Posti in piedi in Paradiso – Intervista a Carlo Verdone

Posti in piedi in Paradiso – Conferenza stampa della nuova tragicommedia diretta e interpretata da Carlo Verdone


A trent’anni dall’uscita di Borotalco, Carlo Verdone continua a raccontare spaccati dell’Italia e tic dei suoi abitanti, girando e interpretando commedie dal retrogusto amaro, sempre piuttosto apprezzate da pubblico e critica. Il 2 marzo uscirà nelle sale Posti in Piedi in Paradiso, suo ventitreesimo impegno da regista, sceneggiato con Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi, che include nel cast anche Marco Giallini, Micaela Ramazzotti e Pierfrancesco Favino.

Alla conferenza stampa romana per la presentazione di “Posti in Piedi in paradiso” si è parlato di divorzi, crisi economica e prospettive per i giovani: temi di grande attualità su cui è basata la trama. La maggior parte delle domande sono state ovviamente indirizzate a Verdone e quello che vi proponiamo è un sunto della lunga chiacchierata con lui. La produzione Filmauro verrà distribuita in 650 copie.

Fonte Foto: TMNews

Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso
Carlo Verdone presenta Posti in piedi in Paradiso


Domanda: Una personale opinione di Carlo Verdone, come creativo e come padre, sul tema del divorzio?

Carlo Verdone : Per questo film non ho voluto far pendere l’ago della bilancia solo dalla parte maschile, dipingendo le donne come carnefici o soffermandomi troppo sulle sentenze, anche se ho notato che spesso i giudici sono molto molto severi nei confronti degli uomini. […]. Il dolore più grosso per questi padri separati resta quello di non poter vedere i propri figli, ma c’è anche un problema economico non indifferente perché si è venuta a creare una nuova categoria di poveri. C’è poco da fare. Ovviamente questo problema sociale non è limitato al nostro paese.

D: Come avete lavorato per questa amalgama dei tre uomini divorziati alle prese con la convivenza forzata?
Carlo Verdone: Innanzitutto il cast ha avuto un grande senso della misura. Abbiamo cercato di circoscrivere le parti comiche alla convivenza, in questo scontro tra tre sconosciuti. Uscendo dalla casa entrano in gioco i rapporti con mogli, figli, avvocati, e la comicità si stempera per abbracciare la realtà. Questo equilibrio tra risate e riflessione era comunque già presente nella scrittura. E anche per il finale, non ho cercato un paravento. È un finale molto sincero in cui si delega alle nuove generazioni l’andamento del futuro, in qualche modo. Anche loro sono in difficoltà ma incredibilmente più maturi e “forti” dei loro genitori. […] Nel film il mio personaggio suggerisce immediatamente l’aborto alla figlia rimasta incinta ma lei replica in modo “moderno” che lo vuole tenere. Non è un presa di posizione pro o contro, l’aborto: mi piaceva mostrare una ragazza giovane ma intelligente, con questo tipo di idea. La stessa saggezza femminile si ritrova nel personaggio interpretato da Micaela Ramazzotti, poco credibile come cardiologa ma decisiva nel consigliarmi al momento giusto […].

D: Anche in questo film colpisce la tua generosità di attore: fai qualche passo indietro con il tuo personaggio, lasciando maggiore spazio ad altri, come Giallini.
Arrivato a questo punto della mia carriera, lo considero un atto dovuto, non una resa. Così facendo forse miglioro la regia e vado a curare altri aspetti del film. In passato ne ho fatti tanti di personaggi cialtroni come quello di Marco, ma bisogna affidare la parte a chi ha la maschera giusta. […] Arriva un momento in cui di annoi a fare il solista. Oggi preferisco fare film corali e lavorare con i giovani. Ne abbiamo tanti bravi nel nostro paese.

D: Com’è nata l’idea di far fare il giornalista di cinema e gossip a Fulvio, il personaggio interpretato da Favino?
Carlo Verdone: In realtà non ci siamo ispirati a nessuno in particolare. Quando è arrivato il momento di trovare una professione a Pierfrancesco abbiamo scartato i soliti mestieri o il solito borghese, e abbiamo optato per il critico di cinema: un mestiere che non viene mai rappresentato. […] Mi è dispiaciuto poi, dover eliminare una scena in cui Fulvio prendeva una sberla da un regista che non aveva gradito la sua recensione.

D: Com’è nato invece il titolo del film?

Carlo Verdone: Quelli che i protagonisti commettono sono dei peccati veniali. In paradiso probabilmente ci andranno ma sono talmente sfigati che forse troveranno solo posti in piedi. Inizialmente avevo la parola “Paradiso” in testa e volevo inserirla nel titolo per sottolineare la pace in questa vita piena di pene. Una sera ero in fila alla cassa del cinema e la cassiera ha urlato “solo posti in piedi signori!”, invece di dire “posti esauriti”. Ma quell’errore che lei ha fatto mi ha aperto un mondo. Oltretutto era il cinema “Eden”. Tutto torna!

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