I Viaggiatori: trailer e recensione in anteprima del film Sky Original di Ludovico Di Martino

Un viaggio nel tempo fino all’Italia fascista nel film Sky Original d’azione e avventura “I Viaggiatori”, il 21 novembre in esclusiva su Sky Cinema.

Un viaggio a ritroso nel tempo fino al periodo fascista: azione, humour e buoni sentimenti su Sky a partire dal 21 novembre nell’avventura fantascientifica I Viaggiatori. Alcuni degli elementi più intriganti del film rievocano diverse produzioni internazionali, ma in questo caso parliamo di un film di fantascienza italiano, e stavolta non si tratta di un remake (“Sono tornato”) ne tanto meno  di una commedia (“C’era una volta il crimine”). Aspetti come un plot fantascientifico e una storia originale tutta italiana dovrebbero già aver acceso la vostra curiosità, considerando anche quanto la fantascienza e il cinema di genere, nella sua accezione più “intrattenente”, siano da diverso tempo merce rara nelle produzioni nostrane.

L’idea di contaminare una produzione italiana con elementi tipici del cinema di genere come fantascienza, avventura e azione è qualcosa che il regista Ludovico Di Martino (La belva) e lo sceneggiatore Gabriele Scarfone (La svolta) hanno sviluppato in un notevole lasso di tempo, periodo in cui il progetto è andato incontro a delle naturali e prevedibili resistenze, non solo rispetto al voler puntare su un’avventura di fantascienza e azione con dei giovani protagonisti, ma anche al preconcetto che un film del genere sulla carta sarebbe andato incontro a difficoltà produttive insormontabili. Ora col senno di poi quelle potenziali difficoltà in realtà tanto insormontabili non erano, visto che Sky e Groenlandia hanno sostenuto Di Martino e creduto nel suo concept così tanto da scommetterci sopra, realizzando qualcosa di molto godibile e dall’appeal internazionale.

Viaggio di sola andata per l’Italia fascista

Partiamo dalla trama che vi riporteremo a grandi linee per non rovinare la visione. Tre ragazzi, amici per la pelle, Max (Matteo Schiavone), Flebo (Fabio Bizzarro, Croce e delizia) e Greta (AndreaGaia Wlderk), dopo la morte del fratello di uno di loro (Gianmarco Saurino, Maschile singolare) s’intrufolano in un laboratorio scientifico e attivano involontariamente uno strano macchinario hi-tech che li farà viaggiare a ritroso nel tempo fino all’Italia del 1939. Siamo in un periodo di stabilità della dittatura fascista, con Mussolini che guadagna consenso e costruisce la sua figura di uomo forte al comando, con la dittatura non ha ancora promulgato le leggi razziali che saranno applicate nella loro forma più terrificante a partire dal 1943. L’Italia fascista in cui i ragazzi piomberanno non è quindi quella della guerra, ma il film mostra attraverso il personaggio di Lena (Francesca Alice Antonini, Non mi uccidere), una combattiva ragazza che picchia sodo e non digerisce le prepotenze dei “camerati”, un’Italia che già combatte il fascismo e muore per la libertà. Ma come in ogni trama con viaggi nel tempo che si rispetti, la linea temporale e il futuro sono messi in pericolo da due fedelissimi alleati del Duce: la scienziata Dottoressa Sestrieri (Vanessa Scalera, Diabolik) che ha intenzione di cambiare la storia e Luzio (Fabrizio Gifuni, La scuola cattolica) lo spietato capo della polizia segreta fascista.

Un cast di giovani eroi e maturi villain

Il cast de “I Viaggiatori” diventa un ponte tra generazioni, ogni personaggio rappresenta un’età e anche un modo di recitare e di caratterizzare i rispettivi personaggi: c’è il simpatico e ansioso Flebo di Bizzarro che potremmo definire un “geek”; la intraprendente e saggia Greta di Wlderk; la volitiva guerriera ribelle Lena interpretata da Antonini, attrice che ha già calcato set internazionali. La parte più emotiva del film è rappresentata dal rapporto tra l’emotivo Max interpretato dall’esordiente Matteo Schiavone e il protettivo fratello Beo di Gianmarco Saurino, il rapporto tra i due è qualcosa che gli attori hanno rivelato di aver costruito fuori dal set, un’amicizia fraterna forte, un legame che poi hanno saputo trasmettere anche davanti alla macchina da presa, diventando la parte più empatica del film. Per quanto riguarda l’immancabile comparto villain del film, come se Mussolini e Camicie nere non fossero più che sufficienti, sono interpretati dagli attori più maturi, la dottoressa Sestrieri interpretata da una Vanessa Scalera, invecchiata grazie al make-up speciale e il Luzio di Roberto Gifuni, attore noto al grande pubblico per aver interpretato Aldo Moro in Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana e Alcide De Gasperi nella miniserie tv De Gasperi, l’uomo della speranza di Liliana Cavani. Sia Scalera che Gifuni si cimentano con ruoli non semplici da gestire: Scalera costruisce la sua scienziata rancorosa e in cerca di riscatto con estrema cura, e senza che il trucco prostetico diventi un ostacolo; Gifuni grazie alla sua peculiare vis recitativa imbriglia un personaggio “strong” che sembra rievocare una versione fascista del nazista meccanizzato Karl Ruprecht Kroenen del film Hellboy di Guillermo del Toro. Gifoni interpreta un cattivo a tutto tondo, deturpato in volto e armato di una affilata katana, Luzio bracca i protagonisti, giustizia chi si oppone al regime mentre dispensa algido terrore nelle masse.

