Blade Runner 2049, Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks a Roma per presentare il film - il panel

Denis Villeneuve e Sylvia Hoeks nella Capitale per presentare il sequel di Blade Runner.

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Mancano ormai poche settimane all'uscita in sala di Blade Runner 2049, sequel tra i più attesi e temuti del decennio. 35 anni dopo il capolavoro di Ridley Scott, tratto da Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick e interpretato da Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos e Daryl Hannah, è toccato al canadese Denis Villeneuve riportare in vita il mito, dal 5 ottobre nei cinema d'Italia.

Per l'occasione il regista, padre di Arrival, Sicario, Enemy, La donna che canta e Prisoners, è sbarcato a Roma insieme ad una delle protagoniste, Sylvia Hoeks, per mostrare alla stampa alcuni minuti della pellicola, ovviamente marchiati da un embargo a tempo indeterminato. Gli odiati spoiler sono il nemico pubblico numero uno per Villeneuve e la produzione tutta, straordinariamente impegnata in una colossale produzione sci-fi. Un sequel ambientato in un futuro ormai prossimo, anche se devastato dai cambiamenti climatici.

‘Sarà un mondo diverso, per chi conosce il primo Blade Runner. La visione del futuro era potente, nel titolo originale, mentre questo film dimostra come le cose non siano andate per il verso giusto. Il clima si è evoluto in modo disastroso e chi sopravvive lo fa in condizioni terrificanti. L’oceano si è alzato e le città sono protette da giganteschi muri. Muri anche digitali. Internet non è una bella cosa per noi sceneggiatori, perché sappiamo bene come non ci sia nulla di più noioso che vedere un poliziotto alla scrivania che cerca notizie sul computer. Ecco perché ci siamo inventati il black out, una distruzione di tutti i dati, con l’analogico che torna a dominare sul digitale. Un qualcosa che ci porta a riflettere sulla nostra memoria, da proteggere. Mi piace che il nostro protagonista debba sporcarsi con il fango, debba girare e conoscere gente'.

Un volto, quello dell'Agente K, che ha i lineamenti di Ryan Gosling, letteralmente esaltato dal regista.

‘Nessuno ha notato che questo film è stato realizzato da due canadesi. Quando abbiamo iniziato a scrivere la storia Ridley Scott ha subito pensato a Ryan Gosling come protagonista, era entusiasta della storia, lui me l'ha proposto, e io trovai straordinaria la sceneggiatura e il personaggio, che era perfetto per Ryan. Nessuno altro avrebbe potuto interpretare l’Agente K e abbiamo subito escluso che ci potessero essere dei sostituti. Non aveva mai fatto film di questa portata, ma quando ha letto lo script se n’è innamorato. Non ho avuto difficoltà a convincerlo, ha accettato spontaneamente, si è ispirato all’Harrison Ford del primo capitolo ma il suo lavoro è un po’ più complesso rispetto al primo Blade Runner. E’ un uomo solo in un thriller esistenziale. Io amo gli attori che non fanno gli attori, amo coloro che diventano il personaggio, che lo incarnano perfettamente. Un attore come Clint Eastwood porta presenza, senso, senza neanche battere ciglio, ha il carisma necessario per poter raggiungere l’obiettivo senza muoversi. Sfumature emotive in modo spontaneo, come Harrison Ford. Perché Gosling? Perché è un artista straordinario, un attore di grandissimo talento, Ryan è in ogni inquadratura, il film pesa sulle sue spalle, ci sono pochi attori con il suo carisma. Ho scelto tutto il cast ma anche tutte le comparse, una ad una, su migliaia di proposte. Ho fatto tutto io'.

Un controllo totale, da parte di Villeneuve, di cui va giustamente orgoglioso.

‘Come sappiamo tutti il primo film è stato epocale, dal punto di vista estetico, lasciò il segno nella storia del Cinema, grazie ad atmosfere cupe e indimenticabili. Abbiamo voluto creare qualche analogia con il primo film, ho provato a ricreare lo stesso ambiente, a Los Angeles, ma peggiorato. La principale differenza è la neve, perché fa più freddo. Questo Blade Runner 2 è caratterizzato da momenti dark, ma ci sono anche momenti più bianchi, argentati, l’inverno è al centro delle sfumature e dei colori scelte da me e dal direttore della fotografia Roger Deakins. Ho avuto un controllo assoluto sul film, cosa rara per un regista, e ho potuto lavorare sui colori come meglio credevo. Il giallo è un colore importante, per me, non è di facile utilizzo per un direttore della fotografia ma Roger è il migliore al mondo'.


Può sembrare difficile da credere, visto e considerato che stiamo parlando di un film fantascientifico, eppure l'uso della CG è limitato, con Villeneuve che ha fatto costruire giganteschi set.

'Quando si fa un film sci-fi la CG è molto importante, è chiaro, ma da subito ho scelto di costruire tutti i set. Questo avevo chiesto alla produzione e questo mi avevano chiesto tutti gli attori. Niente green screen, abbiamo ricostruito tutto. Ho avuto il privilegio di lavorare con un budget che mi ha consentito di costruire tutti i set, tutti i veicoli, andando al di là dei miei sogni più sfrenati. Un film come si facevano un tempo, siamo tornati alle origini del cinema, con cose vere, e per questo ringrazio la produzione. E’ più facile anche per gli attori, che possono così concentrarsi sulle proprie emozioni e non sul green screen alle loro spalle. Mi piace lavorare con attori che abbiano delle idee, che contribuiscano con nuovi spunti, e questo può accadere solo se siamo davvero liberi. Lavorando con i green screen cambia tutto, devi fare continui calcoli, e poi odio il verde. Preferisco set reali, certo abbiamo anche usato la CG, ma in modo limitato'.

