Una spia e mezzo: recensione in anteprima

Su bullismo e dintorni, alleggerito in maniera spassosa dal duo Hart-The Rock, in una veste inedita per entrambi. Una spia e mezzo ci riesce, senza a ragion veduta aspirare ad altro

Mentre tutta la scuola è radunata in palestra per celebrare Calvin Joyner (Kevin Hart), nominato miglior studente dell’anno in tutta la nazione, Robbie Weirdicht (The Rock) si sta facendo la doccia sulle note di My Lovin’ (You’re Never Gonna Get It). Di lì a poco si consuma uno di quegli episodi che possono irrimediabilmente cambiare la vita di una persona: il cicciottello Weirdicht viene preso di forza da un gruppo di bulletti e scaraventato dagli spogliatoi alla palestra, nudo, davanti a tutta la scuola. Siamo nel 1996.

Vent’anni dopo le cose non sono andate esattamente come immaginato. Calvin, colui che avrebbe dovuto avere successo, fa il commercialista, sposato con la fidanzatina del liceo, che però è socia presso lo studio in cui entrambi lavorano. Una richiesta d’amicizia arriva tramite Facebook, da parte di un tale Rob Stone. Calvin accetta, pur non avendo idea di chi si tratta; la sera stessa s’incontrano. La persona che si trova davanti è Weirdicht, alto il doppio però, con un centinaio di chili in meno e quelli che sono rimasti si tratta per lo più di muscoli – in compenso Robbie ha ancora un debole per gli unicorni.

Una spia e mezzo si pone come la classica commedia spensierata, che poggia interamente sull’avvicendarsi di gag, battute e siparietti tra i due protagonisti. Carina l’idea d’inversione dei ruoli: tra i due, Hart e The Rock, il comico sarebbe il primo, senonché l’ex-Re Scorpione fa lui la parte del cialtrone, mentre al primo tocca un ruolo vagamente più serio, composto. Robbie ancora ricorda come vent’anni prima The Golden Jet (lusinghiero appellativo affibbiato a Calvin) fu l’unico a non deriderlo; da allora il ragazzo più popolare della scuola è il suo mito. Anche adesso che Weirdicht è uno degli agenti più spietati della CIA.

È evidente però che la missione di Robbie, attualmente ricercato dai suoi stessi colleghi, non è che un espediente per tenere i due insieme, mentre scappano dall’Intelligence e rievocano ricordi dei tempi che furono. Una spia e mezzo non disdegna infatti la citazione, basti pensare che il film preferito di Robbie da giovane è Sixteen Candles, con lui che s’immaginava nei panni di Molly Ringwald, salvo poi scoprire che nessun Jake Ryan sarebbe venuto a prenderlo a bordo di una coupé rossa (una delle scene migliori di Una spia e mezzo viene da qui comunque). Da grande pare avere riscoperto Il duro del Road House, altro film che gli torna senz’altro utile.

Non che The Rock sia avulso dalla contesto comedy, tuttavia la veste inedita non tradisce ed offre una divertente variante del looser, manco a dirla superficiale e buffonesca, ma questo è. Film come Una spia e mezzo sono figli del proprio tempo, e la nostra è un’epoca a cui effettivamente piace molto rimestare nel passato, specie a certa Hollywood delle commedie su questo tenore qui, nostalgiche a partire dagli autori, cresciuti a loro volta con determinate pellicole. Non si chieda altro, perché Una spia e mezzo altro non può dare.

Per forza di cose vi sono delle barriere all’ingresso, per cui nel caso che la comicità di Hart, fatta di gesti e strane espressioni, non funzionasse, così come lasciasse indifferenti o mettesse addirittura a disagio un The Rock duro a metà, beh, difficilmente si potrebbero scovare altri appigli. Non c’è coerenza ma nemmeno il livello di grottesco è poi così alto, motivo per cui gli amanti del nonsense sopra le righe non troveranno pane per i propri detti. L’azione? Sì, qualche scazzottata, qualche sparatoria, due/tre “imprese”, quanto basta per tenere fede ad uno schema che Una spia e mezzo asseconda senza concedersi alcuna licenza.

Davvero, il duo Hart/The Rock è il fulcro di tutto, nel bene e nel male. Nella misura in cui la coppia appare affiatata, ed in larga parte lo è, allora Una spia e mezzo cammina senza incespicare vistosamente. Consegnando peraltro, come già accennato, almeno due scene divertenti e di cui magari ci si ricorderà, una in particolare, esilarante, a parte battute del tipo «amore, credo che dovremmo vedere uno psicologo…», e lui «i neri non vanno dallo psicologo: quando hanno dei problemi di cui parlare vanno dal barbiere, oppure guardano La bottega del barbiere». A conti fatti, tra le altre cose, una leggera ma spassosa rielaborazione di brutti avvenimenti collegati al bullismo subito.

[rating title=”Voto di Antonio” value=”6″ layout=”left”]

Una spia e mezzo (Central Intelligence, USA, 2016) di Rawson Marshall Thurber. Con Dwayne Johnson, Kevin Hart, Aaron Paul, Amy Ryan, Ryan Hansen, Danielle Nicolet, Jason Bateman, Tim Griffin e Timothy John Smith. Nelle nostre sale da giovedì 14 luglio.

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