La Parte degli Angeli – The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach

Foto, poster e trailer in italiano per La Parte degli Angeli di Ken Loach, premiato a Cannes e in Italia dal 13 dicembre

In seguito alle numerose polemiche scatenate dalla decisione di Ken Loach di rifiutare il Gran Premio Torino e di non partecipare al 30° Torino Film Festival, torniamo a parlare di La Parte degli Angeli. Lo facciamo mostrandovi la locandina italiana, alcune immagini del film – nelle sale della Penisola dal prossimo 13 dicembre – ed offrendovi un’interessante intervista al regista, estrapolata dal press-book della pellicola. Trailer, trama e dettagli relativi al cast vi attendono al termine del post, dopo l’interruzione.

Vi ricordiamo che potete trovare qui la nostra recensione in anteprima dal Festival di Cannes.

Perché questa storia?
Verso la fine dello scorso anno, il numero di giovani disoccupati in Gran Bretagna ha superato per la prima volta il milione. Volevamo raccontare una storia che riguarda questa generazione di giovani che spesso ha come prospettiva un futuro vuoto. Sono pressoché certi che non avranno un’occupazione, un impiego fisso, un lavoro sicuro. Che effetto ha questa consapevolezza sulle persone e come vedono se stesse?
Numerosi suoi film precedenti erano ambientati a Glasgow. Perché l’ha di nuovo scelta per questo film?
Storie analoghe si possono trovare anche in altre città, come ad esempio Liverpool, Newcastle o Manchester, e probabilmente in alcune aree delle Midlands, ma Paul viene dalla costa occidentale, quindi Glasgow corrisponde al suo linguaggio ed è il luogo dove scrive meglio. Inoltre, è una città talmente intensa che ci è sembrata il luogo ideale per ambientare il film: la sua forza è nella cultura della gente, nel suo senso dell’umorismo, nell’atteggiamento che ha nei confronti della vita e nelle pagine di storia che sono state scritte lì. Si tratta di una cultura molto collettiva e tutt’altro che individualista e tuttavia la gente ha le stesse difficoltà che ha in qualsiasi altra città.

La Parte degli Angeli – The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach

La Parte degli Angeli -  The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach
La Parte degli Angeli -  The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach
La Parte degli Angeli -  The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach
La Parte degli Angeli -  The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach

Perché una commedia?
Per amore di contraddizione in realtà! Abbiamo sempre voglia di seguire un percorso inaspettato. Abbiamo fatto un film come Sweet Sixteen, che parla di ragazzi, più giovani di questi, in una situazione altrettanto impossibile, che finisce tragicamente. Ma quello stesso genere di personaggi nella vita vivrà eventi a volte comici e a volte tragici. E quindi abbiamo pensato di scegliere una situazione comica.
La realizzazione di una commedia è in qualche modo diversa da quella di un film più serio?
No, in realtà il processo è identico, come immagino sia identica l’estetica di fondo. A dire il vero, nel film l’aspetto comico di solito scaturisce dall’interazione tra le persone, dalle battute che si scambiano, dagli equivoci che nascono o dal tempo che impiegano a farsi una ragione di qualcosa. Non è una slapstick comedy. In un certo senso di tratta di una storia che contiene qualche sorriso, più che di una commedia dall’inizio alla fine, cosa che di sicuro non è, visto che ci sono un paio di momenti piuttosto cupi.

Ad ogni modo, il processo è lo stesso: si tratta di cercare di creare situazioni o di consentire a dei personaggi di superare una serie esperienze che devono essere divertenti nel loro svolgimento per divertire! Se un film vuole essere tagliente o duro, deve essere tagliente o duro, se vuole essere freddo, deve essere freddo. L’obiettivo è unicamente quello di mostrare interazioni veritiere tra persone situate in un contesto realistico. Poi, se nella vita reale fanno sorridere, sorriderai anche vedendole su uno schermo, se nella vita reale fanno piangere, piangerai o ti arrabbierai o quant’altro vedendole su uno schermo.
Qual è stato il punto di partenza La parte degli angeli?
L’essenza di un film è sempre costituita dalla sceneggiatura e dall’identità dei personaggi. Poi c’è la scelta degli attori. Li abbiamo cercati a lungo e abbiamo visto molti ragazzi per il ruolo di Robbie. La selezione è un graduale processo di eliminazione. Incontri molte persone che potrebbero andare bene, ma non esattamente nel senso che vuoi tu. La scelta dei luoghi fa parte del lavoro di preparazione e in questo caso per farlo abbiamo dovuto visitare molte distillerie, il che non è stato affatto complicato!

