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Cineblog consiglia: Lo Squalo

Stasera 7 agosto ore 24 su Canale5 il capolavoro di Steven Spielberg

di carla

Stasera 7 agosto in tv: ore 24 su Canale5 – Lo Squalo (Jaws – Usa 1975) di Steven Spielberg con Robert Shaw, Roy Scheider, Richard Dreyfuss.

E’ inevitabile, come se fosse un rito. Ogni estate la tv trasmette Lo Squalo spaventando (e rispaventando) i probabili bagnanti d’Italia. Alzi la mano chi va al mare in vacanza e non guarda, almeno per un secondo, quella distesa d’acqua e pensa alla musichetta inquietante di John Williams… Ecco.

Era il luglio del 1974 e Steven Spielberg aveva 27 anni. Stava girando Lo Squalo ed era in crisi. La star del suo film non gli piaceva affatto. Il suo (finto) Squalo era tutt’altro che minaccioso, gli occhi erano ridicoli, i denti troppo bianchi, le fauci non si chiudevano e aveva una fossetta che lo faceva assomigliare a Kirk Douglas. E come se non bastasse durante le riprese molti incidenti avevano fatto dannare il regista: diversi annegamenti avevano quasi ucciso alcuni membri dell’equipaggio. Spielberg pensava di aver tirato troppo la corda.

Il regista aveva dei dubbi sul progetto fin dall’inizio ma voleva uno squalo davvero terrificante per avere successo. L’animale doveva essere perfetto e nessuna società di effetti speciali riteneva di essere pronta per un lavoro simile. Ad un certo punto Spielberg si imbattè in Robert A. Mattey, guru del settore, che gli promise uno squalo da paura. E costruì 3 squali meccanici. Ma l’animale aveva continui problemi: i tre squali dovevano continuamente essere riparati, dipinti, smontati, rimontati. Il budget stava salendo e il film era in pericolo. Spielberg era disperato ma pensò al lavoro di un grande maestro e si disse:

“Cosa avrebbe fatto Alfred Hitchcock? E’ quello che non vediamo che fa veramente paura”.

Spielberg ebbe l’illuminazione. Lo Squalo doveva diventare… invisibile. Questa idea avrebbe cambiato completamente la direzione del film. Prendiamo la prima scena: la ragazza entra in mare per fare un bagno, vediamo le gambe sott’acqua, sentiamo le note inquietanti della favolosa colonna sonora di John Williams, e poi vediamo la ragazza trascinata via con violenza. Vediamo l’animale? No, appunto.

L’idea di non mostrare lo squalo richiedeva un certo uso creativo da parte di Spielberg. Un uso creativo dell’acqua stessa. Le inquadrature a filo dell’acqua avevano l’obiettivo di far sentire il pubblico “nel mare, ma in procinto di affogare”. Il cameraman Bill Butler inventò una “scatola d’acqua”, con finestre di vetro dove inserì la macchina da presa. Questo era solo l’inizio. Ma anche dopo la fine del film, Spielberg aveva tanti dubbi. Il suo Squalo avrebbe spaventato il pubblico o sarebbero scoppiati tutti a ridere?

Spielberg non lo sapeva ancora ma le sue idee avrebbero modificato radicalmente i film sui “mostri” e gli incidenti a cui era andato incontro lo avevano soltanto aiutato. E accadde qualcosa di incredibile. Le proiezioni di prova erano positive e i critici erano entusiasti. Non a caso il film fu candidato a 4 premi Oscar (montaggio, colonna sonora, sonoro e film) vincendo la statuetta per le prime tre categorie.

Attenti all’acqua.

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