Godland – La Terra di Dio: trailer italiano e anticipazioni del film di Hlynur Pálmason al cinema dal 5 gennaio

Tutto quello che c’è da sapere su “Godland – La Terra di Dio”, terzo lungometraggio del regista islandese Hlynur Pálmason al cinema dal 5 gennaio 2023.

Dopo le tappe al Festival di Cannes e al Torino Film Festival, dal 5 gennaio 2023 arriva nei cinema italiani con Movies Inspired Godland – La Terra di Dio; terzo lungometraggio del regista islandese Hlynur Pálmason (A white, white day – Segreti nella nebbia)  sul viaggio impossibile di un prete danese nell’Islanda di fine Ottocento.

Godland – Trama e cast

La trama ufficiale: Alla fine del XIX Secolo, un giovane prete danese (Elliott Crosset Hover) aggiunge una remota regione dell’Islanda per costruire una chiesa e fotografare i suoi abitanti. Ma più si addentra in quel paesaggio spietato, più si allontana dal suo obiettivo, dalla sua missione e dai suoi principi morali.

Il cast include anche Ingvar Sigurdsson, Vic Carmen Sonne, Jacob Lohmann, Hilmar Guðjónsson, Waage Sandø, Ída Mekkín , Snæbjörg Guðmundsdóttir, Friðrik Hrafn Reynisson, Friðrik Friðriksson , Gunnar Bragi Þorsteinsson, Ingvar Þórðarson, Ingimundur Grétarsson, Birta Gunnarsdóttir, Ísar Svan Gautason, Kristinn Guðmundsson.

Godland – Trailer e video

Curiosità sul film

  • Il film ha partecipato in concorso al Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”.
  • “Godland – La Terra di Dio” è stato designato Film della Critica dal SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “Tra fede e conflitti, omaggiando le lezioni di Bergman e Dreyer, l’islandese Pálmason costruisce un western potente, crudele ed estremo. Senza alcuna spettacolarizzazione, a cominciare dal formato, il regista racconta il viaggio impervio di un giovane sacerdote danese in Islanda, dove tutto è ostile, dagli uomini alla natura, fino al linguaggio”.
  • L’attore Elliott Crosset Hover (Lucas) ha recitato anche nel lungometraggio Paziente 64 – Il giallo dell’isola dimenticata e nelle serie tv The Bridge: La serie originale e L’uomo delle castagne.

Note di regia

“Godland – La Terra di Dio” esplora i legami familiari, l’accettazione del mito o di una sorta di magico realismo. Questo film parla anche di un viaggio nell’ambizione, nell’amore, nella fede e nel timore di Dio. Parla del bisogno e della volontà di trovare il proprio posto all’interno di tutto ciò, di essere visti e di far parte di qualcosa. Parla della comunicazione, dell’aspetto straniante del dialogo e del modo in cui comunichiamo, o piuttosto, della nostra difficoltà nel comunicare. Parla di conflitti interiori ed esteriori. Parla dell’umanità e della natura e di come questi due estremi collidano, attraverso l’uomo, gli animali e il mondo che ci circonda. Alla fine ho compreso che questo film parla soprattutto di ciò che ci divide e di ciò che ci unisce. E mi ha sorpreso scoprire che, in definitiva, la morte potrebbe essere l’unica cosa che ci accomuna. È questo il nucleo del film, il suo cuore pulsante. [Hlynur Pálmason]

Intervista al regista

Il regista Hlynur Pálmason parla della scelta dell’ambientazione di “Godland – La Terra di Dio”, con l’Islanda sotto la dominazione danese.

La mia vita è stata divisa tra questi due paesi assai diversi fra di loro, che hanno contribuito a plasmarmi sotto diversi aspetti. Non è trascorso molto tempo da quando l’Islanda apparteneva alla corona danese e non ho mai visto il cinema interessarsi a questo soggetto. Il mio desiderio era esplorare gli opposti: nel paesaggio, nel temperamento degli uomini e nella lingua come fonte di incomprensione, ma anche gli opposti nelle convenzioni e nei sentimenti e come essi si rivelino quando questi due paesi vengono messi a confronto. Penso che l’eco di quell’epoca risuoni ancor oggi, perché, in un certo senso, non siamo molto differenti come esseri umani. Tutti noi proviamo ancora gli stessi sentimenti, desideri e bisogni primitivi e condividiamo lo stesso fato in quanto esseri mortali destinati a tornare polvere. Penso che sia meraviglioso leggere i diari o le lettere di quel tempo, o anche di altre epoche più lontane, e vedere che la mente della gente è attraversata dagli stessi pensieri che abbiamo oggi: “Quanti soldi ho per il pane e il vino? Ho visto una donna bellissima per strada. Oggi il tempo era terribile. Perché mi trovo qui?”

