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Il Legionario: trailer e tutte le anticipazioni sull’opera prima di Hleb Papou

Tutto quello che c’è da sapere su “Il Legionario”, opera prima del regista Hleb Papou nei cinema d’Italia dal 24 febbraio con Fandango.

Il 24 febbraio 2022 debutta nei cinema italiani Il Legionario, opera prima del regista Hleb Papou, premiato a Locarno 2021 come miglior regista emergente, basata su un suo cortometraggio. Il film con uno sguardo rivolto all’A.C.A.B. di Sollima segue le vicissitudini di Daniel, l’unico poliziotto di origine africana del Reparto Mobile di Roma che si trova a dover sgomberare un palazzo occupato in cui vivono 150 famiglie, di queste una è la sua.

Trama e cast

La trama ufficiale: Puoi fare finta di niente, ma in questo momento a Roma si sta consumando una battaglia. Migliaia di persone disperate sono costrette a occupare palazzi inabitati per rivendicare il diritto ad avere un tetto sopra la testa. Le forze dell’ordine hanno il dovere di tutelare la legge e di impedire che questo avvenga. Daniel (Germano Gentile), nato a Roma da genitori africani, è cresciuto in un palazzo occupato. Molti anni fa ha deciso di andarsene per farsi una nuova vita ma adesso è costretto a ritornare. Questa volta, però, in divisa da poliziotto del Primo Reparto Mobile della Polizia di Stato. La sua missione è sgomberare il palazzo in cui ancora vivono sua madre e suo fratello, che intanto è diventato il leader degli occupanti. Daniel, celerino tra gli occupanti e occupante tra i celerini, deve scegliere: restare fedele al suo corpo di polizia o salvare la propria famiglia dallo sgombero.

Il cast include anche Maurizio Bousso, Marco Falaguasta, Félicité Mbezelé, Ilir Jacellari, Giancarlo Porcacchia, Simona Senzacqua, Hedy Krissane, Ina Gjika e Antonio Veneziano.

Il Legionario – trailer e video

Trailer ufficiale pubblicato il 28 gennaio 2022

Note di regia

L’idea de Il legionario nasce da un’esigenza molto forte: raccontare l’Italia multiculturale di oggi e la generazione dei nuovi italiani, figli di immigrati ma nati e cresciuti in questo Paese. Il mio obiettivo insieme a quello del film è di esplorare questa tematica attraverso una duplice chiave di lettura: con due protagonisti, due fratelli totalmente diversi, entrambi italiani di seconda generazione di origine africana. Da un lato Daniel, un poliziotto del I Reparto mobile di Roma, dall’altro suo fratello, un occupante che lotta per il diritto di avere un tetto sopra la testa. L’idea nasce da un’immagine, che mi era venuta in mente nel 2014, ovvero di un poliziotto di pelle nera in uno dei reparti più duri della Polizia, un ragazzo che in uno Stato democratico rivendica il diritto di poter essere un celerino, contro tutti gli stereotipi. Partendo da quest’immagine il film si evolve raccontando un’ulteriore storia: quella dell’ormai atavica questione dell’emergenza abitativa romana, poco conosciuta e allo stesso tempo molto controversa. Il legionario è un film di genere drammatico e d’azione, che vuole raccontare le ferite aperte della nuova Italia, attraverso una chiave d’intrattenimento e riflessione. Non mi interessa il Belpaese da cartolina ma neanche l’Italia della criminalità, che sono già stati ampiamente narrati. Quella che vorrei raccontare è un’Italia ricca di contraddizioni, dove sono nati più di 800 mila figli di immigrati che rappresentano un nuovo capitolo di questo Paese. Capitolo che parla di autodeterminazione e rivendicazione dei propri diritti. Molto spesso si parla dell’immigrazione con toni tristi e cupi, a volte addirittura violenti, ma in pochissimi casi se ne parla con l’urgenza di capirne veramente la reale complessità.
Il mio film si pone l’obiettivo di farlo. [Hleb Papou]

Intervista al regista

Primo lungometraggio e primo premio…

Non so se dire inaspettato o meno. Abbiamo lavorato sodo e volevo far bene. Volevo vincere, sarei un ipocrita se dicessi il contrario. Volevo arrivare con questo film a quest’obiettivo. Le giurate hanno deciso così e le ringrazio tanto, così come Giona A. Nazzaro e il Locarno Film Festival.

