Venezia 2016: Via col vento, gli Animali Notturni spuntano col buio e fanno male

Da un inizio d’arte contemporanea, inquietante, a storie d’amore distrutte dalla violenza, un percorso americano che viaggia nel tempo, via col vento di ieri e fiction di lusso di oggi

Sono stato tentato, mentre il film di Tom Ford Animali notturni scaldava i muscoli nei primi minuti, di non partire dal romanzo “Tony & Susan” a cui è ispirato; ma di andare ancora più indietro nel tempo.

Ho pensato a “I peccati di Peyton Place” del 1964 e poi, più tardi, al classico massiccio lettere e pellicole, “Via col vento”, il monumento a Hollywood. Meglio ancora, monumento di dramma, violenza, amore, infelicità; e costante ricerca di consolazione, brindisi comunque alla felicità (che arriverà, di sicuro). Anche se l’happy end non c’è.

Questi richiami non sono tanto superficiali poichè in essi si legge la potenza del cinema americano nel ripetersi, rinnovando i suoi schemi, una parte di sogni, una seconda parte di paura per le minacce della vita, un pizzico di nostalgia dei giorni migliori, un pizzico di “domani è un altro giorno” (l’urlo di Vivien Leigh liberatasi dal vanitoso Clark Gable in “Via col vento”). Il cocktail in servizio permanente al bar delle illusioni.

Dico questo perchè le immagini del passato, sono apparse subito dopo i titoli di testa, e hanno preso un cosciente rilievo: un montaggio di donne cannone, di ogni peso ed età, che sono corpi esibiti in una galleria d’arte chic. Provocazioni e atmosfere mondane, donne cannone e brindisi all’orrore. Fuori della galleria si mescolano le vicende della prestigiosa gallerista che è in crisi con il nuovo marito, torna al ricordo a quelle di un vecchio importante amore con un romantico bel ragazzo che lei giudicava troppo debole e lui reagiva con l’ambizione di scrivere libri. Progetto che realizza dopo anni di separazione; le invia il suo romanzo per un parere.

Abbandonata dal marito corso a New York da una giovane amante, la gallerista si tuffa nel racconto in cui il punto centrale è un’aggressione di balordi feroci all’auto in un giorno di viaggio della coppia ancora unita, con figlia. Casuale, ma tremenda come un improvviso crudele cambio del destino. La gallerista e la figlia sono prese dal gruppo senza pietà, violentate e uccise; il romantico scrittore ha trovato così il materiale prezioso, atteso, che lo coinvolge finalmente nel profondo.

Mi fermo qui. Specifico che Tom Ford è un regista bravo, che si giova di una messa in scena potente e prepotente, scandita tra silenzi, musiche ripetute, ossessive; di attori, sia i protagonisti centrati e sprofondati nel ruolo (Amy Adams e Jake Gyllenhaal), sia un corredo di facce patibolari o incise dalla brutalità di tormenti fisici, ossessioni.

Ford conosce perfettamente la legge del ritmo. Ovvero, non cede alla velocità o alla fregola di correre al clou di una scena e di un filone di sceneggiatura; procede con astuta morbosità; distilla primi, primissimi piani che si incaricano di comunicare l’altalena delle emozioni che volteggiano nel quasi generale buio delle scene come coriandoli che scendono con la austerità di una nevicata, con contrappunto di colpi di rivoltella.

E’ qui che ho riscontrato pane per le mie impressioni, sensazioni (mi metto in ascolto delle reazioni mie e del pubblico intorno). Ecco, mi sono detto, Tom è un talentoso, simpatico visitatore dei romanzi popolareschi, avviati fino all’orlo della fiction televisiva dove si sporgono, restando pericolanti.

“Animali notturni” ha la stessa grinta dei sacchi di vita in cui crogiola la società americana. La vita e la morte, nella guerra di secessione americana, grappoli di desideri: gelosia, patimenti e orgoglio, uva da “Via col vento”. Ha la disinvolta sfacciataggine nel pescare nella grossolana volgarità della società in cui gli adulti pretendono di tirare i figli come pulcini di idee e di sex, nell’incoronamento della famiglia fondata sulle fortune, sul dollaro, il possesso: la provincia di Peytom Place, ieri colma di dolori sentimentali, ora gravida di sangue e di stragi.

Accade che il film atterra con difficoltà, avendo esaurito il kerosene del volo iniziale e distribuendo paracaduti sforacchiati per tenere aperta al futuro. La tradizione americana, privata dalle freschezza della vecchia e cara Hollywood, degenera maliconicamente nella promessa delle prossime puntate.