Roma 2019, The Irishman, la recensione: l'Ultimo Capolavoro di Martin Scorsese

Epica e nostalgica saga criminale sulla criminalità organizzata del dopoguerra americano per Martin Scorsese.

30 anni dopo Quei Bravi Ragazzi, e 25 anni dopo Casinò, il maestro Martin Scorsese scrive la parola fine su un genere che ha scritto indelebili pagine di storia del cinema. Il 'mafia movie'. The Irishman, tratto dal libro ​“L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, vede il regista newyorkese ritrovare due dei suoi attori feticcio come Robert De Niro e Joe Pesci, con Al Pacino al debutto dinanzi al gigantesco Scorsese, 76enne in grado di girare un film fluviale, di 210 minuti, spiazzante nella sua evoluzione e nei suoi mancati virtuosismi, di monumentale bellezza.

Grazie ad un massiccio utilizzo di CG, costata decine e decine di milioni di dollari e oltre sei mesi di post-produzione, i protagonisti di The Irishman appaiono ringiovaniti, abbracciando mezzo secolo di storia americana. Dagli anni anni '50 ai '60, tra Kennedy, Castro e la baia dei Porci, passando per i '70, gli '80, i '90. Il tempo, e il suo lento ma inesorabile progredire, è la colonna portante di un film che inaspettatamente guarda ad un mondo criminale evitandone la solita 'spettacolarizzazione'.

I mafiosi di The Irishman portano avanti un lavoro, neanche fossero semplici impiegati, vivendo una quotidianeità segnata dalla banalità di un male apparentemente noioso, ripetitivo, monotono. Scorsese si prende tutto il suo tempo per dipingere personaggi legati tra di loro da un patto di estrema fedeltà, che si fa ovviamente semplice omertà, ma come tutti noi costretti prima o poi a dover affrontare un concetto tutt'altro che astratto. La mortalità, dalla quale è impossibile sfuggire.

Produttivamente parlando mastodontico, nel coprire decenni tanto differenti mantenendo comunque una credibilità storica impressionante, The Irishman è quanto mai coraggioso nel suo lento, poco appariscente e stratificato sviluppo, che esplode poco dopo un'ora grazie all'ingresso di un gigantesco Al Pacino, nei panni di Jimmy Hoffa, storico leader sindacale 'scomparso' il 30 luglio del 1975. Scorsese e Steven Zaillian, sceneggiatore premio Oscar per Schindler's List, rendono omaggio ad una figura alle nuove generazioni sconosciuta, provando a ricostruire quanto avvenuto in quegli anni proprio attraverso l'amicizia con Frank Sheeran, qui interpretato da un sontuoso De Niro. Vedere i due sul set, 25 anni dopo Heat - La sfida, è un trionfo per gli occhi di qualsiasi cinefilo. L'alchimia tra i due, amici da sempre, riempie lo schermo ad ogni scena di coppia, mentre Joe Pesci, di fatto scomparso negli ultimi due decenni, sbalordisce grazie ad un personaggio secondario ma inatteso, perché lontanissimo dal furente e leggendario Tommy DeVito di Quei Bravi Ragazzi.

Pesci lavora meravigliosamente di sottrazione, interpretando un boss che non si sporca mai le mani, se non per aggiustare motori delle auto, e non alza mai la voce. Siciliano di origine, il suo Russell Bufalino si concede dialoghi in uno stentato italiano che rendono necessaria una visione del film in lingua originale, mentre decenni, ringiovanimenti, invecchiamenti e salti temporali si susseguono con perfetta risoluzione, grazie al solito sapiente lavoro della montatrice Thelma Schoonmaker.

Entrati lentamente nella storia, dalla lunghezza imponente e probabilmente eccessiva, The Irishman divampa in tutta la sua forza, facedosi struggente opera senile in cui è il tempo che passa l'indiscusso protagonista, con la sua solitudine, i rimorsi, i tradimenti, i sensi di colpa, il bisogno di redenzione, di conforto, di autentica assoluzione. Attorno all'irlandese De Niro cadono amici, mogli e colleghi, con le figlie in fuga e decenni di segreti mantenuti intatti, custoditi gelosemente da una memoria storica che non perde mai contatto con la realtà. L'ultima crepuscolare parte di The Irishman, commovente nella sua epica umanità, vira verso una travolgente malinconia, segnata dai volti invecchiati di un toccante Pesci, tremante, coperto dalle rughe e con catetere, e di un ritrovato De Niro, in questo 2019 tornato ai dimenticati fasti di un tempo prima con Joker e ora con questo Frank Sheeran, ultimo e solitario mohicano di una criminalità dai precisi codici etici e morali.

C’era una volta la mafia americana, parrebbe dire Scorsese nell’omaggiare Sergio Leone in questa nostalgica saga sulla criminalità organizzata del dopoguerra USA raccontata attraverso gli occhi di un maestro che ha deciso di cambiare registro, rispetto alle spregiudicate precedenti incursioni nel genere, facendosi più paziente, misurato e ancor più maturo, regalando al mondo un capolavoro 'definitivo' che sarà onestamente impossibile dimenticare.

Voto di Federico 9.5

The Irishman (Usa, 2019) di Martin Scorsese; con Robert De Niro, Al Pacino, Bobby Cannavale, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Larry Romano, Dominick LaRuffa Jr., Jeremy Luke, Joseph Russo, Jack Huston, Stephen Graham, Kathrine Narducci, Domenick Lombardozzi, Anna Paquin - Dal 4 al 6 novembre in Cinema selezionati. Su Netflix dal 27 novembre.

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