Tu vuò fà l’americano?

Il rischio con operazioni come “I Viaggiatori” è quello di scimmiottare le produzioni americane, per fortuna non è questo il caso; un esempio in negativo al riguardo è ciò che ha fatto Gabriele Salvatores dopo il discreto Il ragazzo invisibile con il sequel Il ragazzo Invisibile -Seconda Generazione, in cui si è pericolosamente sfiorata la parodia del filone supereroistico. Filone quello dei supereroi avulso dal cinema nostrano, a cui si era invece approcciato con un certo stile Gabriele Mainetti qualche anno prima con Lo chiamavano Jeeg Robot. Mainetti poi tornerà con l’interessante Freaks Out che condivide con “I Viaggiatori” l’ambientazione, nel caso del film di Mainetti siamo in piena Seconda guerra mondiale in un Italia nazi-fascista. Mainetti sfida le convenzioni e crea un mix particolare, molto suggestivo e ambizioso, anche se non completamente riuscito, attingendo al filone supereroistico dei mutanti della Marvel per ibridarvi dramma di guerra, neorealismo italiano, suggestioni felliniane, insomma un’operazione coraggiosa ma troppo audace rispetto ad un cinema italiano non ancora pronto e praticamente da “svezzare” rispetto a contenutistiche di stampo fantasy.

Una finestra da cui guardare la storia

De Martino con “I Viaggiatori” preferisce dare il via ad un sorta di benefica contaminazione che include un elemento fantascientifico alla base di un film di avventura e azione, in cui l’intrattenimento per tutti, così ben veicolato dalle produzioni americane, apre anche una finestra da troppo tempo chiusa sulla storia di un periodo che oggi i ragazzi non comprendono ancora appieno, ma ancor peggio tendono a sottovalutare. Si ritrovano così nel mezzo di due opposte visioni: una quasi bonaria e assolutoria rispetto a quella che era di fatto una spietata dittatura, l’altra che veicola un’idea dell’antifascismo militante che divide e spesso fa più danni rispetto alle buone intenzioni e al sacrificio in vite su cui si basa. La canzone “Bella Ciao” è l’esempio eclatante di qualcosa che dovrebbe appartenere a tutti e che invece diventa bandiera di una parte politica, quando meriterebbe di essere considerata patrimonio nazionale. Ne “I Viaggiatori” c’è una scena molto divertente che coinvolge proprio “Bella Ciao”, con un cameo del comico Dario Vergassola che gioca proprio su questa imperante e divisiva dicotomia. Di fronte a questa confusione, il saluto romano diventa per qualcuno un gesto goliardico e personaggi che indossano camicie nere e inneggiano al Duce in imbarazzanti riunioni qualcosa da liquidare come “folcloristico”. Se un film come “I Viaggiatori” con la sua confezione impeccabile da film d’avventura riuscisse a rendere meno lontana e più fruibile a livello di immaginario ai più giovani quella parte della nostra storia troppo spesso mistificata, allora avrà fatto un qualcosa in più dell’intrattenere, elemento quest’ultimo che il film di Di Martino espleta pienamente riuscendo al contempo ad evitare quasi in toto alcune ingenuità che sono fisiologiche per il cinema nostrano quando si approccia ad una narrazione di stampo fantastico.

Uno sguardo su un futuro dal grande potenziale creativo

“I Viaggiatori” è un’operazione creativo-produttiva che andrebbe assolutamente reiterata, magari ampliando a più livelli la connotazione fantasy. Sky in questo senso sembra aver intrapreso la strada giusta, vedi la recente commedia Rosanero che, sulla scia del Moglie e marito con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak, e l’aggiunta di un pizzico del Big di Tom Hanks, approccia un genere, quello dello scambio dei corpi (body-swapping), che nel cinema americano ha spopolato creando classici come Quel pazzo venerdì. “I Viaggiatori” e “Rosanero” sono due esempi di come lentamente il cinema di genere, un tempo vanto italico, e l’elemento fantastico virato in una sorta di “realismo magico”, possono trovare un loro spazio, arricchendo una produzione di stampo cinematografico al momento tutta puntata su dramma e commedia, un panorama che però va ampliandosi grazie anche all’input produttivo delle piattaforme streaming, ma che necessita comunque di un nuovo orizzonte creativo verso cui puntare lo sguardo e su cui scommettere.

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