Edge of Tomorrow - Senza domani: Recensione in Anteprima del film con Tom Cruise

Rivivere lo stesso giorno per allenarsi a salvare il mondo. Su questa intuizione poggia Edge of Tomorrow, spettacolare sci-fi di stampo hollywoodiano a cui non manca un certo humor

In un non meglio precisato futuro i Paesi più potenti della Terra hanno accantonato le loro divergenze ed unito le proprie forze per contrastare il nemico comune venuto dallo spazio: i Mimics. Fin qui il più classico degli scenari da fantascienza, anche un po' annacquato: buonista, ottimista e tutti gli –ismi più capricciosi che vi vengono in mente. Si dà il caso, però, che Edge of Tomorrow - Senza domani non affondi le proprie radici semplicemente nella fantascienza tout court, ma anche in imbeccate derivanti da altri contesti, cinematografici e non.

Tratto dalla graphic novel giapponese di Hiroshi Sakurazaka, All you need is kill, il film targato Warner Bros. ha un bel da fare nel tentativo di conciliare le più inclinazioni che giacciono al cuore di questo progetto. L’ufficiale William Cage (Tom Cruise) viene accusato di diserzione dopo essersi rifiutato di partecipare ad un’offensiva, quindi tradotto all’istante presso la base di Heathrow, Londra. Qui conosce il sergente maggiore Farrell, un invasato che incalza lo stordito Cage con una serie di aforismi sulla virtù del coraggio ed altre considerazioni strampalate di stampo militarista. Comincia a venir fuori il tono che in fondo accompagna tutto il film, ossia quello votato allo humor. Deriva alla quale Edge of Tomorrow ben si presta e che, a conti fatti, rappresenta il valore aggiunto di questo film.

Cage conosce la squadra alla quale è stato assegnato: scambio di convenevoli non proprio edificanti, qualche altro sfottò, ed il giorno dopo si parte in battaglia. Le cose si mettono male, malissimo sin da subito: il velivolo che deve portare i soldati sul luogo dello scontro viene abbattuto dal nemico. Fasi concitate. Uno di loro viene schiacciato da uno di questi aerei militari futuristici subito dopo essere esploso in una risata beffarda, come a dire: «guardate, ce l’ho fatta, sono ancora vivo!». Boom, spappolato. La battaglia prosegue. È un carnaio. Colpi delle più disparate armi da fuoco che sfrecciano a velocità impressionanti per tutta la zona; urla, esplosioni, rumori metallici che informano di armature sventrate. Sono i Mimics, questa forma aliena dalla forza e agilità devastanti, di cui a stento si riesce a riconoscere la forma. Tanto sono veloci.

Cage scampa comicamente a qualche attacco, finché in un modo maldestro non riesce ad uccidere uno dei nemici. Questo però è diverso: più grande, dalle venature blu anziché il rosso-arancione di tutti gli altri. Peccato che insieme alla creatura perda anche lui la vita, ma… stacco, ecco che Cage si sveglia come da un incubo nella base di Heathrow. Smarrimento. Per noi e per lui. Ciò che segue è il riproporsi della stessa scena di prima, con i vari personaggi che fanno e dicono le stesse cose. Una sorta di Ricomincio da capo, tra l’incredulità dell’ufficiale disertore e la nostra perplessità, che abbiamo quantomeno scorto l’ovvia citazione del film di Harold Ramis.

Di lì a poco il meccanismo ci viene debitamente illustrato, lasciando poco spazio a deduzioni di sorta. Cage ha ricevuto il potere di azzerare il giorno precedente, e per riuscirci deve fare una cosa ed una soltanto: morire. Altra dinamica, ancora più invasiva, ossia quella che rimanda al più tradizionale dei Trial and error videoludici. Da quel momento il potere di cui si trova investito Cage fissa la nuova, reale missione, ossia quella di scovare l’Omega e distruggerlo, debellando così la minaccia dei Mimics dall’intero pianeta. Lui è l’unico che può riuscirci, poiché tra le nuove facoltà acquisite c’è quella di mettersi in contatto con tale Omega.

Per chi coltiva una certa familiarità col mondo videoludico, la progressione del film da questo punto in avanti ricorda molto da vicino quella di un Demon Souls o Dark Souls: nessun punto di salvataggio tra il luogo di “rinascita” e l’obiettivo, dunque se si muore si riparte dall'inizio. Data la prevedibilità di tutto ciò che avviene dopo un tot numero di volte, a Cage non rimane che imparare a memoria ogni minimo particolare, che sia una battuta, una movenza o che so io. Ogni morte azzera quanto accaduto nelle ultime ore, non quanto acquisito da Cage, che utilizza ogni sua “partita” per migliorarsi, per capire come andare avanti. La morte non è che un Game Over che rimanda all’ultimo check point.