Tra gli attori, come detto, Sylvia Hoeks, 34enne attrice olandese nel 2013 scoperta da Giuseppe Tornatore con La migliore offerta. Per lei Blade Runner 2049 è un vero e proprio trampolino di lancio.

‘Non sarebbe mai potuta capitare offerta migliore rispetto a questa, sono felicissima di far parte di questo progetto. Lavoro per Jared Leto, sono il suo braccio destro, i nostri due personaggi hanno un rapporto complesso, con una relazione molto intensa. Il mio è un personaggio alla ricerca della propria identità, un po’ una Audrey Hepburn sotto acido. Uno degli aspetti che può attirare l’attenzione del pubblico è l’inedito lato femminile, ci sono donne forti in questo sequel. Lavoro con Robin Wright e ricordo che proprio il primo giorno ho girato una scena con lei ed è stata così gentile, anche se la scena in questione era molto intensa. Nel mio ruolo sono stata molto fortunata, perché ho potuto esplorare un’ampia gamma di elementi, una ricca tavolozza. E’ stato il ruolo più divertente della mia carriera. Jared è un attore che applica il metodo, ed è stato molto affascinante vederlo sul set, perché non è mai uscito dal personaggio. Non lo conoscevo, non avevo mai lavorato con un attore come lui. Quando si è presentato la prima volta che si siamo visti si è presentato come Wallace, personaggio del film'.

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50 anni pochi giorni prima di uscire in sala, Denis Villeneuve ha provato a spiegare il proprio rapporto con il tempo che passa e il perché abbia scelto di girare un film tanto difficile, con milioni di fan pronti a sotterrarlo di critiche.

‘Mi piace invecchiare, sono sempre più in pace con me stesso, gli ultimi anni sono volati. Ho fatto tanti film in poco tempo, ora potrò prendermi una pausa, riflettere sul mio cammino come regista, ho sempre avuto un modo ‘classico’ di fare cinema ed ora voglio riflettere su cosa fare nel mio futuro. Non ho accettato a cuor leggero questo film, ci sono voluti mesi prima di accettare. L’ho fatto sapendo che innanzitutto sarebbe stato fondamentale avere il controllo totale, con la consapevolezza che non avrei mai potuto sapere il tipo di accoglienza a cui sarebbe andato incontro. Sapevo che girando un sequel di un capolavoro, con poche possibilità di avere successo, avrei rischiato, ma l’ho accettato per il semplice amore che ho nei confronti del cinema. Per il me il cinema è arte e non ci può essere arte senza rischio. E’ stato un rischio eccezionale, ma la cosa non mi turba. Con arroganza posso dire che sia il miglior film che abbia mai girato'.

Prima dell'uscita in sala del film sono sbarcati on line due corti diretti da Luke Scott, 2036: Nexus Dawn e 2048: Nowhere to Run, in nessun modo riconducibili al regista canadese.

'Lo studios mi ha chiesto se fossi interessato a girare anche i corti ma non era possibile, perché non potevo fare sia il film che la parte promozionale, così li ha girati Luke. Se n’è occupato lui, li ho visti ma non ho partecipato in alcun modo al processo creativo. I produttori puntavano ad un follow up di Blade Runner, non posso dire se ci saranno prequel o spin-off, non ho mai avuto pressioni affinché questo titolo avesse un sequel. Non era mia responsabilità, magari ci sarà un sequel, chi può dirlo, ma non era mio compito deciderlo'.

Impossibile, poi, non chiedere che tipo di rapporto ci sia con il primo film del 1982, diretto da Ridley Scott.

‘E' un film fondamentale, per la passione che ho nei confronti del cinema. L’idea di diventare regista nacque quando vidi Blade Runner. Mi dissi che sarebbe stato un sogno, diventare regista. E’ un film che ha avuto un impatto visivo potente, su di me, all’epoca ero un appassionato di fantascienza, cercavo una visione matura del futuro, è stato un film fondamentale per la mia vita cinematografica'.

Da allora è nata per il regista la passione nei confronti della fantascienza, indubbiamente già percepita con Arrival.

‘Sono sempre stato attirato dai temi sci-fi, sin da piccolo. Erano quelli i libri che leggevo, da Verne ad Asimov, passando per le graphic novel. Hanno riempito la mia infanzia con dei sogni, poi ho studiato scienza, ero attirato dalla microbiologia. La fantascienza mi ha consentito di affacciarmi sull’ignoto, questo film mi ha permesso di esplorare i limiti della mente umana, l’esistenzialismo. Ci sono tanti libri stupendi sulla fantascienza, ma pochi film che la riguardano. Ecco perché sono grato a Christopher Nolan, perché credo ci abbia regalato grandi film sulla fantascienza'.

Trent'anni dopo gli eventi del primo film, il nuovo Blade Runner 2049 vede sul set Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Mackenzie Davis, Carla Juri, Lennie James, Dave Bautista e Jared Leto. L'agente K della Polizia di Los Angeles (Ryan Gosling) scopre un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. La scoperta di K lo spinge verso la ricerca di Rick Deckard (Harrison Ford), un ex-blade runner della polizia di Los Angeles sparito nel nulla da 30 anni.

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