Hlynur Pálmason racconta la fase delle riprese del film.

Il film è stato scritto e pensato per essere girato nei luoghi in cui vivo. Il cavallo in decomposizione era quello di mio padre e l’ho filmato per oltre un anno sul campo del nostro vicino. Le vedute stagionali del ghiacciaio sono state girate per oltre due anni in un luogo dove, a fine estate, raccogliamo funghi. Il primo accampamento che si vede nel film è quello in cui, durante l’inverno, peschiamo le trote nel ghiaccio. La maggior parte delle location sono posti che ho visitato più e più volte e che lentamente hanno iniziano ad affiorare nella mia sceneggiatura. Alcuni di essi erano difficilissimi da raggiungere ed era impossibile arrivarci in macchina, per cui abbiamo dovuto portare noi stessi tutta l’attrezzatura a cavallo. Credo che farlo ci abbia permesso di ritrarre il paesaggio circostante in modo molto più fedele, perché abbiamo vissuto il viaggio insieme ai nostri personaggi. È stato un film molto impegnativo da realizzare. L’abbiamo girato in ordine cronologico: un’idea che si è rivelata vincente e che ora mi sembra l’unica possibile per poter realizzare un film del genere.

Hlynur Pálmason parla dell’impatto visivo del film e della collaborazione con la direttrice della fotografia Maria von Hausswolff.

In realtà abbiamo utilizzato il processo a collodio-umido che, intorno al 1860, sostituì la dagherrotipia. In Danimarca Avevo assistito a una conferenza sul processo al collodio-umido tenuta da Hörður Geirsson, uno specialista della storia della fotografia con cui successivamente strinsi amicizia. Hörður mi mostrò l’intero processo di preparazione di una lastra al collodio, la sua esposizione e il suo sviluppo, e io ne rimasi totalmente affascinato, innamorandomi della qualità dell’immagine e dell’odore dei reagenti chimici. La sua scoperta ha trasformato totalmente il mio processo creativo rendendo la scrittura della sceneggiatura particolarmente piacevole. All’improvviso, Lucas, il mio protagonista, aveva a disposizione questa moderna tecnica fotografica che a me è servita da legante per l’intero progetto. La scelta del formato da utilizzare è un problema che avevo già dovuto affrontare in un altro lavoro. Stavo sperimentando diversi formati cinematografici e mi sono reso conto che il vecchio formato Academy, con rapporto 1.37:1, era quello che meglio si adattava alle mie esigenze, poiché in alcuni dei miei lavori precedenti il formato panoramico mi aveva dato qualche problema. Girare con questo nuovo rapporto d’aspetto per l’inquadratura è stato semplice e divertente. I primi piani dei volti sono magnifici, mentre, impiegando il formato più ampio, avevo cominciato ad evitare di avvicinarmi troppo ai soggetti. Credo inoltre che il mascherino nero crei un taglio più netto quando si passa da un’immagine all’altra e ciò aggiunge maggiore carattere ad ogni cambio di inquadratura. Il frame nero con gli angoli arrotondati ammorbidisce oltretutto l’immagine e le conferisce una splendida forma femminile quando questa si avvicina ai bordi. Il formato della pellicola è molto simile a quello delle fotografie di Lucas, quindi la scelta è stata ovvia.

Pálmason racconta l’esperienza sul set con sua figlia Ida, con cui aveva già collaborato in precedenza.

Ida, come i miei altri due figli, ha lavorato con me sin dagli esordi. Abbiamo appena partecipato alla Berlinale con il cortometraggio NEST che ho realizzato assieme a loro. Sono molto affezionato a quel film e ci siamo divertiti un sacco a realizzarlo, perciò adesso stiamo lavorando al prossimo cortometraggio, intitolato GIOVANNA D’ARCO. Ida ha avuto ruoli molto importanti nei miei film e mi piacerebbe scriverne altri per lei. È una ragazza molto intelligente e simpatica. Sono sicuro che gireremo altri film assieme… sempre che non si stanchi di me!

Godland – La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore Alex Zhang Hungtai (We’re Still Together, I Was a Simple Man, Mountain Woman, Rituals of Resistance).
  • La colonna sonora include i brani “Gamli sorri Gráni” di Ingvar Sigurdsson, “I Danmark er jeg fodt” di Poul Schierbeck, “Brenniò piò Vitar di Karlakór Reykjavíkur / David Stefansson

Godland – Foto e poster

 

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