Cloverfield: Recensione in Anteprima

Cloverfield (Cloverfield, Usa, 2008) di Matt Reeves; con Lizzy Caplan, Jessica Lucas, T.J. Miller, Michael Stahl-David, Mike Vogel, Odette Yustman.

22 maggio 2007. Robert è in partenza per il Giappone. Un'importante carica manageriale lo attende. Gli amici più intimi gli preparano una festa a sorpresa, per salutarlo nel modo migliore. La festa viene però bruscamente interrotta da quella che apparentemente sembra una scossa di terremoto. Tutti si precipitano sul tetto del palazzo per vedere gli eventuali danni, quando una tremenda esplosione illumina i cieli di New York. La testa della Statua della Libertà vola in strada, tra i palazzi si scorge una mostruosa figura. La città è sotto attacco, l'apocalisse si abbatte su Manhattan...

Cercare di analizzare Cloverfield tralasciando tutto quello che c'è stato e che c'è dietro è quasi impossibile. J.J. Abrams e Matt Reeves, vero regista della pellicola, mettono in scena qualcosa che definire innovativo è dire poco. Un genere, il disaster movie, totalmente rivitalizzato da una serie di trovate semplicemente geniali. Dopo la pazzesca campagna di marketing virale c'era il serio rischio che il film si presentasse come una buffonata, tutto fumo e niente arrosto, ma questo non è fortunatamente successo... anzi.

J.J. Abrams è un genio. Questo è ormai appurato. Raggiunto il successo in tv, J.J. ha semplicemente ripreso quegli ingredienti per riportarli sul grande schermo. Cloverfield infatti potrebbe tranquillamente passare come la puntata pilota di una nuova serie tv. Il film non ha praticamente una fine, le trovate e i colpi di scena si susseguono minuto dopo minuto e nulla, ma proprio nulla, ci viene spiegato in quelli che sono i 75 minuti standard di un bel pilot televisivo.

Tutto il film viene ripreso in soggettiva e attraverso un solo punto di vista, quello della telecamera amatoriale che Hud non molla mai per più di un'ora. Niente grandangolo, niente angolazioni particolari,niente riprese 'chiare'. L'effetto che ne viene fuori è doppio. Se da una parte è terribilmente fastidioso, visto che la camera non è mai ferma e l'effetto mal di mare è costante per tutto il film, dall'altra permette allo spettatore di immedesimarsi nei personaggi nel miglior modo possibile. Chi è in sala è dentro l'azione. L'ansia dei protagonisti della pellicola è la stessa che assale lo spettatore, portato a soffrire e a spaventarsi assieme a loro.

Buona parte delle splendide scene di panico, ovviamente studiate a tavolino, riescono incredibilmente a passare per 'reali', veritiere, con una New York devasatata da un mostro che riporta alla memoria l'attentato alle torri gemelle. Passati i primi 15-20 minuti di assoluta tranquillità, necessari per introdurre i personaggi, il panico e l'azione si impossessano della pellicola. Manhattan distrutta è impressionante per quanto riesca ad essere credibile. Gli effetti speciali sono di primissimo piano, soprattutto tenendo in considerazione i costi di produzione, e le trovate che infarciscono il tutto sono qualcosa di mai visto prima. Come abbiano fatto poi a spendere 'solo' 25 milioni di dollari, ottenendo questi incredibili risultati, resta il vero mistero di Cloverfield...

Il famigerato mostro, rimasto segretissimo per mesi e mesi, Abrams ce lo mostra pezzo per pezzo, centellinandolo con sapienza, fino alla visione totale che ce lo presenta in tutta la sua imponenza. Peccato che non sia solo lui l'unica sorpresa del film...

L'effetto 'amatoriale', magnificamente 'costruito', basti pensare alla strepitosa fotografia, è al tempo stesso il punto debole e il punto di forza del film. La trovata ha permesso ad Abrams di ridurre al minimo i costi di produzione, con una sola videocamera e un solo punto di vista, aumentando in maniera esponenziale gli effetti sorpresa, che arrivano allo spettatore nel momento stesso in cui arrivano ai protagonisti del film. Chi è in sala si chiede cosa stia accadendo fuori dall'inquadratura, se arriverà qualcosa pronto a spaventarlo, se ci saranno sorprese particolari per gli attori, visto che chi riprende, Hud, è preoccupato principalmente a fuggire, il tutto ripreso 'apparentemente' in maniera casuale. Si deve infatti parlare di pura e semplice apparenza, visto l'enorme lavoro fatto per coordinare le decine di comparse e i movimenti della videocamera, studiati in realtà nei minimi particolari.

L'idea della cassetta ritrovata riporta a The Blair Witch Project, ma a parte questo, e alle riprese amatoriali in soggettiva, il paragone non sussiste minimamente. The Blair Witch Project fu solo una riuscitissima operazione di marketing. Cloverfield è stata una grande operazione di marketing ma al tempo stesso un buonissimo esempio di cinema sperimentale e altamente innovativo.

Il film poi non spiega assolutamente nulla. Chi è il mostro, perchè è li, da dove viene, cosa vuole, Abrams non concede nessuna risposta a queste domande, concludendo il tutto con un finale che, 'ti amo' evitabilissimo a parte, sembra essere uscito da una puntata di Lost. Il tutto pensato e ideato in prospettiva di una 'seconda puntata', a questo punto certa e scontata. Una 'saga Cloverfield' potrebbe tranquillamente partire, anche se in quel caso tutte le 'trovate' di questo capitolo dovrebbero essere riviste e in caso rivalutate.

Indubbiamente non per tutti i palati, visto la particolarità in cui è girato, ma sicuramente perfetto per tutti quelli che amano il genere fantascientifico, con una serie infinita di misteri che finiscono per trasformare l'esperienza Cloverfield in "una grande giorntata". Film nato per dividere. Chi lo odierà profondamente e chi lo apprezzerà completamente... il sottoscritto rientra sicuramente nella seconda categoria.

Voto Federico: 7,5
Voto Gabriele: 7
Voto Carla: 7/8

  • shares
  • Mail
79 commenti Aggiorna
Ordina: