Minions: recensione in anteprima

Spin-off della serie Cattivissimo me, il cui terzo capitolo è previsto per il 2017, si può dire che Minions arrivi a furor di popolo, per via di personaggi divenuti oramai iconici

I minion sono un po’ come i pinguini di Madagascar: adorabili, goffi e abilissimi al tempo stesso, piccoli, scalmanati, ottimi gregari… ecco appunto, gregari. Resistere alla tentazione di sovraesporli e costruirci sopra una o più storie qualsiasi pur di portare a casa l’operazione è troppo forte; impossibile resistere. Ed allora, dopo due Cattivissimo Me, ecco che il palcoscenico è tutto per queste strambe creaturine gialle alla corte di Gru. Uno di quei progetti chiamati a furor di popolo, poiché i minion, più dei pinguini sopra citati, sono divenuti iconici.

La storia del film ripercorre la loro evoluzione, a partire dalla formazione del globo terracqueo. Sotto forma di "girini" prima, formatisi così per come li conosciamo in un secondo momento, da sempre il loro unico scopo è stato quello di servire il più cattivo di tutti. Schematico ma divertente il passaggio iniziale che ci mostra questa vocazione dei minion, sempre pronti a seguire il più forte, che spesso significa anche il più grosso. Finché però, attraverso le epoche, dopo la disfatta di Napoleone (Illumination è qui impietosa nell’ironizzare su certi personaggi di rilievo), i minion, costretti nei bassifondi della steppa siberiana, non rischiano di estinguersi.

Saranno Kevin, Stuart e Bob ad intraprendere il viaggio che condurrà l’intera specie ad evitare la capitolazione. Come riuscirci? Attraverso l’unico rimedio, ossia trovare un cattivo degno di tal nome. Questo viaggio, che segna l’inizio dell’avventura su cui il film si concentra, parte dalla New York in fermento per i moti sessantottini. Più avanti si sposta in Inghilterra ma, come al solito, non vi diciamo altro in merito alla trama, ché sta a voi scoprirla.

Un film del genere non poteva che essere incentrato sul nonsense, cavalcarlo dall’inizio alla fine come un’onda gigantesca. Disney e Pixar stanno altrove, qualora non fosse chiaro a priori; qui siamo più dalle parti del già citato I Pinguini di Madagascar o di Spongebob - Fuori dall’acqua, giusto per rifarci a titoli più recenti. E come nei due casi appena citati, tanto, troppo incide la predisposizione ai personaggi protagonisti più che qualunque altra valutazione. Sembrerà banale evidenziarlo, ma lo diventa un po’ meno nel momento in cui tocca sottolineare come il film non fornisca altro su cui aggrapparsi. Spieghiamo meglio.

Anche Minions altro non rappresenta che un’accozzaglia di situazioni, episodi, divertenti o meno, riusciti o meno, in cui a farla da padrone è e dev’essere la verve dei piccoli protagonisti. In nessun caso si va oltre una dinamica di questo tipo, il che fa la differenza; a tal proposito ci soccorre quello che è stato il film d’animazione migliore dell’anno finché non abbiamo visto Inside Out (che esce a settembre, perciò è andata), ossia Shaun, Vita da pecora - Il film. Vuoi per l’humor più marcatamente britannico, vuoi magari per lo stop-motion, le assurde peripezie di questo irresistibile gruppo di pecore dolci ma pasticcione conquistano al di là delle seppur indiscusse figure centrali. Tuttavia, anche chi non ama Shaun e soci, difficilmente rimane tiepido davanti a certe trovate, che avrebbero funzionato anche in un altro contesto, perché intrise di una comicità “pura” (so quanto sia pericoloso questo termine, ma lo uso lo stesso), per certi aspetti universale.

Nel film targato Illumination, così come per quello Nickelodeon e l’altro della DreamWorks, i fantastici mattatori rappresentano al tempo stesso l’elemento trainante ed il limite dei film su di loro rispettivamente incentrati. Sia chiaro, in Minions si ride, e spesso e volentieri lo si fa spontaneamente: se non per qualche loro trovata, quasi sempre per le loro uscite, perché il vero valore aggiunto di questi minuscoli esseri gialli, ad avviso di chi scrive, sta nella loro parlata, un misto di italiano, spagnolo, inglese e francese da quel che pare di capire. Li vediamo intenti ad indicare qualcosa, una a caso, a dare spiegazioni o darsi ragione per un motivo tra i più disparati; ecco, in questi passaggi la loro incomprensibilità agisce in maniera trasversale: grandi e piccini, ridono tutti, salvo non odiarli proprio, ma questo è un altro discorso. L’aver assegnato loro, almeno ai tre che sono Kevin, Stuart e Bob, una parvenza di personalità, peraltro, costituisce motivo ulteriore per sorridere, specie se si pensa che i loro discorsi sono limitati e che per fare emergere certe peculiarità serve uno sforzo maggiore su altri fronti. La vicenda che li porta dapprima a seguire Scarlett Sterminator, per poi irrompere in Buckingham Palace ad insidiare la stirpe reale, è certamente grottesca, pregna di luoghi comuni (ritorna il tormentone degli inglesi con i denti storti o quantomeno sporgenti) nonché foriera di un’azione piuttosto movimentata. Ma soprattutto, immancabile, ancora una volta, tanto nonsense.

Di quelli che riescono sì, ma non fino in fondo. Con Minions si è corso il rischio più ovvio ma al contempo più azzardato, di cui abbiamo accennato in apertura, circa la sovraesposizione. Ovvero, possono dei personaggi, che funzionano così bene in un contesto in cui la loro presenza è marginale eppure oltremodo tangibile, riscuotere lo stesso clamore nel momento in cui la scena è tutta loro e solo loro? Se si vuole continuare a sostenere che i minion siano simpatici, beh, non saremmo certo noi a contraddire tutto ciò. Ma se dobbiamo essere sinceri, vedendo Minions c’è venuta più voglia del prossimo Cattivissimo Me, in uscita nel 2017. Per quanto queste sgangherate scorribande britanniche non ci siano dispiaciute, ecco.

Voto di Antonio 6

Voto di Federico 6

Minions (USA, 2015) di Pierre Coffin e Kyle Balda. Con Sandra Bullock, Jon Hamm, Michael Keaton, Allison Janney, Steve Coogan, Jennifer Saunders, Geoffrey Rush, Steve Carell, Pierre Coffin, Katy Mixon, Michael Beattie, Hiroyuki Sanada e Dave Rosenbaum. Nelle nostre sale da giovedì 27 agosto.

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