Cineblog Consiglia: Porto della mia Infanzia

Porto della mia Infanzia (Porto Da Minha Infancia – Portogallo 2001) di Manoel de Oliveira con Augustina Bessa-Luis, Maria de Medeiros, Leonor Silveira, Leonor Baldaque, José Wallenstein. Stanotte, Martedì 10 Marzo, 00.45 Raitre Documentario sulla città di Porto, secondo centro portoghese dopo Lisbona, e città natale del regista Manoel de Oliveira, che la racconta come

porto minha locandinaPorto della mia Infanzia (Porto Da Minha Infancia – Portogallo 2001) di Manoel de Oliveira con Augustina Bessa-Luis, Maria de Medeiros, Leonor Silveira, Leonor Baldaque, José Wallenstein.

Stanotte, Martedì 10 Marzo, 00.45 Raitre

Documentario sulla città di Porto, secondo centro portoghese dopo Lisbona, e città natale del regista Manoel de Oliveira, che la racconta come solo chi l’ha vissuta può fare.

Si potrebbe passare per eccessivamente nostalgici dicendo che molto del miglior cinema che si vede sugli schermi in questi anni proviene dall’ancor vivida ed originale creatività di registi non proprio di primo pelo se non, in molti casi, più che ottuagenari, come Rohmer e, naturalmente, Manoel de Oliveira. Non si vorrebbe qui sottolineare, come accade spesso, l’incredibile prolificità di questo autore portoghese, che proprio quest’anno compie cento anni, ma la qualità dei suoi lavori, che pur con inevitabili discontinuità visto la mole della sua produzione, è sempre sorprendentemente alta.

Spesso snobbato dai riconoscimenti festivalieri, Oliveira presentò, a pochi anni da quello che forse è uno dei suoi lavori più intensi, Palavra e Utopia, questo breve ed intenso documentario in occasione del Festival di Venezia del 2001, suscitando commosse ed entusiastiche reazioni da parte del pubblico.

Ciò non stupisce: anche se Oliveira è spesso considerato un autore di difficile digeribilità (ricordo ancora i molti spettatori addormentati o allo stremo delle forze in occasione della prima veneziana di Palavra e Utopia), Porto da minha infancia, è un’opera di rara intensità, specie nella misura in cui, dove forse ci si potrebbe aspettare un tono nostalgico e all’insegna dei “bei tempi andati”, prevale invece la lucidità di uno sguardo che mescola, senza preferenze, la città del ricordo a quella dell’attualità.

De Oliveira si cala in prima persona nel flusso del racconto, cantando, interpretando, con baffoni di ordinanza, la scena di una commedia che aveva visto rappresentare da ragazzo (Miss diavolo), e mescolando la storia della città a quella personale, raccontandola sia attraverso i propri occhi (ed una seducente voce over), sia per mezzo di un’antidiluviana cinepresa che sta lì, a rappresentare la passione per quel cinema a cui il regista si è così a lungo e così profondamente dedicato.

Da segnalare anche un’intensa Maria de Medeiros, conosciuta anche dal pubblico italiano per le sue interpretazioni in film come “Il resto di niente” e “Honolulu baby”.

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