Le deuxieme Souffle : Incontro con Alain Corneau e Monica Bellucci

Le deuxieme Souffle
Di Alain Corneau con Daniel Auteuil, Monica Bellucci, Michel Blanch Jacques Dutronc

Non si respira un’aria molto benevola nei confronti di questo film…io non ho avuto l’opportunità di vederlo quindi non posso né confermare né smentire. Comunque anche il nostro doc è molto categorico nel giudicarlo negativamente!

Di certo produttori, regista e attori ne sono entusiasti.
Le Deuxieme Souffle è l’adattamento dell’omonimo noir di José Giovanni, l’autore che negli anni ’60, tra romanzi e film rilanciò il noir in Francia. Già la sua vita sembra la trama di un romanzo: condannato a morte e poi graziato, sconta 11 anni di prigione. Uscito scrive la sua autobiografia «Le trou».
Già Jean-Pierre Melville negli anni ’60 aveva realizzato una sua versione di Le deuxieme Souffle e quel suo lavoro divenne un classico del noir.

Vediamo un po’ insieme cosa ci hanno detto i protagonisti del film.

Questa è stata a prima conferenza stampa della Festa del Cinema e quindi del nostro Speciale Roma!

Monica Bellucci è bellissima, con uno splendido talleur nero e i suoi capelli tornati scuri ( nel film è bionda).

La prima domanda è rivolta al regista e sul perché della scelta di fare un remake di un classico del noir.

In realtà ho sempre desiderato girare un Remake di La Deuxieme Souffle, anche perché lo stesso Melville si è sempre augurato che il suo film venisse ripreso a distanza di anni. Quando i produttori mi hanno contattato per fare un noir ho proposto La Deuxieme Souffle rielaborato in una versione più moderna. E’ stato un ritorno alle fonti classiche, il noir di Josè Giovanni, per la realizzazione di una visione moderna del noir.

La più grande sfida è infatti la modernità del film.

Si è vero. In realtà la storia è costruita come se fosse una tragedia greca. Il rispetto di un codice d’onore della parola data, sono valori classici, che non appartengono solo alle regole dei gangster.
Ho voluto quindi realizzare un film ben collocato in un periodo storico, gli anni ’50, ma praticamente atemporale

C’è una enorme differenza con il film precedente: il personaggio femminile, presente nel libro, era stato ignorato nel film (che nel film di Melville doveva essere interpretata da Simone Signoret, ma poi il personaggio fu soppresso) mentre nel suo ha un ruolo determinante ed è affidato a Monica Bellucci.

Ho preferito seguire la trama del romanzo. Melville nel suo adattamento aveva preferito sopprimere il personaggio, mentre io ho fatto di Manouche un personaggio molto maturo, il più maturo nel film.

Monica ti sei presa un bel rischio nell’accettare questo ruolo.

In realtà non è mai un rischio lavorare con un grande regista che mi permette di interpretare un grande ruolo.
Manouche è una donna molto femminile e allo stesso tempo molto forte. E’ molto rispettata perché è cresciuta nel mondo dei gangster e nella strada. Infatti, Manouche vuol dire gitana, ed è un soprannome che le ha dato Paul (uno dei suoi amanti) che ricorda il suo essere cresciuta nella strada.

Facendosi bionda, Manouche cerca di costruirsi un’aria borghese, ma la ricrescita scura testimonia il suo lato selvaggio difficile da eliminare. La creazione del look è stata fondamentale per capire il mio personaggio.
Manouche vive in un’epoca che non esiste più: è una donna che perde molto tempo per costruirsi una sua immagine femminile anche perché non può vivere senza uomo al suo fianco.

Si è ispirata a Sharon Stone in Casino per la costruzione del ruolo della femme fatale?

Mi sono ispirata a tutte le bionde de mondo, e alle attrici francesi degli anni ‘50/’60.
Manouche è un’eroina in una storia dominata dagli uomini…in fondo cos’è un noir se non la storia di uomini turbata da una donna?
Manouche è una donna matura che ha avuto molti uomini che però non ha figli…questo testimonia che non ha fiducia nel futuro, e che non ha voluto mettere alla luce qualcuno che avrebbe dovuto crescere senza un padre.

Ha un’anima che piange: anche i suoi occhi lo testimoniano: eternamente lucidi sembra che piangano, anche se poi Manouche piange una sola volta nella storia.
Alain Corneau : secondo me Manouche non è una femme fatale. In realtà è una donna che ama veramente.

Si è ispirato al cinema asiatico nella costruzione delle scene d’azione?

In realtà il genere noir è un corpus unico. Anche se non ci conosciamo, noi registi che ci occupiamo di noir ci ritroviamo a percorrere la stessa strada. Molti registi hollywoodiani stanno realizzando noir, così gli autori di Hong Kong.
La produttrice: La nostra sfida era quella di fare un film d’epoca con i mezzi di oggi, con un linguaggio registico moderno.

La scelta degli attori.

Per quanto riguarda gli attori ho scelto quelli che ritenevo più idonei. Infatti ho fatto una lista, nel caso in cui gli attori che mi interessavano avessero rifiutato non avrei fatto il film.
Per quanto riguarda in particolare la scelta di Daniel Auteuil oltre ad essere un grande attore, è anche fisicamente molto simile al personaggio che interpreta. A parer suo, questo è uno dei ruoli più interessanti e belli che abbia avuto negli ultimi tempi.

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