Microbo e Gasolina: trailer italiano dell'ultimo sogno di Michel Gondry

Michel Gondry torna a sognare al cinema con le avventure on the road e la storia di amicizia di due adolescenti francesi.

Mettendo insieme ricordi personali e fantasia, Michel Gondry porta sul grande schermo un sogno d'infanzia mai realizzato, scrivendo e dirigendo la storia di amicizia di Microbo e Gasolina, o Microbo & Gasolina, Microbe et Gasoline, Microbe et Gasoil che dir si voglia.

Microbo è un ragazzino timido, che si perde spesso nei suoi disegni. Gasolina è un ragazzo brillante e pieno di inventiva, che arriva a scuola a metà dell’anno scolastico. I due diventano subito grandi amici. Si avvicinano le vacanze estive e nessuno dei due ha voglia di passarle con la propria famiglia. Con il motore di un tosaerba e qualche asse di legno, si costruiscono la loro “automobile” e partono all’avventura sulle strade della Francia…

 

 

Il Daniel (Microbo) di Ange Dargent, timido e outsider come lo stesso Gondry da ragazzino, e il Théo (Gasolina) di Théophile Baquet, ispirato ad una serie di amicizie d'infanzia, grazie alle ingegnose doti di entrambi, a bordo della “Baracca mobile” che costruiscono, finiscono per vivere meravigliose avventure on the road per le strade di Francia, tra difficoltà, imprevisti e incontri inquietanti.

Il film fedele a molte realtà, evozioni e sogni dell'adolescenza del regista, girato nella casa dove vivevano i nonni a Versailles, conta anche sul contributo di Marie-Thérèse (Audrey Tautou) e la Laura (Diane Besnier) con apparecchio per i denti, Agathe (Agathe Peigney) e Oscar (Douglas Brosset), con Kevin (Charles Raymond), Simon (Ferdinand Roux-Balme) e Romain (Marc Delarue).

Richiamando il ricordo indelebile del delizioso Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello, 2004) e spazzando via quello di alcuni film che lo hanno seguito, Microbo e Gasolina (Microbe et Gasoil, Francia, 2015) torna a deliziare i fan del Gondry più ludico e visionario.

L'avventurosa commedia è prodotta da Georges Bermann per Partizan Films, in coproduzione con STUDIOCANAL, con la partecipazione di CANAL+ e OCS, in associazione con INDEFILMS 3 e CINEMAGES 9, il supporto della regione Burgundy, in partenariato con il CNC e il sostegno della Film CommissionBurgundy.

Dopo il trionfale passaggio al Festival di Roma nella sezione Alice nella città o ai Rendez-Vous, la commedia arriva nelle nostre sale dal 5 maggio 2016, distribuita da Movies Inspired.

 

Il film sarà programmato nelle seguenti sale:

TORINO CLASSICO
MILANO APOLLO
BERGAMO AUDITORIUM
PADERNO METROPOLIS
COMO GLORIA
MONZA METROPOL
GALLARATE DELLE ARTI
BOLOGNA ORIONE
ROMA FIAMMA (ANCHE VERSIONE ORIGINALE)
RAVENNA ASTORIA
PERUGIA POSTMODERNISSIMO (ANCHE IN VERSIONE ORIGINALE)
PADOVA MPX
SALUZZO ITALIA
TRIESTE ARISTON DEI FABBRI

 

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INTERVISTA A MICHEL GONDRY


COME NASCE MICROBO E GASOLINA?

Terminato MOOD INDIGO - LA SCHIUMA DEI GIORNI, non stavo bene, sentivo addosso una grande pressione. Dovevo iniziare a lavorare su UBIK, un altro adattamento di un romanzo di culto considerato impossibile da adattare. E' stata Audrey Tautou che mi ha consigliato di fare un film più personale, più raccolto. Ho iniziato a mettere insieme alcuni ricordi, in particolare quelli di questa amicizia. La mia era una famiglia hippy, abitavamo a Versailles, i miei genitori erano molto protettivi e per nulla borghesi. A scuola ero sempre l’amico dei più emarginati. Il Liceo Hoche di Versailles era molto severo e non c’era nessuno come me allora. I ragazzi più simili a me erano quelli rifiutati da tutti, con genitori strani. Mi sono ricordato in particolare di un ragazzo che passava il tempo ad assemblare cose, il cui padre faceva l’antiquario. Ho messo insieme altri ricordi ed è venuta fuori questa storia di amicizia.

