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Alberi erranti, il film di Salvatore Mereu tra formazione e autorità genitoriale

Con Alberi erranti , Salvatore Mereu porta al cinema un’opera di rara ambizione: quasi tre ore di racconto ambientato in una Sardegna arcaica e fuori dal t

4 Novembre 2026 23:47

Con Alberi erranti, Salvatore Mereu porta al cinema un’opera di rara ambizione: quasi tre ore di racconto ambientato in una Sardegna arcaica e fuori dal tempo, adattato dal romanzo di Alberto Capitta Alberi erranti e naufraghi. Il film ha debuttato al mondo nel Concorso internazionale della 79ª edizione del Locarno Film Festival, confermando Mereu tra i registi italiani più attenti alla specificità culturale e narrativa della propria terra.

Un romanzo sardo al centro del film

La fonte letteraria è già di per sé un segnale preciso sulla natura del progetto. Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta è un’opera che intreccia destini familiari con la densità quasi mitologica del paesaggio sardo, e Mereu — co-sceneggiatore oltre che regista — non ha cercato di alleggerire quella materia, bensì di abitarla fino in fondo.

Il film segue tre famiglie e il peso che gli adulti esercitano nel decidere cosa i loro figli debbano diventare. È un tema tanto universale quanto radicato in un contesto specifico: la Sardegna che il film costruisce non è una cartolina né un’ambientazione folkloristica, ma uno spazio narrativo arcaico e senza tempo, capace di contenere la fiaba e il romanzo di formazione contemporaneamente. Questa doppia natura — ballata popolare e storia di crescita — è probabilmente la scommessa più difficile che Alberi erranti si pone, e anche la più interessante.

Locarno 2026: il film in concorso internazionale

La selezione nel Concorso internazionale di Locarno non è un dettaglio marginale. Il festival svizzero è da decenni uno dei più attenti alle cinematografie che lavorano ai margini dei grandi circuiti commerciali, valorizzando autori che scelgono tempi e forme proprie. Per Mereu, la vetrina di Locarno rappresenta un riconoscimento alla coerenza di un percorso autoriale che non ha mai ceduto alle semplificazioni del mercato.

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La premiere mondiale nell’agosto del 2026 ha permesso al film di confrontarsi con un pubblico e una critica internazionali, aprendo il dibattito su una cinematografia italiana — quella sarda in particolare — che continua a produrre opere di sostanza quando trova le condizioni per farlo. Il profilo del film su Wikipedia documenta i dati essenziali della produzione e della distribuzione.

Tre ore per tre famiglie: la scelta della durata

Quasi tre ore di film: una misura che nel panorama contemporaneo segnala sempre una precisa posizione estetica. Mereu non sembra interessato a comprimere la storia nei formati standard della distribuzione, e la durata di Alberi erranti riflette la volontà di lasciare che i personaggi, le famiglie e i paesaggi respirino secondo i propri ritmi.

Le tre famiglie al centro della narrazione non sono semplici nuclei narrativi: incarnano diversi modi in cui l’autorità genitoriale si esercita, si incrina, si tramanda o si spezza. L’idea che gli adulti si arroghino il diritto di definire il futuro dei figli è un tema che attraversa la letteratura di formazione da sempre, ma Mereu lo radica in un contesto culturale preciso, dove le tradizioni e le aspettative hanno un peso specifico diverso da quello delle metropoli contemporanee.

La struttura del film — più vicina alla ballata che al racconto lineare — permette di accumulare dettagli, silenzi, ripetizioni quasi rituali, costruendo un affresco che si comprende pienamente solo nella sua interezza. È un cinema che chiede disponibilità, e che in cambio offre un’esperienza difficilmente riducibile a una sinossi.

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Lorenzo Richelmy nel cast di Mereu

Lorenzo Richelmy è tra gli interpreti del film. La sua presenza nel cast di un’opera così lontana dai circuiti mainstream è significativa: Richelmy, noto al grande pubblico per produzioni di ben altro respiro commerciale, sceglie qui un terreno narrativo esigente, in cui il registro recitativo deve adattarsi a una Sardegna fuori dal tempo costruita da Mereu con cura quasi antropologica.

Il cinema di Mereu ha sempre avuto un rapporto particolare con gli attori: li inserisce in ambienti che li trasformano, li espone a una fisicità del paesaggio che diventa parte della performance. Non è difficile immaginare come questo approccio abbia influenzato il lavoro sul set di Alberi erranti, dove la dimensione fiabesca e quella realistica devono coesistere senza che l’una annulli l’altra.

Salvatore Mereu e il cinema sardo come forma d’autore

Mereu è uno dei registi italiani che più coerentemente ha costruito la propria poetica intorno alla Sardegna — non come sfondo esotico, ma come sistema di valori, tensioni e contraddizioni da esplorare con gli strumenti del cinema d’autore. Alberi erranti si inserisce in questa traiettoria con la consapevolezza di chi non cerca il consenso immediato ma la tenuta nel tempo.

Adattare un romanzo come quello di Capitta — con la sua densità letteraria e la sua radicazione culturale — richiede una fedeltà che non è mai semplice trasposizione, ma riscrittura in un altro linguaggio. Mereu e i suoi co-sceneggiatori hanno scelto di mantenere la complessità dell’opera originale, accettando il rischio di un film che non si lascia consumare facilmente ma che, proprio per questo, può lasciare un segno duraturo.

Dopo il debutto a Locarno, Alberi erranti è ora il film di cui si attende con interesse la distribuzione italiana: un’opera che merita di trovare il suo pubblico nelle sale, tra spettatori disposti a concederle il tempo che richiede e che, in cambio, promette.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.