padre Pirrone), Mario Girotti (aka Terende Hill, Conte Cavriaghi), Pierre Clémenti (Francesco Paolo di Salina), Lucilla Morlacchi (Concetta), Giuliano Gemma (Ufficiale garibaldino), Ida Galli (Carolina), Ottavia Piccolo (Caterina), Carlo Valenzano (Paolo), Serge Reggiani (Don Ciccio Tumeo), Brook Fuller (giovane principe), Lola Braccini (donna Margherita), Marino Masé (Tutore), Howard Nelson Rubien (Don Diego), Ivo Garrani (Colonello Pallavicino), Giovanni Melisenda (Don Onofrio Rotolo), Olimpia Cavalli (Mariannina), Leslie French (Cavaliere Chevally). Di nuovo al cinema dal 28 ottobre 2013.

Poster

Il Gattopardo - poster
Il Gattopardo - poster
Il Gattopardo - poster
Il Gattopardo - poster

Colonna Sonora

Il Gattopardo - Soundtrack

La colonna sonora composta da Nino Rota nel 1963. per Il Gattopardo di Visconti, dal languido tema di “Angelica e Tancredi” al “Valzer brillante” e inedito di Verdi, riorchestrato da Rota per l’occasione, sono stati premiati con la Palma d’Oro a Cannes.

Track Listings

1 Titoli di testa 08:19
1.1 Titoli di testa 03:00
1.2 Viaggio A Donnafugata 05:19
2 Angelica e Tancredi 04:41
3 I Sogni Del Principe 10:42
3.1 I Sogni Del Principe 04:27
3.2 Giovani Eroi (I. Delle Cese) 00:55
3.3 PARTENZA Di Tancredi 02:29
3.4 Amore E Ambizione 01:31
3.5 Quasi In Porto 00:34
3.6 Finale 00:46
4 Mazurka 01:48
5 Controdanza 03:38
6 Valzer Brillante (Giuseppe Verdi) 02:32
7 Polka 01:37
8 Quadriglia 02:35
9 Galop 01:38
10 Valzer Del Commiato 03:59

Via | Cinema Ritrovato

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