Io non sono qui: recensione in anteprima

Io non sono qui (I'm not there, USA, 2007) di Todd Haynes; con Christian Bale, Heath Ledger, Cate Blanchett, Richard Gere, Marcus Carl Franklin, Ben Whishaw, Charlotte Gainsbourg, Michelle Williams, Julianne Moore.

Le varie tappe di un uomo, in una ricostruzione falsa o vera che sia che comunque ha dell'incredibile. Lungo la sua vita, una persona si evolve, cambia, assume caratteristiche che si vanno rafforzando ed accentuando. E se attraversi varie tappe storiche importanti e ti chiami Bob Dylan, la tua storia è perfetta per un biopic. Questo deve aver pensato Todd Haynes, ad oggi tra i più geniali ed originali registi americani, quando ha deciso di iniziare il progetto di questo splendido I'm not there, da noi Io non sono qui, presentato in questi giorni in concorso al Festival di Venezia.

Bob Dylan lungo tutto il film ha vari nomi come John, Jude, Woody, ed ha i volti di Christian, Heath, Cate, Marcus, Richard e Ben. E non certo perchè i sei (eccezionali) attori solamente lo intepretino in epoche e momenti differenti. Più che altro è notevole lo sforzo di Haynes, nella sceneggiatura, di rendere le varie sfaccettature del cantautore, che ha approvato il film, forse perchè lo rappresenta come nessuno lo aveva mai rappresentato prima: in tutte le sue contraddizioni, in tutto il suo essere uomo.

Si inizia con Bob da ragazzino, che fugge in cerca di fortuna, e pian piano vengono introdotti gli altri attori, in un intreccio che bada più che alla logica alle emozioni e alle sensazioni, il tutto con un ritmo impressionante. C'è spazio anche per le donne della sua vita, come Claire (in realtà è Sara, interpretata dalla Gainsbourg), Alice... e sì, anche Edie (qui si chiama Coco), interpretata da una splendida Michelle Williams, che si mangia la factory girl Sienna con pochissime inquadrature.

Haynes alla regia raggiunge un punto di qualità enorme, con inquadrature bellissime e cambiando registro in ogni momento, in ogni storia, dalla freddezza della fotografia quando Bob inizia la sua crisi con Sara al bianco e nero del periodo underground in cui il nostro si avvicina alla droga e conosce Edie, fino alla pellicola un po' sgranata del momento in cui il cantante ritirò il Tom Paine Award e fece un discorso azzardato e fu fischiato.

Costantemente (e giustamente) musicato, con un repertorio che manderà in visibilio i fan, I'm not there è coinvolgente ed emozionante, con alcune sequenze al limite dell'onirico da ricordare. Forse è il miglior film di Haynes, forse è un capolavoro. Fatto sta che i brividi lungo la schiena non si contano, ed ecco che abbiamo un serio candidato alla vittoria del Leone d'Oro.

Voto Gabriele: 9

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