Home Commedia La natura dell’amore: trailer italiano della nuova commedia di Monia Chokri (Al cinema dal 14 febbraio)

La natura dell’amore: trailer italiano della nuova commedia di Monia Chokri (Al cinema dal 14 febbraio)

Dopo la tappa al Festival di Cannes 2023, dal 14 febbraio in occasione di San Valentino arriva nei cinema italiani con Wanted il nuovo film di Monia Chokri.

13 Febbraio 2024 12:40

Direttamente dalla sezione “Un Certain Regard” del Festival di Cannes 2023, dal 14 febbraio 2024 in occasione di San Valentino arriva nei cinema italiani con Wanted La natura dell’amore. La commedia canadese di Monia Chokri, già attrice musa di Xavier Dolan e qui al suo terzo film da regista dopo A Brother’s love (Un Certain Regard Coup de Cœur a Cannes 2019) e Babysitter (Official Selection Sundance Film Festival 2022).

La natura dell’amore – Trama e cast

“La natura dell’amore” vede protagonista Sophia (Magalie Lépine-Blondeau), 40 anni, docente di filosofia all’Università di Montreal, dove da dieci anni vive una consolidata e monotona relazione con Xavier (Francis-William Rhéaume), anche lui docente. Alla base della loro relazione ci sono l’agio, la stabilità, l’intesa intellettuale, ma una passione ormai assopita. La vita di Sophia cambia all’improvviso quando incontra Sylvain (Pierre-Yves Cardinal), il falegname tuttofare incaricato di ristrutturare la casa di campagna, un ragazzo “semplice” come suggerisce il titolo originale del film. Infatti i due non potrebbero essere più diversi: lei proviene da una famiglia colta e benestante, Sylvain da una rumorosa tribù di amici e parenti proletari. La differenza tra classi sociali – sottolineata con ironia dalla Chokri – non impedisce un vertiginoso colpo di fulmine che cattura i due in una travolgente passione di corpi e di anime.

Lo sguardo della regista canadese è concentrato su Sophia, che mette in discussione i suoi valori, che esplora una nuova forma di amore, intrisa di desidero erotico e romanticismo, ma filtrandolo con la sua formazione accademica attraverso le massime di filosofi che hanno indagato il sentimento amoroso. Le profonde diversità di retroterra culturali e familiari dei due amanti creano i presupposti per numerose scene esilaranti in cui ciascuno dei due si cala nel mondo dell’altro con comico spaesamento. Pur nella leggerezza di tono, la riflessione che La natura dell’amore offre allo spettatore è profonda. “Penso che due individui possano amarsi a prescindere dalle loro differenze” dichiara la Chokri “È sicuramente una grande sfida. Serve determinazione. La scelta di amare, come direbbe Bell Hooks (Tutto sull’amore, tra i testi di riferimento della regista ndr), è una scelta di connessione, di trovare sé stessi nell’altro”.

Monia Chokri ha costruito attorno ai due attori un film personale, che cita la fotografia del cinema di Robert Altman e Francois Truffaut, su una colonna sonora di sapore vintage (da Michel Sardou agli Europe).

Il cast include anche Monia Chokri, Steve Laplante, Marie-Ginette Guay, Micheline Lanctot, Guillaume Laurin, Linda Sorgini, Mathieu Baron, Christine Beaulieu, Lubna Playoust, Guy Thauvette, Karelle Tremblay.

La natura dell’amore – Il trailer italiano

Intervista alla regista

Ne “La natura dell’amore” hai scelto di rappresentare l’amore romantico come una realtà sociale. Cosa ti ha portato ad esplorare il romanticismo da questa particolare angolazione?

È stata una scelta ovvia. Gli incontri romantici tendono ad essere idealizzati nei film. Gli ambienti sociali raramente sono presi in considerazione allo stesso modo. I background socio-culturali hanno un ruolo preponderante nell’evoluzione delle coppie. Io stessa ho sperimentato diverse tipologie di relazioni, che mi hanno fatto accorgere di vari fattori, al di là dei soggetti in sé, che possono avere effetti sulla coppia. Ad un certo punto, ciò che ci circonda prevale sulla relazione stessa. I tuoi amici, la tua famiglia, il lavoro, il vicinato – tutto inizia ad avere un peso su di essa.

Queste considerazioni ti hanno ispirato a realizzare il film?

Ero interessata più di ogni altra cosa a girare una storia d’amore. C’è un tema piuttosto ossessivo nel mio lavoro fino ad ora: il viaggio impossibile verso l’amore, gli ostacoli. In A Brother’s Love (in francese La Femme de mon frère) si trattava di un rapporto fratello-sorella, ma il soggetto era già presente. Volevo portarlo più lontano – è incredibilmente vasto – ma volevo anche catturare un incontro tra due mondi diversi. Cosa succede quando due persone con background molto diversi provano un coinvolgimento sentimentalmente?

Com’è stato il processo di scrittura?

Ha iniziato a prendere forma nella mia mente quasi cinque anni fa. All’epoca stavo finendo il mio lungometraggio d’esordio, A Brother’s Love, e svolgevo occasionali lavori di recitazione. Dopo aver lavorato a Babysitter, mi sono presa un po’ di tempo libero. Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura vera e propria circa due anni e mezzo fa. Con The Nature of Love il tempo è stato decisamente dalla mia parte.