TU SEI MICROBO E IL TUO AMICO È GASOLINA?
La relazione tra i ragazzi è abbastanza fedele alla realtà della mia adolescenza. Gasolina è la combinazione di due o tre amici, tra cui quello che ho menzionato prima, che non ho mai più rivisto. Ma avevo anche un cugino che costruiva cose, faceva modellini, e insieme abbiamo anche costruito una macchina di cartone. Ero bravo a disegnare e a tirar fuori idee. Anche io facevo qualche costruzione ma i miei bulloni non erano mai abbastanza stretti! Ed è vero che le persone mi prendevano spesso per una ragazza. Forse ero un po’ più giovane di Microbo, ma mi ricordo del panettiere che un giorno disse a mia madre: “Sua figlia ha degli splendidi capelli!” Capitava spesso. Una volta, a lezione d’inglese, verso l’inizio dell’anno, dovevo spostare il mio banco e l’insegnante mi disse: “Chiedi a qualcuno del sesso forte di aiutarti.” Prendevo lezioni di recupero e, dopo una settimana, l’insegnante pensava ancora che fossi una ragazza. Mi vergognavo così tanto che non osavo dirglielo.

HAI DAVVERO COSTRUITO UN’AUTOMOBILE CON I TUOI AMICI?
Ho mescolato i ricordi. Un altro amico ed io avevamo comprato un go-kart usato e ci andavamo la domenica nei parcheggi dei supermercati. Ci divertivamo un sacco, ci cronometravamo e qualche volta sfioravamo i 70km/h! Con l’amico che ha più di tutti ispirato il personaggio di Gasolina, avevamo in progetto di costruire un’automobile, ma non si è mai concretizzato. Per questo il loro viaggio appartiene più alla mia fantasia. Ho pensato che farne un film fosse un modo per tramutare in realtà un sogno dell’infanzia.

LA FAMIGLIA DI MICROBO ASSOMIGLIA ALLA TUA?
Assolutamente. Personaggio per personaggio. Ho due fratelli, uno più grande e uno più piccolo. Il maggiore suonava rock hard-core e punk. Nel mio corto LA LETTRE, lo avevo già dipinto come il cattivo e non volevo peggiorare le cose! Mio fratello minore era tanto sportivo quanto sensibile. Mi ricordo che una volta pianse per ore perchè non aveva restituito il resto di una spesa ai nostri genitori, una moneta da 10 centesimi, ed era distrutto dal senso di colpa. C’erano dei problemi in famiglia, mio padre non era molto fedele e mia madre soffriva di depressione. Eravamo molto liberi ma poco strutturati, poco solidi, e questo era faticoso. Volevo in particolare mostrare questo contrasto con i genitori di Gasolina, che mettevano molti più paletti ai loro figli. La mia famiglia era più simpatica, ma più fragile. In qualche modo è caduta a pezzi.

IL PERSONAGGIO DI AUDREY TAUTOU ASSOMIGLIA A TUA MADRE?
Audrey ha dovuto invecchiarsi sul set, ma un po’ le assomiglia. Ad eccezione del fatto che mia madre si vestiva con larghi abiti a fiori, dopotutto erano gli anni 70. Non credo che quel tipo di guardaroba avrebbe funzionato sullo schermo e sebbene il film nasca in parte dai miei ricordi, non volevo che fosse ambientato nel passato. Audrey suona al piano una delle composizioni di mia madre. Era una donna malinconica ma aveva anche una certa determinazione: mi portò a visitare una sorta di setta, che lei chiamava “fratellanza”. Credeva nella reincarnazione, ed è allora che divenni vegetariano. Mi confortava riguardo alla morte ma un giorno mi disse: “Non ti reincarnerai, perché tu sei un angelo ed hai una sola vita.” Non si rendeva conto dell’effetto che avrebbe avuto su di me. Aveva anche bisogno di un contatto fisico che io ero riluttante a concedere. Non volevo quel tipo di amore. Era lei che ne sentiva la mancanza e non mi piaceva. Ecco perché nel film, ogni volta che sua madre gli si avvicina, Microbo indietreggia.

MICROBO SOFFRE ALL’IDEA DI ESSERE DIVERSO DAGLI ALTRI MA ALLO STESSO TEMPO NON VUOLE ESSERE COME LORO. È UNA CONTRADDIZIONE CHE HAI VISSUTO ANCHE TU?
Sì. Volevo avere i capelli lunghi perché tutti gli studenti del Liceo Hoche, molti dei quali provenivano da famiglie di militari, tenevano i capelli molto corti. Non volevo essere come loro. Un giorno dovevamo tagliarci tutti i capelli molto corti perché avevamo i pidocchi. Osservavo gli altri ragazzi a scuola per immaginare che aspetto avrei avuto con i capelli corti, e questo che mi spaventava. Penso che segretamente avessi paura che anche con i capelli corti mi avrebbero preso per una ragazza e che con avrei più avuto scuse.

