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Anna Magnani: da aspirante pianista a simbolo del cinema italiano

Ripercorriamo la carriera di Anna Magnani, dai primi passi nella rivista e a teatro fino alla consacrazione a Hollywood con l’Oscar per La rosa tatuata.

Anna Magnani è una delle più grandi attrici, se non la più grande in assoluto, rappresentante di un cinema italiano che dal secondo Dopoguerra in poi segnò una tappa indelebile nell’immaginario italiano, a partire dal periodo Neorealista con la disperata corsa di Sora Pina in Roma Città aperta, passando per la consacrazione a Hollywood con l’Oscar per La rosa tatuata e culminare nella struggente Mamma Roma di Pasolini.

Anna Magnani nasce e cresce in un ambiente familiare quasi tutto al femminile, che ne forgerà un carattere forte, ma anche fragile nel suo costante bisogno di amore. Nel suo percorso di crescita Anna sarà abbandonata dal padre e poi dalla madre, fortuna volle che Anna poté contare sulla nonna materna che la crescerà, ma nonostante ciò la futura attrice sentirà forte la mancanza di un padre purtroppo mai conosciuto e che per un lasso di tempo cercherà anche, senza successo, di rintracciare.

Ho capito che non ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.

Dopo aver abbandonato i suoi studi di aspirante pianista presso il conservatorio, nel gennaio 1927 Anna Magnani inizia a frequentare con Paolo Stoppa la scuola di arte drammatica Eleonora Duse, e come molti attori e comici dell’epoca l’attrice debutta in una compagnia teatrale al fianco di Stoppa, per poi cimentarsi con la rivista al fianco di Totò e il duo Garinei e Giovannini, palcoscenico che sarà un trampolino di lancio per il cinema. Il primo ruolo cinematografico di rilievo per Anna Magnani è in La cieca di Sorrento (1934) seguito da Cavalleria (1936) diretto dall’allora marito Goffredo Alessandrini dal quale si separerà nel 1940. Nel 1938 prese parte al film La principessa Tarakanova con la voce di Marcella Rovena, seguirono svariati ruoli secondari, ma la svolta arriva con Teresa Venerdì (1941) di Vittorio De Sica dove interpreta Loretta Prima, artista di varietà. Nel 1943 è la gelosa fruttivendola Elide in Campo de’ Fiori in cui recita con Aldo Fabrizi.

Dopo essere diventata mamma di Luca, frutto di una relazione con l’attore Massimo Serato che abbandonò lei e il figlio, Anna Magnani recita in Finalmente soli (1942) doppiata Tina Lattanzi e tre anni dopo diventerà il simbolo del Neorealismo con il ruolo di Pina (la ‘Sora Pina’ ispirato alla figura di Teresa Gullace) nel capolavoro Roma città aperta di Roberto Rossellini che le valse il primo Nastro d’argento.

Nel 1947 Anna Magnani vince il suo secondo Nastro d’argento e il premio per la miglior attrice al Festival di Venezia per il film L’onorevole Angelina diretto da Luigi Zampa. Nel 1950 Magnani recita in Vulcano, le riprese si terranno in contemporanea al film di Roberto Rossellini, Stromboli (Terra di Dio) con Ingrid Bergman, nel periodo immediatamente successivo alla fine della relazione tra Rossellini e Anna Magnani. L’anno successivo l’attrice interpreta una madre troppo ambiziosa in Bellissima (1951) in cui appare anche un mellifluo Walter Chiari. Il film segnerà un ritorno al successo di Luchino Visconti dopo il flop di La terra trema (1948) ispirato a I Malavoglia di Giovanni Verga. Nel 1952 Magnani interpreta Anita Garibaldi nel film Camicie rosse, affiancata da Raf Vallone e diretta dall’ex marito Goffredo Alessandrini, con cui si scontrerà aspramente sul set prima della fine delle riprese (portate a termine dall’aiuto regista, l’allora debuttante Francesco Rosi).

Nel 1955 il mito di Anna Magnani viene consacrato anche da Hollywood grazie al ruolo in La rosa tatuata di Daniel Mann. Tennessee Williams aveva scritto “La rosa tatuata” come opera teatrale espressamente per Anna Magnani, ma l’attrice non conosceva abbastanza l’inglese per affrontare il palcoscenico e così il drammaturgo accettò di cedere i diritti per farne un film. Anna Magnani nel film interpreta Serafina, una sarta e moglie devota tradita dal marito camionista interpretato da Burt Lancaster. Il film conquista tre Oscar, incluso uno assegnato alla Magnani come migliore attrice protagonista. Per lo stesso ruolo vincerà anche un BAFTA quale migliore attrice internazionale dell’anno e il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico. La Magnani non presenziò alla cerimonia, con l’Oscar consegnato da Jerry Lewis che venne ritirato da Marisa Pavan, anche lei candidata come migliore attrice non protagonista per lo stesso film.

Ormai lanciatissima a livello internazionale nel 1958 Anna Magnani vince il premio come miglior attrice al Festival di Berlino per il dramma Selvaggio è il vento (1957) di George Cukor in cui recita al fianco di Anthony Quinn e Anthony Franciosa. Per lo stesso ruolo vince anche il suo primo David di Donatello come migliore attrice e viene candidata per la seconda volta al premio Oscar, che quell’anno venne assegnato a Joanne Woodward per La donna dai tre volti (1957). Nel 1959 Magnani vince il suo secondo David di Donatello per il film Nella città l’inferno (1958) di Renato Castellani, pellicola interpretata con Giulietta Masina e ambientata in un carcere femminile. Nel 1960 l’ultimo ruolo a Hollywood per l’attrice nel film Pelle di serpente di Sidney Lumet, altro ruolo scritto appositamente per lei da Tennessee Williams.