Edge-Of-Tomorrow

Una meccanica, questa, apparentemente noiosa, ma qui sta l’abilità del regista Liman e soci. Sembra un po’ di assistere a una puntata di 1000 modi per morire, serie televisiva che illustra i modi più assurdi di tirare le cuoia. Meno fantasia in Edge of Tomorrow, ma l’idea è intatta. Tutto calcolato, come inserimento di una dinamica aggiunta: dato che il potere di Cage è stato acquisito e continua ad essere mantenuto tramite il proprio sangue, qualora rimanesse ferito e successivamente “curato” rischierebbe seriamente di perderlo. A svelarlo è l’eroina Rita Vrataski (Emily Blunt), che da tutta questa procedura è già passata. Non potendo dunque permettersi un simile scenario, basta poco: una storta, un lamento, un affaticamento sospetto. Bang. Meglio ricominciare da capo.

È una dinamica, questa, su cui si gioca molto, e che in fondo ricorre in buona parte del film. La notizia è che non viene a noia, poiché gli episodi divertenti, talvolta grotteschi che innesca sono svariati. In una scena Tom Cruise fa tutto da solo, anticipando ogni gesto o battuta di tutti gli altri personaggi, come se stesse recitando le loro parti. È un momento esilarante, che non stona affatto, anzi, alleggerisce in maniera intelligente l’atmosfera. Ed è proprio questo prendersi poco sul serio che contribuisce alla resa di Edge of Tomorrow. Che in fondo propone pure una critica velata a produzioni di questo tipo, di stampo hollywoodianamente spettacolare, filone al quale peraltro appartiene in toto.

Sì perché non vorremmo mettervi fuori strada. Ad Edge of Tomorrow non manca visivamente pressoché nulla: CGI pompata, ottima tenuta, buon ritmo. Ciò che lo distingue da tutti gli altri progetti di tal genere è un’intuizione, che alla base appartiene al fumetto da cui è tratto, ma su cui Liman e soci hanno saputo lavorare piuttosto bene. Non importa, infatti, che si sappia come il film finirà, se la Terra sarà ancora una volta salva oppure no e tutte queste belle cose. Ciò che conta sta in mezzo, ed il collage di rimandi e citazioni, peraltro intra ed extra cinematografiche, rendono Edge of Tomorrow un bel pezzo di intrattenimento, nell’accezione più ampia del termine. La sua è infatti una comicità arguta, non importa quanto inedita, ma comunque mai invasiva e fuori luogo. Tenuta a freno e somministrata nelle giuste dosi, così come altre componenti: basti pensare che gli scontri effettivi, in termini di quantità e qualità, trovano un equilibrio che difficilmente si riscontra in altri film del genere.

Tutto ciò senza mai abiurare alla propria vocazione, che è quella del blockbuster duro e puro, bramoso dunque prima di tutto di solleticare le corde più immediate dello spettatore. Traguardo al quale approda in ogni caso, per via di una forma ricca e visivamente potenziata, oltre che di una scrittura bilanciata, inevitabilmente tutt’altro che complessa, così come il messaggio, che a parer nostro è l’ultima cosa a cui, se proprio si deve, bisogna far caso. Non sarà un cinema alla portata di tutti, ma di cui anche i più esigenti, quelli che hanno un concetto alto, rigoroso, quasi nobile di questo mezzo, possono serenamente godere. Senza tanti giri di parole e speculazioni; tolto questo Edge of Tomorrow forse concede anche più di quanto è lecito aspettarsi da lui.

Voto di Antonio: 8
Voto di Federico: 7,5

Edge of Tomorrow - Senza domani (Edge of Tomorrow, USA, 2014) di Doug Liman. Con Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Brendan Gleeson, Jonas Armstrong, Tony Way, Kick Gurry, Franz Drameh, Dragomir Mrsic, Charlotte Riley, Noah Taylor, Lara Pulver, Jeremy Piven, Madeleine Mantock, Marianne Jean-Baptiste, Jorge Leon Martinez, Adrian Palmer e Masayoshi Haneda. Nelle nostre sale da giovedì 29 maggio.

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