C’ERA UNA LAURA NELLA TUA SCUOLA?
Sì. Si chiamava Emmanuelle, oggi siamo molto amici. L’ho rincontrata una decina di anni fa ed era una persona molto diversa. Ne parliamo nel mio film su Noam Chomsky: della difficoltà di adattare un ricordo ad un’immagine del presente e di come quell’immagine del presente finisca per cancellare quella del passato. Ho ancora delle foto di allora. Sono stato profondamente innamorato per quattro anni e alla fine è stato mio fratello ad uscire con lei. Da quella storia nasce LA LETTRE.

I FILM CON I LICEALI SONO DIVENTATI UN GENERE A SÉ. CI SONO ALTRI FILM CHE TI HANNO INFLUENZATO IN PARTICOLARE?
Ho guardato GAZZOSA ALLA MENTA per cercare degli stimoli, fa parte del genere ed è un film molto ben fatto. Il “Making Of” nel DVD è ottimo, con un’intervista a Diane Kurys. Ho capito che il suo obiettivo era mettere in primo piano le emozioni dei ragazzi, rinunciando a ogni presupposto estetizzante. Come dicevo, non volevo ambientare il film nel passato, perché altrimenti saremmo sempre stati vincolati alla cornice, senza flessibilità, perché non si può riempire all’improvviso una strada di automobili degli anni 70. Ho immaginato che Microbo e Gasolina sarebbero stati ostili alla tecnologia e alla moda. Allora eravamo antimoderni. Ero anti-commerciale, non sono mai andato a vedere LA FEBBRE DEL SABATO SERA o GUERRE STELLARI, e ascoltavo musica che non era alla moda. L’ho trasposto nel loro atteggiamento nei confronti dell’iPhone.

I RAGAZZI PARLANO UN LINGUAGGIO SOBRIO, QUASI ADULTO…
Sono stato fortunato: appena i personaggi hanno iniziato a parlare nella mia testa, lo hanno fatto in piena autonomia. L’amico che mi ha ispirato era sicuro di sé come Gasolina? Non lo so. Quello che so è che ascoltavo molto. Mi rendeva molto nervoso essere scambiato per una ragazza quindi assorbivo qualunque cosa potesse aiutarmi ad essere più mascolino.
Gasolina ha un aspetto più adulto, dovuto al suo isolamento all’interno della famiglia. Avevo un altro amico che non faceva altro che guardare la TV tutto il giorno. Il risultato era che aveva un’incredibile quantità di nozioni su ogni genere di cosa. È lui quello che mi ha invitato a dormire da lui ed ha passato la notte su una poltrona senza chiudere occhio.

COME HAI SCRITTO I DIALOGHI FINALI?
Una cosa è certa, non sono i tipici adolescenti e non parlano come loro. Molte volte Gasolina rimprovera Microbo, dicendogli che non deve parlare in slang o dare il cinque perché è “volgare”. Parlano in un modo un po’ fuori dall’ordinario, un po’ datato. Non voglio dire che siamo sullo stesso pianto, ma è un po’ come nei film di Rohmer, dove le persone dicono cose reali con sentimenti reali ma con un linguaggio molto scritto e poco realistico. Qualche volta i ragazzi mi dicevano che certe battute non venivano, così ne parlavamo e io dicevo loro: “Il tuo personaggio non è esattamente come sei tu nella vita reale”.

DURANTE IL LORO VIAGGIO SEMBRA CHE LA LORO AMICIZIA DIVENTI REALE…
Hanno il tempo di parlare perché la loro auto non va molto veloce. Il viaggio in sé nasce da una serie di sogni che ho avuto e che ho usato quasi esattamente nell’ordine in cui sono arrivati: il dentista, la parrucchiera, i giocatori di football, l’aeroplano che vola a bassa quota o all’indietro… Ci sono quattro o cinque sogni messi in fila, su uno sfondo relativamente realistico. Sono molto infantili, forse perché sono avvenuti mentre scrivevo la prima parte del film, immerso nella mia infanzia. Ho problemi a dormire e sogno molto. Per esempio, sogno tutte le settimane di essere tornato a vivere nella casa di quando ero piccolo. Roba pesante! È stato strano anche perché abbiamo girato nella casa dove vivevano i miei nonni a Versailles, accanto a quella dove vivevo io. Condividevamo lo stesso giardino, diviso da una siepe. Il buco nella parete della nostra casa, adesso occupata da altre persone, esiste ancora. Lo avevamo scavato per vedere quanto erano spessi i muri. Rivedendola adesso, la casa sembra molto piccola. In generale, se i miei sogni hanno un potenziale narrativo li trascrivo. Certo, delle volte mi sveglio di notte pensando di avere una storia fantastica, che alla luce del giorno non mi sembra poi così favolosa!

