Holy Motors: recensione in anteprima del film di Leos Carax

Arriva finalmente in Italia Holy Motors, il capolavoro di Leos Carax. Una lettera d’amore al cinema e alle sue possibilità, ma anche una sofferente riflessione sulla sua crisi. Una matrioska di sorprese ipnotica, delirante e a tratti davvero geniale. Ecco la nostra recensione dal Festival di Cannes 2012, scritta subito dopo aver visto il film in anteprima stampa per la prima volta il 24 maggio 2012.

24 ore nella vita di una persona che vive più vite parallele: a volte è un uomo, a volte una donna, a volte è giovane, altre molto vecchio, a volte povero, a volte ricco. L’uomo è assassino, mendicante, presidente di una compagnia, creatura mostruosa, lavoratore, padre di famiglia… L’uomo sta recitando, ovviamente: ma dove sono le videocamere, la troupe, il regista? È costantemente solo, esausto nell’essere ancorato a vite che non sono la sua, esausto di dover uccidere nemici che non sono i suoi nemici, di abbracciare mogli e figli non suoi. Dov’è la sua casa, dov’è la sua famiglia?

Non mentiamo se confessiamo che, quando è stata annunciata la line-up del concorso del 65esimo Festival di Cannes, appena saputo della presenza del film di Leos Carax, abbiamo ipotizzato che poteva purtroppo essere lo scult per eccellenza di quella edizione, magari con tanto di bordata di fischi da parte della stampa a fine proiezione. E già ci immaginavamo i “soliti” a tentare di difendere il meraviglioso fallimento d’artista, che se ne frega di tutto e tutti e va dritto per la sua strada. Colpo di scena: non solo è stato accolto alla prima proiezione stampa con un fiume di applausi, ma Holy Motors è davvero un film magnifico.

Aperto da una serie di cronofotografie di atleti, Holy Motors entra subito nella sua dimensione metacinematografica: il pubblico in sala sta guardando un film. In una stanza altrove, un uomo interpretato dal regista si risveglia (interpreta sé stesso? Ancora non lo sappiamo). L’atmosfera è oscura, e qualche dettaglio illumina l’ambiente con dei neon. Il dito indice dell’uomo ha come prolungamento una specie di chiave, con la quale apre una porta nascosta in un muro. Così si ritrova all’interno della sala vista prima, tra enormi cani minacciosi e un bimbo che corre lungo i corridoi fra le poltrone…


Di seguito un altro uomo, interpretato dall’attore feticcio Denis Lavant, esce da una casa bellissima, vestito in modo elegante e professionale. Scopriamo che si chiama Oscar (!), viene salutato dai figli ed entra nella sua limousine, con la segretaria/autista pronta a portarlo in giro per i suoi “appuntamenti” del giorno. Oscar è un “personaggio” cinematografico che deve rispettare un dato programma, ovvero interpretare diverse identità, tante quante gli appuntamenti del giorno, che trova scritti su una cartellina all’interno della limo. Una vettura dotata anche di un “camerino” per truccarsi…

Nell’ordine. Il primo “appuntamento” (film): Oscar interpreta una vecchia vagabonda con un passato tragico. Secondo: interpreta un drago in motion capture. Terzo: è la creatura di Merde, il segmento diretto dallo stesso Carax per Tokyo!. Quarto: è un padre di famiglia alle prese con una figlia che tende ad auto-isolarsi. Quinto: è Alex, un poco di buono che deve vendicarsi di un rivale. Sesto: è Vogan, un signore anziano che, in punto di morte, dà il suo ultimo addio alla nipote. Settimo: è un uomo travestito (con una maschera da Uomo Ragno fatta in casa) che deve uccidere un ricco banchiere…


Ecco: questa è, per sommi capi, la storia di Holy Motors. Il bello è che non vi abbiamo spoilerato praticamente nulla, perché questa è solo la traccia narrativa di un film molto più complesso, bizzarro e folle, tra le cose più surreali e allucinanti che si siano viste sul grande schermo negli ultimi anni. A Cannes, Carax ha addirittura anticipato il Cosmopolis di David Cronenberg, facendoci fare un viaggio su una limo: un viaggio surreale e sci-fi direttamente dentro al cinema e ai suoi generi, dentro la sua complessità e dentro le sue mille possibilità. Forse addirittura un viaggio verso la sua fine. Insomma: come in Vous n’avez encore rien vu di Alain Resnais (sempre in concorso a Cannes 2012), Carax mette in scena una nuova mise en abîme che è un’affettuosa e divertita lettera d’amore al cinema.