La Parte degli Angeli -  The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach
La Parte degli Angeli -  The Angels’ Share: foto, poster e intervista a Ken Loach

Ci può descrivere Robbie?
È un giovane che ha avuto un’infanzia molto dura ed è rimasto coinvolto in episodi violenti, ha scontato una pena piuttosto lunga in un carcere minorile e adesso sta davvero cercando di rimettere in sesto la sua vita. È intelligente e riflessivo e ha incontrato una ragazza a cui tiene molto e con cui sta avendo un figlio. Ma dal punto di vista dei genitori di lei la loro relazione è disastrosa, perché lo considerano solo un teppistello e un giovane criminale e il padre della ragazza conosce molto bene quella realtà. Possiede dei club, ha fatto fortuna e si è trasferito in un quartiere migliore, ma sa di provenire dallo stesso ambiente modesto da cui proviene Robbie e quindi sa che quel giovane non ha praticamente alcuna possibilità di farsi una vita degna di questo nome e dunque men che meno di garantirla a sua figlia e a suo nipote. Per questo motivo, per tutelare gli interessi di sua figlia, ricorre ai metodi della strada per separarli. Si può arrivare a provare empatia per lui, non a condividere le sue tattiche, ma a comprendere il suo dilemma. Se hai una figlia che ha una relazione con un uomo che probabilmente traffica droga, che è sicuramente un violento, che non ha lavoro, né sbocchi per il futuro, sai che non puoi fare a meno di preoccuparti. Robbie è in una fase in cui deve lottare per essere padre, per essere genitore, per guadagnarsi in qualche modo da vivere e mantenere la sua famiglia e all’inizio non sa come farlo, non vede una via d’uscita alla sua situazione. Ovviamente ha perso l’opportunità di studiare, perché viene da un mondo dove la delinquenza è la norma per molti adolescenti come è stato lui. Come venir fuori da questo empasse? Sostiene di essere determinato, ma quando il tuo universo e la tua prospettiva hanno confini così stretti è molto difficile trovare un’alternativa.
Come fa a decidere quando scritturare attori affermati, come nel caso di Roger Allam in un ruolo come quello di Thaddeus
Non ho scelto Roger perché è un attore affermato, ma perché lo conosco e so che ha un certo tipo di presenza in certe situazioni: ti fa intuire che sta architettando qualcosa, ma non riesci a determinare cosa. Abbiamo visto anche molte altre persone per quel ruolo, ma nessuna aveva quell’aria che ti spinge a pensare che stia tramando qualcosa di sospetto che tu non sei abbastanza scaltro per capire cosa sia. Il tutto condito di senso dell’umorismo. Esiste un tipo di furfanteria che ti fa sorridere e lui è perfettamente in grado di incarnarla, senza doverla esprimere.
E il resto del cast?
Sono tutti fantastici. È stato bellissimo lavorare di nuovo con William [Ruane], fa sempre piacere avere nel cast qualcuno su cui sai di poter contare e attraverso cui sai di poter spesso dirigere indirettamente gli altri. Se gli dai un’indicazione, lui è talmente professionale da inglobarla in quello che fa. Sapevo che avrebbe suscitato una reazione particolare negli altri, senza che questi si rendessero conto che venivano diretti. Credo che fosse un po’ di tempo che Gary [Maitland] non recitava, ma in passato aveva interpretato due dei nostri film ed è un tipo molto… beh, ci fa sorridere. Ha l’aria di uno che vive in un universo parallelo che funziona in base a leggi diverse dal nostro. Ma ha anche una presenza molto positiva dotata di sano umorismo e quando lo colpisce qualche disastro provi empatia nei suoi confronti. Jasmin [Riggins] è stata una delizia: è una ragazza simpatica, molto spiritosa, ma piuttosto caustica e ha una presenza notevole e ben definita.

La parte per cui abbiamo cercato a lungo un’attrice è stata quella della ragazza di Robbie, Leonie. Pensavamo che sarebbe stato il ruolo più facile e invece si è rivelato quasi il più difficile, perché era essenziale calibrare l’appartenenza al ceto sociale. Grazie ai soldi guadagnati da suo padre, la famiglia di Leonie si è trasferita e lei non frequenta la stessa gente di Robbie e degli altri. Suo padre ha cercato di offrirle un contesto più borghese. Tuttavia è abbastanza vicina al mondo di Robbie per comprenderlo. Trovare un’attrice in grado di incarnare tutto questo è stata una bella sfida. C’erano diversi elementi da bilanciare: non doveva essere una ragazza di classe, ma neanche una troppo di strada, doveva essere una che Robbie ritenesse un buon partito. Abbiamo cercato a lungo un’attrice e continuavamo a tornare su Siobhan [Reilly]. È davvero una ragazza incantevole e straordinaria.