DOVE HAI TROVATO I TUOI GIOVANI ATTORI?
Sarah Teper e Leila Fournier hanno fatto un meraviglioso lavoro di casting. Hanno visto 60 ragazzi diversi. Microbo è interpretato da Ange Dargent, ed è stato magico dalla nostra prima chiacchierata. Era così simile al suo personaggio: ama i film degli anni 60, è lontano dalla cultura contemporanea. Ma quando gli abbiamo chiesto di fare una scena è stato un disastro. Aveva fatto un po’ di teatro e si limitava a recitare le battute. Era chiaro che non avrebbe avuto la parte e quando ho visto la delusione sul suo visetto, mi ha spezzato il cuore. Così abbiamo trovato un altro ragazzo e stavamo per dargli la parte, quando abbiamo scoperto che aveva lavorato in LA GUERRA DEI BOTTONI, e questo gli dava un ingiusto vantaggio su Ange. Così l’abbiamo richiamato e gli abbiamo fatto un altro provino, e questa volta è stato magnifico.
Anche Théophile Baquet, che interpreta Gasolina, ha fatto LA GUERRA DEI BOTTONI, ma l’abbiamo scoperto dopo, perché l’abbiamo trovato all’uscita da scuola. È il nipote di Maurice Baquet. Gli ho detto che LE VOYAGE EN BALLON è il mio film preferito ma non l’aveva mai visto. Il suo stile abituale è più gothic-punk, ed ha avuto molta difficoltà a mettersi la giacca e i mocassini alla Michael Jackson del suo personaggio. Quando abbiamo messo insieme Ange e Théophile, sono stati subito molto affiatati, e hanno dato il massimo. Ange era molto maturo per certi versi, ma per altri anche ingenuo e dolce. Un giorno è venuto da me con il copione e mi ha detto: “Qui c’è scritto: ‘Ci spingeremo fino a Nemours’. Ma perché dobbiamo spingere l’auto fino a Nemours?” Così l’ho aggiunto ai dialoghi. È un’espressione un po’ obsoleta per loro. Anche Diane Besnier, che interpreta Laura, l’abbiamo scoperta a un casting. Era molto dolce. Aveva un apparecchio e l’abbiamo tenuto. Non penso comunque che avrebbe potuto toglierselo!

ANCHE I SOPRANNOMI APPARTENGONO AL TUO PASSATO?
No, mi chiamavano “il gamberetto muscoloso” quando ero un po’ più giovane. E Gasolina era un soprannome poco gentile di una ragazza che viveva vicino al paese di mia zia. La chiamavamo Gasolina perché sembrava una pompa di benzina. Quindi la risposta è no.

CHI HA INVENTATO LA BARACCA MOBILE?
Io. Mi piace molto disegnare automobili, anche se sono un terribile pilota, e non ho mai pensato di comprare un’auto di lusso o sportiva. E le auto di oggi sono meno attraenti. In un film, le automobili sono la prima cosa da cui capiamo l’epoca in cui è ambientato. L’idea della baracca mobile mi è venuta piuttosto presto. Ho disegnato un bozzetto e l’ho dato al mio solito scenografo, Stéphane Rozenbaum, affinché la costruisse. Non ha un motore di un tosaerba, non sarebbe stato abbastanza potente, ma un 250cc. Abbiamo fatto diverse versioni. La prima senza carrozzeria, poi abbiamo aggiunto la carrozzeria; poi abbiamo messo un motore più potente e abbiamo costruito la baracca mobile; poi abbiamo fatto la baracca mobile bruciata: e infine abbiamo costruito una versione più leggera per la scena in cui cade nel fiume. Abbiamo portato l’auto fino al Parco Naturale Regionale di Morvan, anche se molte delle riprese sono state realizzate nella regione dell’Ile-de-France. Ho fatto questo film anche per liberarmi dal peso di MOOD INDIGO - LA SCHIUMA DEI GIORNI: avevamo solo una camera e una piccola troupe. Adoro lavorare così.

I TUOI RAGAZZI HANNO DAVVERO GUIDATO LA MACCHINA?
L’adoravano! Microbo era il più scatenato dietro al volante. Tieni presente che non andava molto veloce. Qualche volta andava spinta, nonostante il motore. È stata una cosa a metà tra MAD MAX e WACKY RACES - LE CORSE PAZZE. Al rallentatore.


ERA LA PRIMA VOLTA CHE LAVORAVI CON IL MUSICISTA JEAN-CLAUDE VENNIER?

Cercavo un compositore e una notte ho sognato Charlotte Gainsbourg. Quando mi sono svegliato, ho pensato alla canzone di sua madre “Di Doo Dah”, con quel giro di basso molto semplice e l’arpeggio di chitarra, e ho capito che doveva essere Jean-Claude Vannier. Ha arrangiato molte splendide canzoni di Gainsbourg, in particolare in “Melody Nelson”. Ha fatto anche altra roba magnifica come Super Nana di Michel Jonasz. L’ho contattato, gli ho fatto vedere il film e ha subito accettato di lavorarci. La musica sostiene il film molto bene, dandogli un tono leggermente retrò.

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