Gabriele Muccino stronca Pier Paolo Pasolini: 'un non-regista senza stile, amatoriale e fuori posto'

Pier Paolo Pasolini stroncato su Facebook da Gabriele Muccino, neanche a dirlo travolto dalle polemiche

Gabriele-Muccino

'Pasolini piace a tutti, nel quarantesimo della sua morte atroce è quasi impossibile trovare qualcuno che ne parli con sufficienza o con insolenza (forse i nazisti dell'Illinois, ma non seguo il loro blog)'.

Così scriveva questa mattina sull'Amaca de LaRepubblica Michele Serra, probabilmente non ancora finito sulla pagina Facebook ufficiale di Gabriele Muccino, che 'nazista dell'Illinois' non è. Eppure il regista di Padri e Figlie, suo 4° film a stelle e strisce ancora nei cinema d'Italia, ha stroncato con una violenza sinceramente inimmaginabile il cinema di Pier Paolo Pasolini, ancora oggi ricordato, omaggiato ed acclamato da più parti. Ma non da lui.

"So che quello che sto per dire suonerà impopolare e forse chissà, sacrilego, ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore ho sempre pensato che come regista fosse fuori posto, anzi era semplicemente un "non regista", che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva da scuola di poetica e racconto cinematico e cinematografico in tutto il mondo". "In quegli anni Pasolini regista aprì involontariamente le porte a quella illusione che il regista fosse una figura e un ruolo accessibile a chiunque, intercambiabile o addirittura improvvisabile. La dissoluzione dell'eleganza che il cinema italiano aveva costruito, accumulato, elaborato a partire da Rossellini e Vittorio De Sica per arrivare a Fellini, Visconti, Sergio Leone, Petri, Bertolucci e tanti, davvero tanti altri Maestri, rese il cinema un prodotto avvicinabile da coloro che il cinema non sapevano di fatto farlo. Non basta essere scrittori per trasformarsi in registi. Così come vale anche il contrario. Il cinema Pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l'anti cinema in senso estetico e di racconto. Il cinema italiano morì da lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati che scambiarono il cinema per qualcos'altro, si misero in conflitto (come fece Nanni Moretti) con i Maestri che il cinema lo avevano nutrito per decenni e di fatto distrussero con tutti quelli che seguirono quella scia di arroganza intellettuale rifiutando anzi demolendo la necessità da parte del Cinema di essere un'arte POPOLARE e lo privarono, di fatto, di un'eredità importante che ci portò dall'essere la seconda industria cinematografica più grande al mondo ad una delle più invisibili". “Con legittimo e immenso rispetto per Pier Paolo Pasolini poeta e narratore della nostra società quando ancora in pochi riuscivano a interrogarla, provocarla e analizzarla, il cinema è però altra cosa”.

Apriti cielo. La pagina social del regista romano è a dir poco 'esplosa', con centinaia di cinefili che hanno criticato la visione di Muccino, paradossalmente scivolato ancor di più nel tritacarne delle polemiche con una seconda stilettata all'immenso PPP:

"Dimostratemi che mentre Pasolini girava Salò, Kubrick non avesse già realizzato 2001 Odissea nello Spazio e Fellini Otto e mezzo. Dimostratemi che la poetica di Pasolini si esprimesse al cinema quanto quella di altri scrittori come Zavattini, Guerra, Suso Cecchi D'Amico, Age e Scarpelli, ma soprattutto quanto la mano di altri registi, che, alla sua epoca, erano già monumenti del cinema mondiale e che influenzavano di fatto le più grandi cinematografie (Il Gattopardo di Visconti influenzò il Padrino di Coppola quanto i film di De Sica e Rossellini la formazione umana e professionale di Scorsese)". "Io ho criticato il Pasolini regista che ha di fatto impoverito e sgrammaticato il linguaggio cinematografico dell'epoca (altissimo sia in Italia che nel resto del mondo), per rendere (involontariamente) il mestiere del cineasta accessibile a chi di cinema sapeva molto poco o niente (come quasi tutti quelli che ora si divertono a deridermi o attaccarmi)".

Chiunque attacchi Muccino, in conclusione, di cinema non ne capisce niente. Cancellati entrambi gli stati, Gabriele è così finito al centro di una clamorosa e onestamente assurda polemica che fa a cazzotti con la storia del cinema italiano, che vede Pier Paolo Pasolini dichiaratamente e orgogliosamente tra i grandi della sua epoca, tanto dall'aver vinto 3 Nastri d'Argento, tra i quali uno per la miglior regia de Il vangelo secondo Matteo; un Leone d'argento - Gran premio della giuria e premio O.C.I.C. (Office Chatolique International du Cinéma) per Il vangelo secondo Matteo; un Orso d'argento per Il Decameron; un Orso d'oro per I racconti di Canterbury; ed infine un Grand Prix Speciale della Giuria per Il fiore delle Mille e una notte. Vero è che non sono i premi vinti a 'pesare' una carriera, ma se in 14 anni di cinema il Pasolini regista ha continuato ad accumulare riconoscimenti e a seminare classici della nostra cinematografia (Accattone e Mamma Roma agli esordi, Salò come capolavoro postumo), tanto 'amatoriale', probabilmente, non lo è mai stato.

Peccato che lui, Gabriele Muccino, prosegua con questo folle revisionismo storico/cinematografico aizzando ulteriormente i social con un ultimo provocatorio stato Facebook, che rimanda al trailer de Le Notti di Cabiria di Federico Fellini:

"Dopo gli insulti ricevuti, mi rifaccio gli occhi, scusate, con permesso, come direbbe Cabiria".

UPDATE ore 10:00 - Gabriele Muccino ha chiuso la sua pagina Facebook.

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