Intervista a Vittoria Schisano, “io prima e dopo Gloria”. Il racconto di una bimba che sognava di fare l’attrice
Intervista all’attrice Vittoria Schisano: un racconto senza filtri e con il coraggio che da sempre la contraddistingue
Vittoria Schisano ha trionfato ai Nastri D’Argento 2025 per il suo ruolo da protagonista nella serie La vita che volevi nel ruolo di Gloria. Un personaggio per lei talmente importante da affermare che oggi “esiste un prima e un dopo Gloria”.
Vittoria, a distanza di diverse settimane dalla tua vittoria ai Nastri D’Argento, hai metabolizzato “il tutto”?
Non me l’aspettavo la vittoria ai Nastri D’Argento e per tutto ciò che rappresenta.
A distanza di qualche settimana ho metabolizzato ma non del tutto anche se questo premio è arrivato per me in un momento di grande consapevolezza. Mi ricordo che mia mamma mi diceva sempre che “Le cose arrivano quando devono arrivare”. Forse aveva ragione. E quindi me la sono davvero goduta.
E prima non riuscivi a godertela? Sai, per tanto tempo magari mi è capitato di fare delle cose e, in qualche modo, essere ospite di me stessa. Io non ho mai dimenticato quella bambina che sognava di fare questo mestiere e, comunque, io mi sono faticata tutto. Quando sono arrivata a Roma ho fatto una serie di lavori per mantenermi gli studi. Credo che quando le cose te le conquisti, è vero che da una parte hanno un sapore in più e sono molto più intense, però è altrettanto vero che poi ci devi mettere un pochino per capire che ti meriti tutto quello che hai conquistato, che non ti è stato regalato niente e che sei esattamente al tuo posto.
Fatichi a dirti “brava”? Diciamo che è un po’ complicato.
Gloria ti ha cambiata come donna? Avere avuto addosso per tanto tempo un personaggio così potente come Gloria sicuramente mi ha cambiata. Rispetto a prima sono una donna più adulta, più consapevole, più matura, sia per quanto riguarda il mio aspetto professionale che umano.
In tanti hanno pensato che la storia fosse autobiografica…
E’ vero, in tanti hanno pensato che la storia di Gloria potesse quasi essere la mia storia personale o comunque ispirata alla mia vita, in realtà non è affatto così.
Con quali parole la descriveresti? Lei è un personaggio che nasce dalla penna di Ivan Cotroneo e Monica Rametta. Ha con me sì dei punti di contatto ma siamo anche completamente diverse. Lei è, tra l’altro, una donna risoluta, molto forte e talvolta dura, tanto da risultare persino, in certi momenti, cinica. E’ una che risolve la vita per se stessa e per chi ha intorno.
E tu come sei davvero, Vittoria? Io possiedo sicuramente un approccio ben più romantico ed emotivo verso la vita. Tuttavia avere a che fare con Gloria per tanto tempo ha permesso di dare via a uno scambio tra il personaggio e me e viceversa. Diciamo che ci siamo fatte dei bei regali a vicenda. Dunque se oggi sono, lo ribadisco, più matura e più consapevole il merito è anche di Gloria.

Ti sei definita una donna romantica ma un po’ tutti gli artisti lo sono…
Io però sono una vera romanticona anche se io spesso mi nascondo dietro una corazza. In ogni caso sì l’artista in generale, non solo dunque l’attore, possiede di suo una certa dose di romanticismo. Diciamo che quando, soprattutto, quando uno è empatico sa ascoltare e guardare gli altri ha le basi fondamentali per fare il mio mestiere.
Insomma, senza empatia non si fa da nessuna parte… Beh, quando prepari un personaggio sicuramente cerchi dentro di te quel personaggio se l’hai vissuto in qualche modo. Qualora così non fosse, se non hai vissuto quell’esperienza, te la vai a cercare nelle persone che incontri o tra quelle che ti sono intorno. Di contro se non possiedi empatia è difficile cogliere questa cosa e, soprattutto, non riesci a captare la profondità di chi ti sta vicino. E di riflesso non la puoi neanche interpretare.
E tra gli altri personaggi da te interpretati nel corso della tua carriera c’è Carla Parisi di Un Posto Al Sole…
Sai che sono ancora in tanti che mi fermano anche per la strada per lei? Del resto, entrare nelle case degli italiani in un orario così familiare in qualche modo porta te stessa ad essere parte di questa famiglia. Inoltre il ruolo di Carla, così come quello di Gloria, ha fatto molto pensare. E ciò è fondamentale.

