Da recuperare: I goonies

I goonies. Regia di Richard Donner. Con: Sean Astin, Josh Brolin, Jeff Cohen, Corey Feldman, Jonathan Ke Quan. Usa 1985, 114′ col. Comm. Sinossi: dei perfidi imprenditori hanno intenzione di comprare il quartiere di Goon Dock (da qui goonies) per costruirvi un campo da golf. Sette ragazzini, per impedirlo, si mettono sulle tracce di un

I goonies. Regia di Richard Donner. Con: Sean Astin, Josh Brolin, Jeff Cohen, Corey Feldman, Jonathan Ke Quan.
Usa 1985, 114′ col. Comm.

Sinossi: dei perfidi imprenditori hanno intenzione di comprare il quartiere di Goon Dock (da qui goonies) per costruirvi un campo da golf. Sette ragazzini, per impedirlo, si mettono sulle tracce di un tesoro. Ad inseguir loro, però, c’è l’implacabile famiglia fratelli…

Se esistono dei film che segnano una generazione, I goonies (traducibile in qualcosa come “gli stramboidi”) è una di quelle pellicole che sicuramente sono rimaste nella memoria di quelli che, come chi scrive, hanno passato l’infanzia nei mirabolanti anni ’80. Prodotto da Steven Spielberg, si inserisce perfettamente in quell’operazione complessiva di svecchiamento dei generi portata avanti dalla hollywood di quegli anni (Indiana Jones e Alla ricerca della pietra verde per il genere avventuroso, Guerre Stellari per la fantascienza Un lupo mannaro americano a Londra e L’ululato) in un clima quasi da factory warholiana. Il bambino asiatico del film, infatti, parteciperà al fianco di Harrison Ford in Indiana Jones, diretto da Spielberg, ma prodotto e ideato da Lucas per il quale Ford sarà lo Ian Solo di Guerre Stellari. I goonies è diretto da Richard Donner, ma scritto da quel Chris Columbus che diresse il blockbuster per ragazzi del decennio successivo Mamma ho perso l’aereo e che ha dato il via alla saga cinematografica di Harry Potter (capendo, visti i risultati dei suoi film più “seri”, che era meglio tornare a lavorare con e per i ragazzini)…insomma, una rete di creatività e collaborazione che diede, ai tempi, più di un buon frutto.

Come non vedere collegamenti fra le imprese di questi setti emarginati e quelle dei protagonisti di ET, o mettere in relazione le fantastiche e spesso pericolose corse in bicicletta con quella che apre il bel Poltergeist di Tobe Hopper (ma ancora una volta prodotto da Spielberg), che, per ambientazione, sembra una sorta di lato oscuro della città dove l’extraterrestre trova alloggio etc etc.

Ma veniamo a noi. I goonies è una perfetta macchina da intrattenimento, e funziona così bene perché riesce a rispondere a tutti i bisogni dello spettatore adolescente (almeno dell’epoca): avventura, riscatto dall’emarginazione, coesione, lavoro di gruppo e anche qualche aspetto pruriginoso (l’indimenticabile scena del bacio con l’apparecchio).

Tutto questo condotto con un bel ritmo dal futuro regista di Arma letale (che aveva una notevole esperienza nel geere avventuroso), tra inseguimenti, orripilanti visioni, e un pizzi co di bizzarria. Si rivede sempre con piacere, e alcune battute sono diventate ormai nel linguaggio comune (cioccolata o Supersloooth), e delle trovate sono parecchio divertenti, come quando Chunk racconta tutto, ma proprio tutto, quello che ha fatto alla banda I Fratelli, o quando Mouth traduce, sovvertendone il senso, le raccomandazioni della madre alla colf ispanica.
Da vedere, e da rivedere per chi l’ha già visto.
Altro che Spy Kids.

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