Good Boy e il cinema visto dagli occhi di un cane: dal cult horror ai classici come Fluke
L’horror Good Boy promette di essere una delle proposte più interessanti della stagione cinematografica che si apre a settembre e rilancia una tradizione che mette i cani al centro della narrazione.
Presentato al SXSW e già pronto per un’uscita in sala il 3 ottobre 2025, Good Boy di Ben Leonberg si sta imponendo come una delle sorprese più originali dell’anno che guarda con grande attenzione alle novità.
Sotto l’aspetto narrativo Good Boy rappresenta qualcosa di davvero nuovo e accattivante. Perché il film è interamente narrato dalla prospettiva di un cane, Indy, che percepisce presenze maligne e oscure nel vecchio casale di famiglia dove vive insieme al suo padrone.
Good Boy, un cane narratore
L’idea registica di abbassare lo sguardo all’altezza di un animale domestico ha trasformato un classico racconto di case infestate in un’esperienza sensoriale unica. Ed è così che il film diventa un po’ giallo e un po’ horror, ma in una prospettiva davvero inconsueta e tracciata molto raramente dai registi di Hollywood.
L’idea pare essere piaciuta immediatamente al pubblico che a cominciare dal successo del trailer, che ha superato il milione di visualizzazioni in pochi giorni, ha spinto IFC Films a programmare un’uscita più ampia e più veloce del previsto.
La critica internazionale, da IndieWire a The Hollywood Reporter, ha subito sottolineato la capacità del film di coniugare terrore e tenerezza, con il cane come vero eroe della vicenda. Il resto lo sta facendo la curiosità del pubblico: che guarda a questo film con estremo interesse.
Goody Boy i cani protagonisti al cinema
Il cinema ha spesso affidato agli animali il ruolo di protagonista o di narratori silenziosi, un peso non da poco per veicolare emozioni universali. E non si tratta di ricorrere a classici come Lassie, o Rin Tin Tin, enorme successo televisivo con serie imitatissime e molto longeve. Così come Good Boy non ha alcuna intenzione di cadere nella tentazione di agevolare il ruolo narrativo con effetti speciali e aiuti elettronici.
In Good Boy Indy, uno splendido esemplare di pastore australiano, si comporta come un attore consumato ed esperto. Un ruolo che Ben Leonberg – proprietario di cani e grande appassionato – ha costruito personalmente nel corso di un percorso di oltre tre anni.

Da Fluke a Good Boy
Nel 1995 Fluke portava sullo schermo la storia di un uomo reincarnato in un cane, costretto a riscoprire la sua vita e la sua famiglia da un punto di vista completamente nuovo. Il film, tratto da un bellissimo romanzo di James Herbert, univa elementi fantastici e melodrammatici, facendo del cane un testimone partecipe e dolente dell’esistenza umana. Il cane non si rassegnava all’idea di non poter più vivere con la sua famiglia: e questo lo avrebbe portato a commettere errori. Per poi rivalutare la dignitosissima esistenza canina. A cominciare dal suo stesso nome, Fluke, letteralmente ‘colpo di fortuna’.
Prima ancora Balto (1995) raccontava le avventure di un cane da slitta che divenne leggenda in Alaska, mentre Hachiko – Il tuo migliore amico (2009) riproponeva la struggente vicenda del cane fedele che attese invano per anni il ritorno del suo padrone proprio dove lui lo aveva lasciato, all’uscita della stazione del treno. Un film dalla lacrima facile, con un grandissimo Richard Gere.
Il cane come narratore e specchio dell’umano
La scelta di affidare ai cani il ruolo di protagonisti non è mai casuale: nel cinema, questi animali rappresentano il legame primordiale con la natura e con la fedeltà assoluta. In Good Boy, l’orrore nasce proprio dall’impossibilità di comunicare con l’uomo, da quella barriera di linguaggio che lascia il cane solo davanti al male. In Fluke, invece, il cane diventa incarnazione della coscienza, costringendo lo spettatore a riflettere su colpa e redenzione.
Questa dimensione di “narratore silenzioso” consente ai registi di affrontare tematiche profonde senza appesantire la trama con retorica: è lo sguardo dell’animale a dire tutto, attraverso gesti, posture e silenzi.
Dall’horror alla favola moderna
Se il genere horror sembra oggi interessarsi con rinnovata forza al punto di vista animale – basti pensare a come Good Boy ribalti i cliché del haunted house – la tradizione dei cani narratori si estende anche ad altri generi: dall’animazione (Bolt, Oliver & Company) ai drammi familiari, fino ai biopic come Togo (2019).
Ogni volta il pubblico reagisce con la stessa intensità, confermando che il legame con i cani è uno degli archetipi narrativi più potenti: un amore che resiste al tempo, alle culture e persino ai generi cinematografici.
Un futuro di storie a quattro zampe
Con l’arrivo in sala di Good Boy, si apre la strada a nuove sperimentazioni che potrebbero dare ulteriore spazio al punto di vista canino. Non più soltanto compagni fedeli, ma veri protagonisti, narratori e persino eroi tragici.
Il successo del film di Leonberg mostra che il pubblico è pronto ad accogliere storie in cui gli animali non siano solo accessori narrativi, ma occhi attraverso cui rileggere il rapporto più antico che conosciamo: quello tra l’uomo e il suo cane.