È una storia che ha raccontato in un cortometraggio, prima che diventasse un lungo. Cosa l’ha fatta pensare che meritasse di essere raccontata?

Il modo in cui io vivo e guardo l’Italia insieme ai due autori con cui ho scritto il film, Emanuele Mochi e Giuseppe Brigante. Da come interpretiamo e viviamo il paese. La nostra esigenza era raccontare l’Italia del presente attraverso un nostro punto di vista, lontano dagli stereotipi o dalle etichette, come spesso accade in Italia.

Il cinema è un lavoro di squadra.

La regia è uno sforzo collettivo. Per come la interpreto io è la finalizzazione di tutto ciò che è stato prima, del lavoro di tutti i capi reparto e le persone che hanno lavorato. Senza di loro non ci sarebbe nessuna regia. La vedo come una cosa “socialista”, non individualistica e orientata all’io, io, io. Senza tutta la troupe, la storia sarebbe rimasta chiusa nella stanzetta del nostro appartamento di Roma.

Quella per il cinema è una passione nata quando era bambino?

Mi sono avvicinato al cinema guardando i film hollywoodiani degli anni Novanta, ma anche precedenti. Uno dei primi di cui ho memoria è La croce di ferro di Peckinpah, del 1977. Quelle scene mi sono rimaste impresse fino a oggi. Quando vivevo in Bielorussia (sono nato lì, a Minsk, nel 1991), con un mio amico d’infanzia ci divertivamo a girare piccole scene d’azione con una telecamera VHS a nastri. Usavamo i fucili da softair e riproducevamo sequenze del cinema action americano degli anni Novanta, per cui eravamo tutti fomentati. È stato il primo passo, inconsapevole, verso il racconto per immagini. Poi durante l’adolescenza è nata questa passione, che per fortuna è diventata un lavoro.

Fonte: Locarno Film Festival

I Protagonisti

Germano Gentile è DANIEL

Germano Gentile, nato in Brasile e cresciuto in Italia. Tra il 2006 e il 2010 frequenta diversi corsi di formazione tra cui un seminario presso la Silvio D’Amico e il corso triennale di Recitazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel corso di questi anni ha modo di partecipare a lavori teatrali, numerosi cortometraggi e diversi lungometraggi. Tra i principali lavori: “Il respiro dell’arco” cortometraggio Nastro d’Argento 2012, e “Et in terra pax” con Germano co-protagonista, film che ottiene una menzione speciale ai Nastri d’Argento 2011.

Federico Lima è JAMAL

Federico Lima nasce a Roma nel 1986 da genitori immigrati provenienti dalle Isole di Capoverde. Intraprende gli studi a Roma, frequenta prima la Facoltà di Scienze Tecniche Psicologiche dell’Università “La Sapienza” di Roma e, successivamente l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” presso la quale si laurea nell’Anno Accademico 2011-2012. Finita l’Accademia comincia a lavorare tra Teatro e Televisione, tra i maggiori lavori: “Rex 7” per la regia dei Manetti Bross e “Tutto può succedere” regia di Lucio Pellegrino.

Il regista

Nato in Bielorussia e cresciuto in Italia, Hleb Papou, classe ’91, è un giovane studente della classe di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Presso la scuola ha realizzato numerosi lavori legati al suo corso dirigendo diversi cortometraggi. Contemporaneamente frequenta l’Università degli Studi di Roma Tre per conseguire la Laurea Magistrale in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale.

Gli sceneggiatori

Emanuele Mochi (Ancona, 1987) ha studiato sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Prima, si è laureato in Lettere alla Sapienza e ha frequentato dei corsi di scrittura per il cinema e la televisione a Roma e a Milano. Ha lavorato a Un posto al sole e ha collaborato alla sceneggiatura della sitcom Zio Gianni 2. è tra gli organizzatori del festival di cinema Corto Dorico.