Holy Motors è come una matrioska di sorprese. Nei primi minuti non si sa bene comprenderlo, e si pensa che Carax si stia clamorosamente prendendo sul serio: poi il film va avanti, inesorabile e senza freno, e le volontà del regista appaiono più chiare. Il film è estremamente studiato e meditato, eppure è il film più libero e anarchico di Cannes 2012. Perché è un lavoro che, vista la sua struttura ad “episodi”, rischia di risultare assolutamente tedioso e ripetitivo: ma proprio nel momento in cui lo sta per diventare, Carax spinge il pedale sull’acceleratore e regala sorprese su sorprese. È questo il Drive di questa edizione, altro che Cogan – Killing Them Softly.


Stralunato, surreale e con scenette al limite dell’idiozia, il film ha un ritmo interno che viene mantenuto vivo grazie alla già citata capacità del regista di rilanciarlo continuamente, ma anche grazie al suo apparato visivo. Holy Motors, infatti, è confezionato con una cura ed una professionalità che lasciano basiti. “Patinato” ma ipnotico, elegante ma mai snob, il film trova uno dei suoi punti più alti a livello tecnico nell’episodio della motion capture, con un Lavant (da premio) che si mette a far finta di combattere e a saltare al rallenti, prima di inscenare una scena di sesso con una ragazza. Sullo schermo si “trasformano” in due draghi in CGI che fanno l’amore!

Vale la pena descrivere almeno una scena del film per avvisarvi della sua natura e del suo “potenziale”, semmai un giorno vorrete/potrete avvicinarvici. Il mostro di Merde rapisce Eva Mendes (!) che sta facendo un servizio fotografico travestita in modo simile ad una dea guerriera. La porta in una caverna, le strappa i vestiti e ci crea un burka (!!), poi si spoglia tutto nudo con il pene in erezione (!!!), si accende una sigaretta e le mangia i capelli (!!!!). I punti esclamativi durante la descrizione sono d’obbligo: il climax surreale di ilarità può lasciare seriamente sbalorditi.


Con Holy Motors si ride, ci si pone domande, si resta senza parole, si rischia addirittura di commuoversi. È pieno di inside jokes, continui rimandi (si veda l’uso che viene fatto di Can’t Get You Out Of My Head, molto prima che il personaggio di Kylie Minogue entri in scena), ma soprattutto è un film coltissimo. Lettera d’amore per il cinema, si diceva. Holy Motors è un film ricco di citazioni, che però riesce a nascondere benissimo la sua “intelligenza” sotto la superficie di cinema assurdo e non per tutti i gusti. Lavora così, senza fare prediche, su concetti come la potenza del mezzo cinematografico, ma anche la sua crisi d’identità (e quella dello spettatore, come sottolinea Oscar nella limo parlando con Michel Piccoli).

Basterebbe solo la parte finale per rendere il film di Carax un’opera memorabile, da ricordare e riguardare, per assaporarne meglio tutti i dettagli. Quando Edith Scob indossa una maschera e si allontana, viene quasi automatico mettersi ad applaudire. Ripassatevi Occhi senza volto, se potete, prima di vedere Holy Motors. E nel film c’è pure un’Entr’acte da brividi… Leos Carax ha firmato così il “suo Mulholland Drive”, un film-definitivo che rimescola tutto ciò che è già stato detto e fatto, per farne uscire qualcosa di unico. Il cinema è morto, lunga vita al cinema.

Voto di Gabriele: 10

Holy Motors (Francia / Germania 2012, drammatico 115′) di Leos Carax; con Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Cordelia Piccoli, Elise Lhommeau. Uscita in sala il 6 giugno 2013.

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