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Home Sweet Home Alone, recensione: ecco perché i classici come “Mamma ho perso l’aereo” non si toccano

Leggi la recensione di “Home Sweet Home Alone”, il reboot di “Mamma ho perso l’aereo” su Disney Plus dal 12 novembre.

Ha debuttato su Disney+ la commedia per famiglie Home Sweet Home Alone reboot del classico natalizio Mamma ho perso l’aereo che ripropone le avventure / disavventure di un ragazzino dimenticato a casa dai genitori durante le festività natalizie.

“Home Sweet Home Alone – Mamma ho perso l’aereo” segue Max Mercer (Archie Yates), un ragazzino di 10 anni che si ritrova solo a casa con la sua famiglia partita per una vacanza a Tokyo in Giappone. Max può fare tutto ciò che vuole, abbuffarsi di dolci fino alla nausea, guardare la tv a e giocare con i videogiochi fino alla stremo, ma un pericolo incombente potrebbe mettere in pericolo questo paradiso in terra. Ora Max ha una missione da compiere, rendere la sua casa inespugnabile per difenderla da Pam e Jeff (Rob Delaney ed Ellie Kemper), una coppia sposata che deve recuperare un cimelio inestimabile che hanno perduto e che rappresenta l’ultima speranza di sopravvivere ad un’incombente rovina finanziaria. Purtroppo Max ha in serbo per la coppia una serie di brutte sorprese che renderanno un vero incubo il tentativo di Pam e Jeff di entrare in casa, con Max che scatenerà il caos assoluto pur di difendere il suo angolo di paradiso.

“Home Sweet Home Alone – Mamma ho perso l’aereo” è una di quelle operazioni in gran parte incomprensibili, Disney decide di ricreare quello che rappresenta un classico inimitabile poiché creatosi per puro caso, grazie ad una serie di elementi praticamente impossibili da riprodurre e assemblare senza rischiare di creare una sbiadita copia dell’originale. Lo abbiamo visto accadere con il reboot Ghostbusters e ora rieccoci di nuovo qui a cercare di dare un senso ad una pellicola che di senso non ne ha molto. A che pro mettere in campo un team dall’enorme potenzialità dissacrante formato da Dan Mazer, regista di Nonno scatenato e sceneggiatore di Borat 2 e da due autori del Saturday Night Live, Mikey Day e Streeter Seidell, per poi “disinnescarne” tale potenzialità in un copione che definire comicamente blando è un eufemismo?

In “Home Sweet Home Alone – Mamma ho perso l’aereo” gli sceneggiatori cambiano due elementi che erano il cuore dell’originale, a questo punto ci chiediamo: non sarebbe stato meglio realizzare un sequel, magari coinvolgendo il protagonista dell’originale Macaulay Culkin per una sorta di passaggio di testimone? E invece no si prendono i due “ladri” dell’originale, gli spassosi Joe Pesci e Daniel Stern per trasformarli in una disperata coppia di coniugi in difficoltà finanziarie che vedono l’unica possibilità di non vendere la casa di famiglia finire tra le mani di un pestifero ragazzino di 10 anni, che però di pestifero non ha davvero nulla. Il sin troppo adorabile Archie Yates di JoJo Rabbit, che fa tenerezza anche vestito come Al Pacino in Scarface, non ha le fattezze per aspirare al livello di “piccola peste” del collega Macaulay Culkin, idem per i coniugi McKenzie adorabili quanto Yates, oltre che maledettamente onesti e perennemente afflitti dal senso di colpa.

In poche parole in questo reboot si è tolto interamente dall’equazione quel tocco di politicamente scorretto che rendeva l’originale “Mamma ho perso l’aereo” un gioiellino di perfida cattiveria. Questo cambio di dinamiche smorza di fatto anche l’effetto esilarante delle trappole allestite a difesa della casa che nell’originale erano un sadico mix di Looney Tunes e commedia slapstick atte a punire i due truci ladruncoli, ma nel reboot finiscono per apparire ancor più brutali e violente visto che sono dirette verso una coppia di fatto “innocente” e mancano quell’effetto “cartoon” così ben congegnato nell’originale da John Hughes e Chris Columbus. La violenza in taluni casi è talmente gratuita che si arriva a provare tenerezza per gli “assedianti”, ma senza rendere adeguatamente la perfidia del piccolo protagonista. Un finale oltremodo liquoroso alla “volemose bene” chiude un’operazione che non solo fa rimpiangere l’originale, ma dimostra come replicare la magia scaturita da alcuni classici sia davvero impossibile, e quando lo si fa si rischia in primis di irritare i fan dell’originale e in seconda battuta di creare aspettative, come in questo caso, impossibili da soddisfare. A tal proposito non bastano certo il cameo di Devin Ratray di nuovo nei panni di Buzz McCallister, il fratello bullo di Kevin e l’utilizzo della meravigliosa “Somewhere in my memory” di John Williams per dare all’operazione un che di nostalgico su cui poter giocare appieno.

Concludiamo con la battuta di un personaggio del film che vorrebbe essere ironica e che invece rispecchia la dura realtà: Hunter il fratello di Jeff, interpretato da Tim Simons, sta guardando la tv seduto sul divano e afferma: “Non so perché provino sempre a rifare i classici, non sono mai belli come gli originali”, beh a questo punto ce lo chiediamo anche noi.

Chris Columbus, regista di “Mamma, ho perso l’aereo e Mamma, ho riperso l’aereo: Mi sono smarrito a New York, ha duramente criticato il reboot descrivendolo come “una perdita di tempo” e ha criticato lo studio per la sua mancanza di originalità: “Nessuno si è messo in contatto con me al riguardo, ed è una perdita di tempo per quanto mi riguarda. Qual è il punto? Sono fermamente convinto che non rifai film che hanno avuto la longevità di Mamma ho perso l’aereo. Non creerai di nuovo un fulmine in una bottiglia. Semplicemente non succederà. Allora perché farlo? E’ come fare una versione live-action di un libro da colorare di un film animato Disney. Qual’è il punto? È stato già fatto. Fai comunque le tue cose e anche se fallisci miseramente, almeno avrà escogitato qualcosa di originale.”