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A Good American: trailer e poster del docu-thriller di Friedrich Moser

A Good American: video, trailer, poster, immagini e tutte le informazioni sul docu-thriller di Friedrich Moser nei cinema italiani dal 2 marzo 2017.

A Good American – Trailer ITA from Slingshot Films on Vimeo.

 

Il prossimo 2 marzo debutta nei cinema italiani A Good American, il docu-thriller diretto da Friedrich Moser e prodotto da Oliver Stone che racconta le rivelazioni shock sull’11 settembre di William Binney, ex direttore dell’intelligence e responsabile del sistema “ThinTread”, un sofisticato programma di sorveglianza globale.

 

Dopo la fine della Guerra Fredda, il migliore decodificatore che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, insieme ad un piccolo team all’interno della NSA, inizia a sviluppare un rivoluzionario programma di sorveglianza in grado di captare qualsiasi segnale elettronico sulla terra, filtrarlo e fornire risultati in tempo reale, tutto questo senza invadere la privacy. Il programma è perfetto – a parte per un dettaglio: è troppo economico. Per questo motivo i vertici della NSA, bramosi di dollari, lo scaricano – tre settimane prima dell’11 settembre. Quando la NSA incomincia la sorveglianza di massa dei cittadini americani in seguito agli attentati, il code-breaker lascia l’agenzia. Un amico prende il suo posto e all’inizio del 2002 cerca di ridare vita al programma lanciando un test-run basandosi sui dati conosciuti prima dell’11 settembre. Appena il programma viene avviato, sullo schermo compaiono i nomi dei terroristi. La risposta della NSA è una sola: chiudere completamente il programma! Questa è la storia di Bill Binney, del programma chiamato ThinThread e di come l’alternativa perfetta alla sorveglianza di massa sia stata scartata dalla NSA per interessi economici. “A Good American” racconta una delle storie più importanti della società dell’informazione ed esamina i meccanismi interni e i nodi di una rete politico-economica il cui raggio d’azione si estende ben oltre l’America.

 

A Good American – Bill Binney racconta ThinThread from ARCH PRODUCTION on Vimeo.

 

NOTE DI REGIA

 

Per due anni ho lavorato ad un film su come un giovane attivista tedesco, sostenitore della rivolta democratica delle Primavera Araba, si sia imbattuto nella tecnologia di sorveglianza americana usata illegalmente dal governo siriano. Avevo anche da poco scoperto che lo stesso software di sorveglianza era usato illegalmente dalle più note dittature del mondo e da quasi tutti i governi Europei, quando nel maggio 2013 la storia di Edward Snowden venne fuori e divenne chiaro che la quantità di sorveglianza era molto maggiore di quella estimata. Avendo una laurea in storia contemporanea, la mia prima reazione fu: da quando le nostre agenzie di intelligence hanno spostato l’attenzione delle loro attività di sorveglianza dai nostri nemici militari a noi, i cittadini? Come? E perché? Ho pensato che forse la storia personale di uno che è stato dipendente dell’intelligence per molto tempo avrebbe potuto spiegarlo. Perciò ho passato in rassegna la lista delle interviste per il mio film sull’attivista e sono incappato in Bill Binney. Ha lavorato per la NSA per 30 anni, poi l’ha lasciata, poi è diventato un informatore – doveva esserci una storia. L’ho cerato su Google. Molti discorsi pubblici, accenni alla corruzione, battute divertenti – tutto sembrava interessante. Quindi ho contattato Bill e gli ho chiesto se era disposto a fare un film sulla sua vita e carriera e sui cambiamenti dalla Guerra Fredda in poi. Bill era d’accordo e l’ho invitato a Vienna, Austria, nel tardo ottobre del 2013 per quattro giorni di interviste e retroscena – e ho sentito la storia più incredibile che abbia mai conosciuto. Ho sempre amato i film di spionaggio. Da “Il terzo uomo”, “La spia che venne dal freddo”, “I tre giorni del Condor”, ai noir degli anni sessanta e settanta, a James Bond, Jason Bourne e “Syriana” – ed ero lì seduto con Bill Binney, ex Direttore Tecnico della più potente agenzia di intelligence del mondo, con la telecamera accesa, intento ad ascoltare come aveva hackerato l’Unione Sovietica usando i metadati molto prima che lo stesso concetto di metadati fosse stato inventato, e di come lui e un gruppo di persone costruirono lo strumento di analisi più potente della storia, che avrebbe potuto evitare l’11 settembre, se non fosse stato silurato da Michael Hayden e i suoi compagni per la brama di un miliardo di dollari, tre settimane prima di quegli eventi. Questa era una di quelle storie che solo la vita poteva dire. Per me, A GOOD AMERICAN è prima di tutto un film sulla morale. Di sicuro non è sulla tecnologia, anche se il fatto che si tratti della storia di un software potrebbe suggerirlo. Non è sulla politica. O sulla sicurezza nazionale. Il mio film è su quei valori di una volta che sembrano essere spariti nel corso delle scorse decadi. Bill Binney è un genio critto-matematico. Ma è di una modestia e decenza che è semplicemente sorprendente. È sia meditativo che empatico. È una persona buona nel vero senso della parola. E Bill è un vero patriota. Ma non uno di quelli che sventolano la bandiera. Semplicemente, ci tiene molto al suo paese e a quei valori che una volta lo rendevano grande: libertà, democrazia, una magistratura indipendente,  lo stato di diritto, pluralismo, diversità, creatività, ingenuità, l’etica del duro lavoro unita a un buon senso dell’umorismo. Quando Dick Cheney e Michael Hayden hanno introdotto la sorveglianza di massa e la tortura dopo l’11 settembre, questo fu l’ultimo tradimento di tutto ciò per cui Bill Binney aveva lottato per tutta la sua vita e carriera. Per questo motivo è naturale che lui non abbia accettato questa perversione della sicurezza nazionale e la dilagante corruzione, e che sia rimasto a testa alta nonostante quello che la macchina della sorveglianza militare-industriale gli stava facendo. Non avrei potuto pensare a qualcosa di più americano di questo. Forse il mondo non è così grigio e ricco di sfumature come tutti vogliono farci credere. Forse c’è una chiara bussola morale. Un giorno i miei figli mi chiederanno: “Cosa hai fatto quando è stato introdotto il sistema di sorveglianza totalitaria?”, esattamente come io chiesi ai miei nonni del nazismo. Sono sempre stato orgoglioso che abbiano mantenuto la loro bussola – anche nel Lato Oscuro. Perché a volte nella vita tutto si riduce a scegliere tra il bene e il male. Questo è il motivo per il quale ho chiamato il film A GOOD AMERICAN. [Friedrich Moser]

 

 

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