Nonostante tu prenda l’amore molto seriamente nel tuo film, allo stesso tempo ci sono momenti comici molto genuini. Ci parleresti del tono che hai deciso di utilizzare?

Viviamo in un’era marchiata dal cinismo e questo si riflette nel cinema. Per me, si tratta di una posizione comoda per gli artisti, che non hanno un ingaggio emotivo con le loro battute. Ciò dà loro una certa distanza. Sarebbe molto più difficile esprimere se stessi, ed esporre i propri sentimenti. Improvvisamente, ho realizzato quanto fosse interessante tutto ciò. Forse, sarà che sto invecchiando, sarà che ho superato diverse sfide sentimentali, alcune di queste esperienze mi hanno portato a conoscermi meglio e ad assumere un atteggiamento più dolce. Le esperienze che ho avuto negli ultimi tre anni mi hanno portata a perdere questo cinismo. Ce n’era molto di più in A Brother’s Love. Non è che non lo approvi proprio: è normale per i più giovani restare più ironici e conflittuali. Anche io avevo un approccio decisamente più slapstick a quel tempo. Alcune persone che avevano letto la sceneggiatura di La natura dell’amore, mi hanno detto di aver riso molto. Ma tutto cambia quando effettivamente guardi il film. Ci sono momenti divertenti, ma credo fosse più importante adottare uno sguardo umano sulle differenze sociali e sui temi ad esse connessi. Questo genere di argomenti può essere scivoloso. Non voglio giudicare. Se avessi calcato più la mano sugli aspetti comici, i personaggi non sarebbero stati così accattivanti. Specialmente Sophia. Sarebbe risultata troppo cinica. Ho deciso di calcare sull’empatia invece di far solo ridere. È stata una scelta volontaria, di cui sono molto fiera.

Hai scelto infatti di non fare caricature dei diversi background di Sophia e Sylvain.

Esagerare sarebbe stato grottesco. Avrebbe minato l’incontro romantico. Nessuno avrebbe mai creduto che uno zoticone si infatuasse di una donna così intellettuale. Non si sarebbe mai interessato a lei. Dovevano esistere zone di convergenza, un qualche punto in comune. È estremamente commovente per me, sentire un personaggio dire “Mi interessi, quindi leggo Guillaume Apollinaire” e l’altro risponde “Mi piaci, quindi leggo un libro sulla caccia”.

Sophia ha 40 anni e insegna a persone più grandi di lei. Il tema dell’età è presente in tutto il film. Ha qualcosa a che fare con il tuo rapporto con il tempo?

Il tempo è sempre un tema importante quando ti innamori. Ci sono numerosi riferimenti nel film risalenti alla mia infanzia e adolescenza, che ovviamente sono visibili solo a me. Nella seconda scena, vediamo Sophia fare benzina mentre fissa una coppia di adolescenti baciarsi come solo i più giovani fanno. La nostalgia della protagonista è palpabile. È certamente possibile provare la stessa passione anche più in là con gli anni, ma è sempre più raro. Quando ci innamoriamo fortemente di qualcuno, riviviamo un po’ i nostri anni da adolescenti. L’incontro di Sophia e Sylvain fa esplodere in lei qualcosa di molto simile, qualche sprazzo di giovinezza prima di addentrarsi in una vita definitivamente adulta. Inoltre, anche se non è precisamente esplicito nel film, è presente anche il tema della maternità. Sophia stessa affronta il discorso due volte: la prima volta in macchina quando dice “Avere figli di questi tempi e a quest’età, che incubo!” e di nuovo, quando dice a Sylvain “Non ho mai voluto figli, ma con te potrei volerne”.

Il grande interrogativo del film è se l’amore romantico sia possibile tra due persone veramente diverse tra loro. Hai trovato una risposta?

Penso che due individui possano amarsi a prescindere dalle varie differenze. È sicuramente una grande sfida. Serve determinazione. La scelta di amare, come direbbe Bell Hooks, “è una scelta di connessione, di trovare se stessi nell’altro”.

Monia Chokri Note biografiche

Monia Chokri ha studiato al Conservatorio di Arti Drammatiche di Montreal. È un’attrice, sceneggiatrice e regista. Ha lavorato sia in Canada che in Francia, come attrice sia di teatro che di cinema. Ha avuto il suo debutto alla regia nel 2013 con il cortometraggio drammatico, An Extraordinary Person, con Anne-Élisabeth Bossé, Evelyne Brochu e Magalie Lépine-Blondeau. Montato da Xavier Dolan, il film ha vinto numerosi premi incluso il Prix Jutra per il Best Short Film nel 2014 e il Gran Premio della Giuria dal South by Southwest Festival (2014). Ha scritto e diretto A Brother’s Love, il suo primo lungometraggio, che è uscito nel 2019 ed è stato presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes. Ha recitato per diversi registi, inclusi Denis Arcand, Robin Aubert, Claire Simon e Katell Quillévéré. Ha ottenuto il riconoscimento del pubblico per il suo ruolo come Marie in Heartbeats diretto da Dolan con cui ha poi lavorato in Laurence Anyways. Il suo secondo lungometraggio, Babysitter, con Nadia Tereszkiewicz, Patrick Hivon e Steve Laplante è stato proiettato al Sundance Film Festival del 2022.

Foto: (c) Immina Films et Fred Gervais

Commedia