Dovrei anche dire qualcosa su Charlie Maclean. Paul aveva scritto il personaggio di Rory e aveva incontrato Charlie in veste di esperto di whisky, quindi aveva ovviamente in mente lui in quei panni. Avrebbe dovuto farci da consulente e Paul mi ha detto: ‘Dovresti incontrarlo’. Dopo che l’ho conosciuto è diventato inevitabile affidargli il ruolo di Rory. Se immagini un attore nei panni di questo personaggio, immagini qualcuno con le sembianze di Charlie, ma sarebbe stato difficile trovare un attore con la conoscenza, l’interesse sincero e l’autentico apprezzamento per il whisky che lui naturalmente ha.
In che modo il whisky funziona come metafora in questo film?
Appena parlo di whisky a livello metaforico, mi addentro in un terreno pretenzioso! Penso si debba lasciare al pubblico questo compito. Il parallelo è con Kes. In quel film l’uccello è ovviamente lo spirito libero che il ragazzo non riuscirà mai a essere, ma anche allora non abbiamo mai parlato in termini di metafora. È stato il pubblico a percepirla.
Come sono andate le riprese?
C’è stato un intoppo iniziale: sono caduto e questo ha provocato un leggero ritardo che ci ha infastiditi. A parte questo, i produttori sono stati così scaltri da riuscire spesso ad anticipare e risolvere preventivamente i problemi prima che si verificassero. Si sono comportati come un’orchestra armoniosa, con David Gilchrist, il primo aiuto regista, a dirigere i violini. Probabilmente se la caverebbero senza direttore d’orchestra.
Filmare una commedia è più divertente?
A dire il vero è sempre un lavoro complesso. Mi sveglio la mattina con i sudori freddi e penso: ‘Riuscirò ad arrivare alla fine della giornata? Ce la faremo a finire?’. Sono troppo sotto tensione per riuscire a divertirmi. Certo, succedono invariabilmente cose divertenti nel corso di una giornata, ma la sensazione prevalente che ho al mattino ruota intorno al lavoro che devo riuscire a portare a termine e a quella piccola onda di panico che mi assale per il timore di non farcela. Una parte del lavoro di un regista consiste nel celare il panico interiore, perché non lo può lasciare trasparire.
Prova ancora queste sensazioni dopo aver fatto tanti film?
Ogni giorno, per tutto il giorno, sì. Anche nei giorni che sembrano relativamente facili, ho sempre la sensazione di dover scalare una montagna e non sembra diventare più facile. Alcune cose risultano più semplici, perché ho imparato quali scorciatoie posso prendere e come riuscire a cavarmela, ma lo sforzo fisico che compio annulla questi benefici. È un lavoro che richiede molta energia: non puoi mai rilassarti, perché se lo fai se ne accorgono tutti e il livello di energia cala. E se diminuisce il livello di energia, l’interpretazione degli attori ne risente. Un regista deve generare adrenalina per “accendere” gli attori. Non puoi avere un set del tutto serafico e aspettarti delle interpretazioni forti. E non è giusto lasciare l’onere agli interpreti. Non puoi sederti rilassato a guardare un monitor e dire: ‘Bene, tocca a voi, forza’. Gli attori hanno bisogno di percepire tensioni e pressioni costruttive e tra loro deve circolare energia costruttiva in modo che possano innescarsi reciprocamente. È compito del regista generare questo clima. Quello che avviene davanti alla macchina da presa, quello che gli attori hanno negli occhi, come interagiscono tra loro sono fattori fondamentali. Per questo il regista deve ritmare i piccoli picchi di energia, consentire momenti di rilassamento durante le fasi di allestimento delle scene, di spostamento, di preparazione del set in generale e poi ridare la carica. E per farlo deve ricorrere a piccoli espedienti: a volte gli basta semplicemente correre avanti e indietro e precipitarsi su di loro con la macchina da presa. L’energia che qualcuno può emanare è contagiosa. È il motivo per cui considero i monitor mortali: quando un regista si trincera dietro a un piccolo schermo, si taglia fuori e smette di essere uno strumento di comunicazione. Equivale a dire: ‘Che lo faccia qualcun altro’.
Cosa sapeva del whisky prima di realizzare questo film?
Non molto e non ne so molto neanche ora, a parte il fatto che devi annusarlo più che assaggiarlo e la cosa mi piace. L’idea di riuscire davvero ad apprezzare le sfumature in una bevanda ha qualcosa di molto originale: non devi solo ingollarla e farla fuori subito, devi assaporarla.
Cosa spera che ricavi il pubblico da questo film?
Spero che si diverta a conoscere i suoi protagonisti, in particolare i giovani che vengono tacciati di essere ‘piccoli criminali’ o ‘parassiti scansafatiche’ o quant’altro, e che si renda conto che in realtà sono persone reali, complete, genuine, spiritose. E che per ognuno di quel milione di disoccupati citato dalle statistiche c’è un ragazzo che ha davanti un futuro con pochissime speranze. Tra questo milione di ragazzi noi ne presentiamo quattro. Non è interessante conoscerli? Non sono complessi e preziosi, degni di avere qualcosa? Spero che il pubblico veda questo mentre si gode la storia.
Come si inserisce La parte degli angeli tra i suoi precedenti lavori sui giovani?
Nei miei film passati i ragazzi avevano dei ‘progetti’, come questi quattro hanno il progetto di far soldi attraverso il loro naturale talento olfattivo per il whisky. Il ragazzo protagonista di Sweet Sixteen deve trovare i soldi per una roulotte per sua madre. Billy Casper in Kes deve addestrare il gheppio. Incarnano tutti quell’idea di una persona che viene generalmente ignorata, che ha un progetto, che forse riuscirà a portare a termine o forse no, che ha entusiasmo, voglia di impegnarsi e un talento che nessuno sospetta. Suppongo sia la vecchia immagine dei fiori sul luogo di un bombardamento: negli ambienti più improbabili accadono cose straordinarie. I giovani vengono scagliati alla deriva in un mondo che, nel complesso, non ha tempo per loro. Non arrivo a dire che non esiste problema che un impiego non potrebbe risolvere, ma un mestiere vero e sicuro o un’arte o un lavoro risolverebbero gran parte dei problemi che questi ragazzi, e molte persone in generale, si trovano ad affrontare. Noi esseri umani siamo definiti dal nostro lavoro, non è vero? Che tu sia un artigiano o un operaio specializzato nel settore edile, un falegname, un intonacatore o quant’altro, è quella la tua identità ed è quella la percezione che hai di te stesso. Oggi sono tante le persone che non hanno questo. Sono solo quello che viene detto loro di essere, ovvero ‘richiedenti di sussidio’, ‘assistiti’ e vengono scrutati costantemente, nel timore che imbroglino. Che senso di valore puoi attribuire alla tua vita in questa situazione?

