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Black Widow: recensione del film Marvel Studios

Black Widow di Scarlett Johansson ha finalmente debuttato nel suo tanto atteso film in solitaria, a undici anni dal debutto del personaggio nell’UCM.

Black Widow aka Vedova Nera ha finalmente debuttato nel suo tanto atteso film in solitaria, a undici anni dal debutto del personaggio nel sequel Iron Man 2 e purtroppo dopo la sua morte avvenuta in Avengers: Endgame, giro di boa dell’Universo Cinematografico Marvel, dove l’abbiamo vista dare la vita su Vormir allo scopo di ottenere la gemma dell’Anima davanti ad un disperato ed impotente Clint Barton aka Occhio di Falco che sarà l’ultimo a vedere viva l’amata supereroina.

“Black Widow” prende il via con un incipit ambientato negli anni novanta che ci mostra la famiglia di Natasha, in realtà una fittizia famiglia sotto copertura di russi in territorio americano composta dalla sorella Yelena, dalla madre Melina Vostokoff (Rachel Weisz) e dal padre Alexei Shostakov / Guardiano Rosso (David Harbour). A missione compiuta e dopo una rocambolesca fuga, Alexei e Melina si ritroveranno arrestati dai loro superiori e le due ragazzine separate da loro e avviate al loro addestramento per diventare Vedove Nere. Anni dopo Vedova Nera in fuga e braccata come parte degli Avengers per aver violato gli Accordi di Sokovia, approda a Budapest dove ritrova la sorella Yelena (Florence Pugh) e grazie a lei scopre che non solo lo spietato direttore della “Stanza Rossa” Dreykov (Ray Winstone) non è morto come pensava, ma ha portato il livello di controllo della Vedove Nere oltre l’immaginabile trasformandole in automi privi di volontà. Ora la missione delle due sorelle è trovare Dreykov e porre fine all’abominevole progetto della “Stanza Rossa” grazie ad un antidoto che permetterà loro di liberare le altre “sorelle” dal giogo di Dreykov, e la prima tappa sarà scoprire dove si trovano i loro genitori “surrogati” e convincerli ad aiutarle.

Bisogna ammettere che il film di Black Widow è valsa la lunga attesa, oltremodo prolungata dall’insorgere della pandemia di Covid-19, ma ora possiamo finalmente conoscere il passato della Natasha Romanoff di Scarlett Johansson e scoprire tutto sulle sue origini, la sua famiglia e l’organizzazione segreta nota come “Stanza Rossa” che da ragazzina l’ha addestrata, potenziata e allevata per diventare la perfetta assassina.

Ambientato dopo gli eventi di Captain America: Civil War, il film di Black Widow si avvicina per stile e tono e tematiche a Captain America: The Winter Soldier e alla recente serie tv The Falcon and the Winter Soldier. Il film è diretto dalla regista Cate Shortland al suo debutto nel’UCM e con un curriculum che include regie del dramma Somersault e dei thriller Lore e Berlin Syndrome – In ostaggio. Il tocco femminile in “Black Widow “non solo è evidente, ma si dimostra qualcosa di necessario poiché l’intera sceneggiatura ad opera di Eric Pearson (Thor: Ragnarok, Godzilla vs. Kong) ruota sulla costruzione di un passato di Natasha legato a doppio filo all’amata sorella e ai genitori che le hanno allevate, per questo il personaggio di “Red Guardian” nei fumetti marito di Natasha qui diventa per lei una figura paterna nonché bonario e fanfarone supereroe in disarmo.

“Black Widow” si destreggia su più fronti, c’è indubbia chimica tra le due protagoniste con Florence Pugh che si dimostra pronta a ricevere il testimone di nuova Vedova Nera dell’UCM e che rivedremo in qualche futura miniserie tv di Disney +, molto probabilmente al fianco del Clint Barton di Jeremy Renner. Invidiabile anche il ricercato equilibrio tra serio e faceto, con tocchi di umorismo piazzati qua e là con indubbia dovizia, la più divertente è la sorprendente Melina di Rachel Weisz che si cimenta in “siparietti” irresistibili, ma ci sono momenti emotivamente coinvolgenti in cui ci si commuove e si assiste al rinsaldarsi di un legame familiare che va ben oltre quello di sangue.

“Black Widow” non manca di momenti spettacolari, con sequenze mozzafiato che rievocano i rutilanti franchise Fast & Furious e Mission: Impossible, naturalmente c’è l’impeccabile e inquietante supercattivo mascherato Taskmaster pronto a ricordarci che stiamo guardando un film di supereroi, ma che poi diventa un escamotage per raccontare un’ulteriore pezzo del passato di Natasha in cui scopriremo cosa ha fatto in quel di Budapest con il supporto di Occhio di Falco.

La “Black Widow” di Johansson da il suo saluto all’UCM con stile e l’indubbia classe che l’ha sempre contraddistinta, Marvel alla fine si è fatta perdonare la lunga attesa per un film che i fan agognavano da tempo, ha trovato una degna sostituta per Scarlett Johannson e aperto la strada ad un altro potenziale franchise davvero molto promettente.