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Di cosa parla Tre Ciotole, il film tratto dal romanzo di Michela Murgia

Tre Ciotole, il film tratto dal capolavoro di Michela Murgia, propone tutta la complessità dei sentimenti.

2 Ottobre 2025 22:00

“Tre Ciotole”, il film tratto dal romanzo di Michela Murgia è uno dei titoli più attesi della nuova stagione cinematografica.

Il cinema italiano torna a dialogare con la letteratura e lo fa con un titolo che, senza ombra di dubbio, porterà in sala emozioni forti e riflessioni profonde. Tre ciotole, trasposizione del romanzo di Michela Murgia, non è solo un omaggio a una delle voci più significative della narrativa italiana recente, ma anche una produzione ambiziosa che nasce da una collaborazione tra Italia e Spagna.

Alla regia troviamo Isabel Coixet, autrice sensibile e raffinata che ha fatto della delicatezza e dell’intensità il suo marchio di fabbrica. A darle corpo e voce due interpreti di altissimo livello: Alba Rohrwacher ed Elio Germano, capaci di trasformare ogni ruolo in un’esperienza emotiva totalizzante.

Tre Ciotole: la complessità dei sentimenti

Il film, presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, si presenta come un viaggio corporeo e sentimentale che non lascia indifferenti. Michela Murgia, attraverso la scrittura, ha spesso affrontato i temi della fragilità, del lutto e della trasformazione. Isabel Coixet raccoglie questo testimone e lo porta sullo schermo, cercando di mantenere intatta la densità poetica del testo originario. L’operazione non è semplice, perché adattare Murgia significa saper restituire la sua profondità senza scadere nella retorica.

Al centro della storia troviamo Marta e Antonio, una coppia che vive il peso di un amore arrivato ormai al capolinea. La decisione di separarsi diventa un punto di rottura che apre voragini emotive difficili da colmare.

Di cosa parla Tre Ciotole
La trama del film Tre Ciotole, una collaborazione italiana e spagnola (Foto Instagram – cineblog.it)

Antonio, chef affermato, si rifugia nella dimensione rassicurante del lavoro, mentre Marta affronta un dolore che si trasforma in qualcosa di ancora più concreto: il suo corpo, infatti, sembra rifiutare qualsiasi forma di nutrimento. Quello che appare come un malessere temporaneo si rivela ben presto una condizione patologica complessa, una risposta fisica a una frattura interiore.

La scelta di Coixet è quella di non spostare lo sguardo altrove. La regista osserva Marta con una vicinanza quasi palpabile, lasciando che il silenzio, i gesti e le pause raccontino tanto quanto le parole. Rohrwacher, da parte sua, offre un’interpretazione che si preannuncia magnetica, restituendo l’idea di un corpo che diventa metafora di un’anima ferita. Elio Germano, con il suo talento camaleontico, porta in scena un Antonio diviso tra il bisogno di fuggire e la responsabilità di affrontare le conseguenze di una scelta definitiva.

Tre ciotole non è un film che cerca facili soluzioni o finali rassicuranti. È un’opera che accoglie la complessità dei sentimenti e la difficoltà di elaborare un dolore che si incarna nella quotidianità. La forza del progetto sta proprio in questo: trasformare la pagina scritta in immagini che hanno la stessa potenza evocativa. Dopo Toronto, l’attesa per la distribuzione nelle sale italiane è altissima, perché questo film promette di diventare uno dei momenti più significativi della prossima stagione cinematografica. Un viaggio che chiede di essere affrontato senza difese, proprio come accade con i libri di Michela Murgia.