La Parte degli Angeli – The Angels’ Share di Ken Loach: il trailer italiano

12 ottobre 2012 – Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, The Angels’ Share di Ken Loach uscirà il prossimo 13 dicembre nei cinema d’Italia, con il titolo La parte degli Angeli.

Oggi, dopo avervi già recensito la pellicola in anteprima, ecco arrivare il trailer in italiano del film. Sceneggiato da Paul Laverty ed nterpretato da John Henshaw, William Ruane, Roger Allam, Daniel Portman e Paul Brannigan, The Angels’ Share, ovvero il ovvero, il 2% all’anno di alcool perso e vaporizzato nell’aria dal whisky nella botte, vede Loach dar vita ad una divertentissima commedia sociale, che ha conquistato tanto la giuria di Cannes quanto i critici presenti sulla Croisette.

Già paragonato a Full Monty, o addirittura a Sideways, The Angels’ Share è invece un film unico, perché riesce ad unire la leggerezza della commedia più brillante (e lo heist movie!) a tematiche tutt’altro che leggere“, sottolineava a fine maggio il nostro inviato speciale Gabriele, per un titolo che arriverà ad impreziosire le nostre feste cinematografiche natalizie. Questa, per finire, la trama:

Siamo a Glasgow. Robbie, un ex criminale, si impegna a regalare una vita migliore al suo nuovo figlio, diversa da quella tragica che lui ha avuto. Durante una giornata del programma di lavoro socialmente utile spesa in una distilleria di whisky, Robbie e i suoi compagni Rhino, Albert e Mo, decidono di sfruttare le conoscenze di Robbie sui whisky, acquisite grazie a Harry, coordinatore dei servizi sociali e ormai loro “amico”, e si ingegnano qualcosa…

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