Rec: recensione in anteprima

REC ([REC], Spagna, 2007) di Jaume Balagueró e Paco Plaza; con Manuela Velasco, Ferran Terrazza, Carlos Lasarte, David Vert.Chi ha seguito le gesta di Jaume Balagueró sa che ad un certo punto il regista ha cambiato direzione rispetto ai suoi primi film. E’ con Para entrar a vivir, della serie televisiva spagnola Películas para no

REC ([REC], Spagna, 2007) di Jaume Balagueró e Paco Plaza; con Manuela Velasco, Ferran Terrazza, Carlos Lasarte, David Vert.

Chi ha seguito le gesta di Jaume Balagueró sa che ad un certo punto il regista ha cambiato direzione rispetto ai suoi primi film. E’ con Para entrar a vivir, della serie televisiva spagnola Películas para no dormir, che il regista ha preso le distanze dalle atmosfere di film come Nameless e Darkness.

Diretto assieme a Paco Plaza (il regista dell’insalvabile Second Name), il film mostrava già le carte in tavola per quello che sarebbe stato il progetto più interessante della filmografia di Balagueró, ossia proprio questo REC. Più ritmo, meno storia (perché se scritta male e banalmente, è inutile che ci siano troppi giri di sceneggiatura: Fragile insegna), più gore, più divertimento.

REC è questo e non solo. Passato in due festival nostrani, prima a Venezia e poi al Science+Fiction di Trieste, il film riprende la “moda” dei film girati con la camera a mano in presa diretta, di cui fanno parte, per quanto riguarda i film “di paura” (ma ricordiamoci di Redacted, che con fini e metodi diversi usa anche questa tecnica) il non così brutto come si dice in giro Cloverfield e l’ancora inedito Diary of the Dead.

Siamo a Barcellona. Angela è la conduttrice del programma notturno Mientras usted duerme (Mentre tu dormi); quella notte il programma segue le gesta dei pompieri. Improvvisamente, scatta la sirena d’allarme: i pompieri partono per andare sul posto, un edificio dove una anziana signora si è sentita male. Inizia la notte di terrore: intrappolati nell’edificio dove si sta espandendo un virus, Angela, il suo operatore Pablo e gli inquilini dovranno fare di tutto per sopravvivere…

La trama, quindi, riassunta in poche parole-chiave, sarebbe: una location (l’edificio), carne da macello, un’operatore con una videocamera e sempre più persone infette. Tutto già visto, si direbbe, anche perché le citazioni e i rimandi sono palesi. Comunque, REC funziona alla grande. E’, per chi sta al gioco, anche più abile di Cloverfield nel far immedesimare lo spettatore nella situazione: di Pablo, che sta dietro la videocamera che riprende tutto, non vedremo mai nulla, tantomeno il viso.

La sensazione è quella di un credibile realismo, mai forzato, che fa immedesimare subito lo spettatore nelle sanguinose vicende, che non mancano comunque di una certa dose di ironica cattiveria; e in questo caso la versione originale aiuta, con la perfetta e naturale recitazione degli attori (mentre il doppiaggio italiano, ci metto la mano sul fuoco, sarà un attrito non indifferente).

Balagueró e Plaza giocano con abilità con tutti gli stereotipi del genere, e a forza di urla, fughe, e tantissimi balzi sulla poltrona non lasciano tregua. Soprattutto nella seconda parte e nella terrificante sequenza conclusiva. Il gioco è riuscito, divertente, e cattivo, tavolta sorprendente nel saper analizzare le possibilità del digitale. Ed è così godibile (nel senso del genere, of course) che ad Hollywood già preparano il remake, Quarantine: negli USA le idee latitano, mentre in Spagna il cinema di genere potrebbe star vivendo una nuova e non banale vita.

Voto Gabriele: 8
Voto Carla: 7,5

In uscita il 29 Febbraio 2008

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