CineBlog consiglia: Il grande Lebowski e The Dreamers

Se due sicari t’irrompessero in casa credendo di trovare una persona che si chiama col tuo stesso nome, l’ultimo pensiero che ti verrebbe in mente sarebbe di andare a trovare il tuo omonimo (che tra l’altro è molto più ricco di te) perchè per “colpa sua” i due killer ti hanno macchiato il tappeto. Ma

Se due sicari t’irrompessero in casa credendo di trovare una persona che si chiama col tuo stesso nome, l’ultimo pensiero che ti verrebbe in mente sarebbe di andare a trovare il tuo omonimo (che tra l’altro è molto più ricco di te) perchè per “colpa sua” i due killer ti hanno macchiato il tappeto. Ma se sei Jeff Lebowski, il Drugo, e vivi in un mondo tutto tuo, fatto di ricordi seventies, di marijuana, di bowling -lo sport più rilassato-, allora tutto è possibile.

E tutto è possibile anche per i fratelli Coen, che dopo un noir straordinario come Fargo si buttano in questa surreale e cinica commedia, dove prevalgono la follia, i vari incredibili personaggi e il ritmo. Filosofia rilassata, quella di Jeff (un bravissimo Jeff Bridges), che sarebbe un vero perdente ed alla fine è colui che si gode la vita. Perchè l’America (ma anche l’Europa) continuano ad andare verso chissà cosa in modo velocissimo, e lui fuma, gioca, sogna (sequenze straordinarie a mo’ di musical), scopa (con Julianne Moore).

I Coen al loro meglio, con un gruppo di attori grandioso in cui si segnalano anche i cammei di Gazzara e Turturro. Imperdibile, nonostante l’orario… Stanotte, 02.25, RaiUno


Avevo vent’anni. Ero venuto a Parigi per studiare francese. La massoneria dei cinefili, quelli che chiamano “malati di cinema”… Io ero uno degli insaziabili, uno di quelli che si siedono in prima fila, vicinissimi allo schermo. Perché ci mettevamo così vicini? Forse perché volevamo ricevere le immagini per prima quando erano nuove, ancora fresche, prima che svolgessero verso il fondo, scavalcando fila dopo fila, spettatore dopo spettatore, finchè sfinite, ormai usate, grandi come un francobollo, non fossero ritornate nella cabina di proiezione. Forse, lo schermo era veramente uno schermo; schermava noi.

E così The Dreamers è un film sul cinema. Chi ha mai detto che Bertolucci avesse voluto fare un film sul ’68? Macchè, semmai il ’68 è il periodo migliore e più bello che può far da sfondo ad una storia del genere. La gioventù e le rivoluzioni: culturale, politica e sessuale. Un sogno, un periodo irraggiungibile, un momento in cui si lottava e si sognava. I tre sognatori, un americano e due gemelli francesi, vivono nel loro mondo fatto di discussioni su chi sia meglio tra Chaplin e Buster Keaton, tra un indovinello, una citazione e una scopata. Finchè è la strada e la lotta che vengono a prenderli in casa, a farli scendere e a far capire loro definitivamente che da lì in poi non sarebbe stato lo stesso…

Girato meravigliosamente, pieno di citazioni e di amore per la settima arte, con tre personaggi approfonditi e bellissimi, lo “scandaloso” The Dreamers è un film (fraintendibile) da vedere più volte, per assaporarne l’aria di nostalgia, forse di rimpianto. Tra Hey Joe di Jimi Hendrix, una scena di Freaks, una di Bande à part, lo spettatore diventa voyeur come il regista, si sente un po’ colpevole, un po’ a disagio, eppure vuole continuare a spiare dal buco della serratura. E s’innamora di un efebico Michael Pitt, di un tenebroso Louis Garrel, e di una magnifica e sensualissima Eva Green. Stasera, 23.05, Rete 4

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