Giuseppe Brigante, nato nel dicembre del 1989. Fino all’età di 18 anni ha vissuto a Lagonegro in Basilicata; dopo essersi diplomato al liceo scientifico si è trasferito a Roma per continuare gli studi. Si è laureato in lettere all’Università di Roma “La Sapienza”. Attualmente frequenta il corso di sceneggiatura al Centro Sperimentale e il corso di laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo.

Il direttore della fotografia

Luca Nervegna inizia a lavorare come aiuto operatore nel 2004. Nel 2008, il prorompente avvento del digitale e la curiosità per le novità lo spingono a diventare DIT (digital imaging technician), mantenendo e rafforzando la passione per la luce, i colori, l’esposizione e la ricerca della giusta inquadratura. Come DIT collabora con diversi direttori della fotografia, in particolare con Roberto Cimatti in film come: “L’uomo che verrà” (2008) e “Un giorno devi andare” (2012) di Giorgio Diritti. Con Paolo Carnera lavora invece a “Gomorra la serie” (2013), “Suburra” (2014) per la regia di Stefano Sollima e altri film. Nel 2017 è direttore della fotografia della serie RAI “Questo nostro amore 80”. Nel 2018 riceve la nomination in Outstanding Achievement in Cinematography al Cinema Eye Honors Award di New York per il film “The Challenge” di Yuri Ancarani. Sempre nel 2018 firma la fotografia del film “Solo Cose Belle” di Kristian Gianfreda, piccolo progetto EmilianoRomagnolo che ha riscosso ottime critiche sia in Italia che all’estero. Ha anche curato la fotografia della seconda unità di “Curon”, serie Netflix prodotta da Indiana Production in Alto Adige.

I montatori

Fabrizio Paterniti Martello (Italia, 1988) ha studiato lettere classiche all’università e ha frequentato l’ultimo anno del corso di montaggio presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. Il legionario è il primo lungometraggio di finzione di Martello che ha all’attivo il montaggio di svariati documentari tra cui Marghe e Giulia – Crescere in Diretta, Le tigresse e Divinazioni.

Fabrizio Franzini è al suo secondo lungometraggio dopo aver montato Saremo giovani e bellissimi opera prima di Letizia Lamartire di cui Franzini ha montato anche il corto Piccole italiane. I crediti di Franzini includono anche i documentari Ex voto di Fabrizio Paterniti Martello e Piazza di Karen Di Porto.

La costumista

Grazia Colombini Nasce a Milano dove studia pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Inizia la sua attività realizzando progetti di design, redazionali e costumi per spot pubblicitari e programmi televisivi. Nello stesso periodo sviluppa il suo interesse per il cinema e il teatro e nel 1990 è costumista per il film “Journey of Hope ” di Xavier Koeller che l’anno seguente vince l’Oscar come miglior film straniero. Nel 1995 è candidata al Nastro d’Argento per il film “Troppo Sole” di Giuseppe Bertolucci con il quale inizia una lunga collaborazione. Nel 2003 è di nuovo candidata ai Nastri d’Argento per “Gli indesiderabili ” di P. Scimeca e in seguito per “La passione di Giosuè l’ebreo”. Nel 2009 riceve la candidatura al Nastro d’ Argento e al Ciak d’oro per “Il seme della discordia” di Pappi Corsicato. Con “È stato il figlio” di Daniele Ciprí è candidata al David di Donatello.

La scenografa

Nella sua carriera Virginia Vianello ha firmato le scenografie e i costumi di oltre 70 film, serie televisive e spettacoli teatrali lirici e di prosa. Ha realizzato i progetti di interior design per grandi strutture alberghiere e ambienti di lusso, come cinema privati , ristrutturazione e arredi di importanti ville e dimore. Inoltre ha curato e ideato il concept di molti eventi nazionali ed internazionali. I crediti di Vianello come scenografa includono Scusate il ritardo, Caruso Pascosky, Il bagno turco, Stasera a casa di Alice, Antonio guerriero di Dio e Quando corre Nuvolari.

Colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore Andrea Boccadoro alla sua prima partitura per il grande schermo dopo aver fornito musiche aggiuntive al dramma Il Contagio (2017) di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini.
  • Altri crediti di Boccadoro includono musiche per i documentari Veleno (2021) di Hugo Berkeley e Sergio Marchionne. Il Coraggio di Contare (2021) di Francesco Micciche’.

Foto e poster