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Enzo Sciotti, muore il grande illustratore italiano di locandine per i film

Migliaia di locandine alle spalle, con i suoi disegni Enzo Sciotti ha raccontato diverse stagioni del cinema italiano e internazionale

A settembre Enzo Sciotti avrebbe compiuto settantasei anni. Una vita passata a disegnare, o forse sarebbe più corretto dire illustrare. Lui che di locandine ne ha concepite e curate a bizzeffe, esperto in un’arte ahinoi desueta, ma che a tutt’oggi non smette di affascinare. Oltre tremila manifesti, per lanciare l’uscita in sala oppure, successivamente, ai fini della commercializzazione in home video, Sciotti ha esercitato questa sua passione per circa trent’anni. Sul suo account Instagram un messaggio che annuncia e conferma la sua dipartita.

Ciao a tutti gli amici virtuali, da oggi non potrò più farvi vedere i miei manifesti, di cui sono tanto orgoglioso, è stato un piacere e un onore interagire con tutti voi. Io sono volato via e vi tengo tutti nel cuore. Alla prossima vita.

Sciotti comincia da piccolo, e autodidatta lo rimarrà sempre. Con l’incremento delle produzioni in Italia, siamo negli anni ’60, il nostro si presenta da chi di dovere con alcuni disegni per proporsi ad uno studio di grafica per poster cinematografici: è la svolta. Da allora praticamente non smette più, mettendosi in proprio una quindicina d’anni dopo, quando il cosiddetto poster rappresenta forse l’elemento principe rispetto alla promozione di un film.

Un metodo di lavoro particolare il suo, che si basava per lo più su suggestioni tratte da fonti come trama e qualche foto di scena; a quanto pare non vedeva mai i film prima di prendere in mano la matita. Di recente si era occupato degli artwork di alcune edizioni speciali distribuite da Midnight Factory, lui che non si è certo fatto limitare da un genere solo, per quanto l’horror e il b-movie li abbia bazzicati parecchio.

La genesi del suo contributo al settore comincia però inevitabilmente dalla commedia all’italiana, sebbene lo sviluppo del suo stile e del suo tratto, specie a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, lascino erroneamente supporre radici di altro tipo. Per Lucio Fulci, per dirne una, curò la locandina di …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà, in cui si vede una creatura antropomorfa che in realtà nel film manco c’è (questo per tornare al suo metodo di lavoro). Ma di registi ai cui film Sciotti ha prestato la propria immaginazione ve ne sono parecchi, tra cui, oltre al già menzionato Fulci, Dario Argento,Mario Bava, Sam Raimi, David Lynch, Ettore Scola ed altri ancora.

Suonerà retorico, forse persino un po’ banale, ma non si può fare a meno di leggere questo addio in relazione ad una pratica che, così per come l’ha portata avanti negli anni Enzo Sciotti, si era già congedata da tempo. Con lui, viene da pensare, scompare un intero mondo, un modo d’intendere e fare le cose. C’entra la tecnologia a tal proposito? Beh, più no che sì. Riposi in pace.

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