Nel 1960 Magnani rifiuta il ruolo di Cesira in La ciociara, parte che andrà a Sophia Loren che era stata già scritturata per la parte della figlia Rosetta e che per la parte di Cesira vincerà un Oscar; la Magnani all’epoca si considerava troppo matura per il personaggio e non voleva interpretare la madre di Sophia Loren. Lo stesso anno l’attrice affianca Totò e Ben Gazzara nella commedia Risate di gioia di Mario Monicelli che non ebbe il successo sperato, Totò e Magnani si rivelano una coppia strepitosa, ma forse il pubblico si aspettava un film più comico rispetto al tono malinconico della storia.

Nel 1962 Magnani diventa Mamma Roma per Pier Paolo Pasolini, purtroppo la collaborazione tra regista e attrice si rivela conflittuale, ma nonostante ciò il film viene ben accolto dalla critica, anche se gli incassi in Italia non furono all’altezza. Nel 1963 Magnani recita nella commedia francese di scarso successo La pila della Peppa; nel 1965 interpreta una mamma che insieme alla famiglia cerca disperatamente di attraversare la strada in una capitale congestionata dal traffico per raggiungere il bar di fronte nell’episodio “La Famiglia” del film Made in Italy di Nanni Loy.

Gli ultimi ruoli della Magnani la vedono al fianco di Anthony Quinn, Virna Lisi, Renato Rascel e Giancarlo Giannini in Il segreto di Santa Vittoria (1969), una produzione americana girata in Italia da Stanley Kramer che valse alla Magnani una candidatura alla migliore attrice al Golden Globe e nel 1972 l’attrice recita un cameo non accreditato nel film Roma di Federico Fellini e interpreta la moglie di un prigioniero politico interpretato da Marcello Mastroianni nel film per la tv Correva l’anno di grazia 1870 di Alfredo Giannetti.

Filmografia

Scampolo, regia di Augusto Genina (1928) – non accreditata
La cieca di Sorrento, regia di Nunzio Malasomma (1934)
Tempo massimo, regia di Mario Mattoli (1934)
Quei due, regia di Gennaro Righelli (1935)
Cavalleria, regia di Goffredo Alessandrini (1936)
Trenta secondi d’amore, regia di Mario Bonnard (1936)
La principessa Tarakanova, regia di Mario Soldati (1938)
Una lampada alla finestra, regia di Gino Talamo (1940)
La fuggitiva, regia di Piero Ballerini (1941)
Teresa Venerdì, regia di Vittorio De Sica (1941)
Finalmente soli, regia di Giacomo Gentilomo (1942)
La fortuna viene dal cielo, regia di Ákos Ráthonyi (1942)
L’avventura di Annabella, regia di Leo Menardi (1943)
La vita è bella, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1943)
Campo de’ fiori, regia di Mario Bonnard (1943)
L’ultima carrozzella, regia di Mario Mattoli (1943)
Il fiore sotto gli occhi, regia di Guido Brignone (1944)
Quartetto pazzo, regia di Guido Salvini (1945)
Roma città aperta, regia di Roberto Rossellini (1945)
Abbasso la miseria!, regia di Gennaro Righelli (1945)
Un uomo ritorna, regia di Max Neufeld (1946)
Il bandito, regia di Alberto Lattuada (1946)
Avanti a lui tremava tutta Roma, regia di Carmine Gallone (1946)
Abbasso la ricchezza!, regia di Gennaro Righelli (1946)
L’onorevole Angelina, regia di Luigi Zampa (1947)
Lo sconosciuto di San Marino, regia di Michał Waszyński e Vittorio Cottafavi (1947)
Assunta Spina, regia di Mario Mattoli (1948)
L’amore, regia di Roberto Rossellini (1948)
Molti sogni per le strade, regia di Mario Camerini (1948)
Vulcano, regia di William Dieterle (1950)
Bellissima, regia di Luchino Visconti (1951)
Camicie rosse, regia di Goffredo Alessandrini (1952)
La carrozza d’oro (Le carrosse d’or), regia di Jean Renoir (1952)
Siamo donne, regia di Luchino Visconti (V episodio) (1953)
Carosello del varietà, regia di Aldo Quinti, Aldo Bonaldi (1955)
La rosa tatuata (The rose tattoo), regia di Daniel Mann (1955)
Suor Letizia, regia di Mario Camerini (1957)
Selvaggio è il vento (Wild is the wind), regia di George Cukor (1957)
Nella città l’inferno, regia di Renato Castellani (1959)
Pelle di serpente (The fugitive kind), regia di Sidney Lumet (1959)
Risate di gioia, regia di Mario Monicelli (1960)
Mamma Roma, regia di Pier Paolo Pasolini (1962)
La pila della Peppa (Le magot de Josefa), regia di Claude Autant-Lara (1963)
La Famiglia, episodio di Made in Italy, regia di Nanni Loy (1965)
Il segreto di Santa Vittoria (The secret of Santa Vittoria), regia di Stanley Kramer (1969)
Roma, regia di Federico Fellini (1972)
Correva l’anno di grazia 1870, regia di Alfredo Giannetti (1972)