Il Petroliere di Paul Thomas Anderson, recensione in anteprima da Berlino

Il petroliere (There will be blood – U.S.A. 2007) di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis, Barry Del Sherman, Russell Harvard, Paul F. Tompkins, Kevin Breznahan, Jim Meskimen, Paul Dano, Kevin O’Connor, Ciarán Hinds, Dillon Freasier. Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) è un cercatore d’argento che opera nel lontano west alla fine del 1800. Vista la

il petroliere locandina americanaIl petroliere (There will be blood – U.S.A. 2007) di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis, Barry Del Sherman, Russell Harvard, Paul F. Tompkins, Kevin Breznahan, Jim Meskimen, Paul Dano, Kevin O’Connor, Ciarán Hinds, Dillon Freasier.

Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) è un cercatore d’argento che opera nel lontano west alla fine del 1800. Vista la scarsa fortuna con i metalli preziosi, Plainview passa all’oro nero, il petrolio e trova subito grande fortuna. Con la sua impresa a conduzione “famigliare”, il novello magnate gira l’America cercando nuovi giacimenti. Quando crede di aver trovato una buona occasione circuisce le famiglie del posto ammorbidendole portando agli incontri d’affari il figlioletto undicenne H.W.

Quando però si imbatte nell’occasione di poter sfruttare fino all’osso uno dei più ricchi giacimenti del far west un problema sorge e si fa ostacolo fra lui e il successo definitivo. Si tratta della comunità di fondamentalisti cattolici che imperversa in quei luoghi; comunità condotta dal giovane infervorato pastore Eli Sunday che ricatta di continuo Plainview. La cui crudeltà, efferatezza e volontà lo porteranno, però, ad aggirare tutti gli ostacoli sul suo cammino.

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C’era, e c’è tuttora per quanto riguarda il pubblico italiano, una spasmodica attesa nei confronti dell’ultimo film di Paul Thomas Anderson; e questo nonostante l’insuccesso di pubblico, ma non di critica, di “Ubriaco d’Amore” con Adam Sandler. Anderson trae le fila per intavolare il suo personale punto di vista sull’America dell’età dell’oro (nero) dalle prime 150 pagine del romanzo di critica sociale “Oil!” di Upton Sinclair e dalla biografia del petroliere Edward L. Doheny (1856-1935).

Il film che ne viene fuori è la solita emulsione di bizzarria, megalomania, poesia e ottimo cinema che caratterizza i film di P.T Anderson. Probabilmente ad attirare le attenzioni dell’Academy, che ha tributato a quesa pellicola otto nomination ai prossimi Oscar, è stato il forte afflato da film epico che permea il lavoro di Anderson. All’Academy, si sa, questo tipo di film piacciono un frego. Come spesso accade, però, e fortunatamente in questo caso visto il numero delle candidature, i vecchietti di Hollywood sembrano non avere inteso particolarmente bene le intenzioni del giovane regista. Che sì immerge il suo film in un’atmosfera e in una ambientazione classiche nella storia del cinema a stelle e strisce. Ma lo fa, come si diceva anche più sopra, in maniera tutta personale, sconsiderata, anticlassica e, volendo, a tratti dissacrante.

Come non parlare, poi, delle caratteristiche della messa in scena. Stranamente questo film ricorda, sicuramente per un caso fortuito, l’estetica sviscerata da Dominik nel suo recente, bellissimo e purtroppo sottovalutato “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford“.

Si percepisce la medesima volontà di cristallizare lo scorrere degli eventi diegetici, la ricerca di un nuovo modo per mostrare la lande brulle del vecchio west, la medesima stilizzazione (un po’ meno pesante per quanto riguarda Anderson) ed estetizzazione della messa in scena. Anderson, rispetto a Dominik, sembra quasi voler costruire una collezione di scene madri fortemente legate fra loro. L’effetto è decisamente memorabile, dacchè alcune scene rimarranno sicuramente impresse nella memoria dello spettatore: i primi minuti, poesia silenziosa allo stato puro; la carrellata sui binari del treno a seguire la macchina di Plainview; la lunga, incredibile, magnifica sequenza dello scoppio della trivella; tutto il bellissimo, stupefacente finale.

Certamente questa pellicola verrà anche ricordata per la maestosa interpretazione di Daniel Day Lewis nei panni di Plainview. L’attore, premio Oscar per “Il Mio Piede Sinistro”, dà magistralmente vita a un personaggio gigantesco, prototipo e allo stesso tempo parodia del magnate americano; un personaggio misantropo, crudele, terribilmente ambizioso, intelligente e scaltro. Accanto a lui un ottimo Paul Dano impersona il ruolo del sedicente capopolo religioso Eli Sunday, altrettanto arrivista e attaccato al denaro, naturale nemesi di Plainview, ma mai all’altezza del rivale. Peccato per qualche lungaggine di troppo, per l’episodio centrale del fratello di Plainview, funzionale all’evoluzione del personaggio di Day Lewis ma troppo improvviso e improvvisato, e per una colonna sonora particolarissima, in alcuni tratti estremamente funzionale e azzeccata, ma in altri difficilmente digeribile.

Voto Nicola: 9
Voto Gabriele: 10

Il film esce in Italia il 15 di febbraio.

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