Quale credi che sia il reale ruolo di un attore oggi? Io dico sempre che un attore non sia solo una bella faccia che sorride ma pure un portavoce e responsabile dei messaggi che veicola attraverso i personaggi che sceglie di interpretare. E in questo la Serialità, il Cinema e la Televisione hanno un compito centrale.
Che cosa vorresti dire? Quale sarebbe esattamente il loro compito? Credo che realmente possano cambiare la Storia del Nostro Paese perché un buon film, così come un buon libro, hanno il dovere di far pensare, di portare argomenti di crescita e di scambio culturale soprattutto in questo momento storico in cui ci vogliono educare alla paura di chi ha un colore diverso dal nostro o di chi ha esperienze diverse da noi. E invece la diversità è sempre una ricchezza e quindi, se una certa parte di Politica, una certa parte di scuola, nonché di Istituzioni, non ci educa all’Integrazione allora la Cultura, il Cinema e la Cinematografia e l’Editoria hanno questo dovere. Parlo dunque di quello di trasformare l’invisibilità in rappresentazione, l’odio in amore e la paura in empatia.
E tu hai anche scritto dei libri e uno in particolare con Alessio Piccirillo, dal titolo Siamo stelle che brillano ( La Corte). E fin dal titolo si evince il tuo romanticismo, poco fa citato, nonché l’idea e il bisogno di Luce. Tu come la ritrovi dopo e durante i momenti bui?
Guarda, forse in qualche modo prima avevo una visione forse più ingenua della felicità perché ero giovane e quindi mi capitava di legarla a un provino vinto o a una bella giornata o, ancora, e in linea più generale, a qualcosa che di bello accadeva. E invece qui ti devo citare le parole del mio compagno Donato che è un po’ più grande di me e che è diventato per me un po’ il centro. Io sono un’artista, che vive pertanto nel suo mondo, e avere un uomo così radicato, centrato e presente è stato in qualche modo una guida, un punto di riferimento. E lui mi ha sempre detto: “ Guarda che la felicità non è legata a un momento”. La mattina ci si sveglia e bisogna tendere alla felicità ogni giorno perché ogni giorno possiamo essere felici.
Ad esempio per che cosa potremmo esserlo nel concreto? Innanzitutto perché siamo vivi e già quella è un’occasione. Poi di motivi per essere felici ce ne sono davvero tanti: guardarsi allo specchio e riconoscersi, avere degli amici che ti amano e con i quali condividere delle cose, avere un compagno o dei progetti.
E come a metti con i momenti negativi? Chiaro che sia anche ovvio che capitino delle giornate no o dei veri e propri periodi. Tutto fa parte della vita e, in ogni caso, non possiamo legare la nostra felicità a qualcosa di esterno o di materiale.

E allora come la definiresti la felicità? La felicità è probabilmente un’emozione che condividi, come dire a una tua amica “ti voglio bene, aiutare chi non conosci, battersi per le battaglie degli altri e poi saranno loro, gli altri, a battersi per le tue. Tutto questo lo dovrebbe avere a mente anche la Politica.
E come si potrebbe fare per cambiare la sorte? Si parla tanto di diritti, della possibilità di amare o di non amare, di essere genitori o no, di abortire oppure no, ma, in realtà, se ci ricordassimo tutti quanti di un articolo della Costituzione che ci dice che siamo tutti uguali davanti alla Legge e che abbiamo tutti quanti gli stessi diritti nonché gli stessi doveri, probabilmente sarebbe più facile battersi per le battaglie del nostro compagno di banco piuttosto che pensare sempre al nostro orticello e, di conseguenza, non ci sarebbero guerre.
E invece… E, invece, purtroppo, l’essere umano vuole sempre più tirare acqua al proprio mulino, arricchire, per l’appunto, il suo orticello a discapito delle persone più fragili, quindi donne, immigrati, la comunità queer e così via.
Una situazione davvero amara e dolorosa quella che hai descritto. Tu però oggi, possiamo dire, hai una vita felice? Ti senti appagata? Sì, la mia è una vita sotto ogni punto di vista. Mi sento davvero fortunata per i i miei amici e per il compagno che ho, oltre che per il mio lavoro. Vivo un momento in cui mi stanno arrivando molto proposte e svariati copioni. Ne ho anche rifiutati un certo numero perché erano ruoli che né aggiungevano qualcosa alla mia emancipazione attoriale né alla Narrazione del nostro Paese.
Ne deduco che sei molto selettiva sul lavoro… Oggi faccio ancora molta più attenzione perché c’è un prima e un dopo di Gloria. E poi vorrei puntualizzare una cosa…
Prego… E’ stata la prima volta con la serie in oggetto in Europa e, forse, nel mondo, in cui si racconta una storia familiare, una storia d’amore e il rapporto tra genitore e figlio dove la protagonista è una donna amab. Ci sono tantissime sfumature e fare un film d’autore e usare un linguaggio autoriale sarebbe stato un autogol. E invece Ivan e Monica hanno utilizzato per questa storia un linguaggio del melò, volendo proprio raccontare esattamente una storia d’amore e familiare, come ne abbiamo viste tante dove però la protagonista è, come poco fa già detto, una donna amab. E questo fa la differenza perché ci fa realmente pensare e normalizza delle cose.
E tutto ciò lo ha apprezzato anche tu tantissimo… Assolutamente sì anche perché io amo i film a tema, la serialità e l’etichetta. In ogni caso credo che ora come ora il Cinema dovrebbe dare a tutti gli attori la possibilità di allontanarsi da quello che hanno fatto in precedenza o da quello che potrebbero essere nella vita e dare dunque loro il mezzo per sperimentarsi nei ruoli più disparati. Del resto questo sarebbe quello che dovrebbe fare, in fin dei conti, un attore.