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L’Arminuta: trailer e tutte le anticipazioni sul film di Giuseppe Bonito

Tutto quello che c’è da sapere su L’Arminuta, il film tratto dal bestseller di Donatella Di Pietrantonio al cinema dal 21 ottobre 2021 con Lucky Red.

Dopo la tappa nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2021 (14-24 ottobre), L’Arminauta di Giuseppe Bonito, tratto dal bestseller della scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio debutterà nelle sale il 21 ottobre con Lucky Red.

Trama e cast

La trama ufficiale: Estate 1975. Una ragazzina di tredici anni viene restituita alla famiglia cui non sapeva di appartenere. All’improvviso perde tutto della sua vita precedente: una casa confortevole e l’affetto esclusivo riservato a chi è figlio unico venendo catapultata in un mondo estraneo.

Il cast del film include Sofia Fiore, Carlotta De Leonardis, Vanessa Scalera, Fabrizio Ferracane, Elena Lietti, Andrea Fuorto, Stefano Petruzziello e Giovanni Francesco Palombaro Fiorita.

L’Arminuta – trailer e video

Trailer ufficiale pubblicato l’11 ottobre 2021

Curiosità

  • L’Arminuta è tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Donatella Di Pietrantonio vincitore del Premio Campiello 2017 (“Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente”).
  • Il termine dialettale “arminuta” può essere tradotto in la “restituita” o la “ritornata”, anche se non è proprio il significato preciso di questo termine di origine abruzzese che ha un significato più profondo, descrive un rientro controvoglia nella famiglia d’origine, una radice espiantata e che forzatamente viene rimessa in una terra che non è la sua a cui fatica ad abituarsi.
  • L’Arminuta è diretto da Giuseppe Bonito nato a Polla (SA) il 05.08.1974, Dopo aver lavorato a lungo come aiuto regista, nel 2012 esordisce con il film Pulce non c’è Premio speciale della Giuria al Festival di Roma – Sezione Alice nella città. Bonito ha ottenuto la candidatura come miglior regista esordiente ai Nastri d’Argento. Nel 2020 dirige il film Figli – scritto da Mattia Torre – con Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi. Nastro d’Argento come miglior commedia e Nastri d’Argento per la migliore interpretazione in un film commedia a Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi. L’Arminuta è il suo terzo film.
  • Giuseppe Bonito dirige L’Arminauta da una sceneggiatura di Monica Zapelli (Pulce non c’è) e Donatella Di Pietrantonio dal suo romanzo omonimo.
  • Il team che ha supportato il regista Giuseppe Bonito dietro le quinte ah incluso il direttore della fotografia Alfredo Betrò (Copperman), il montatore Roberto Missiroli (Pulce non c’è), lo scenografo Marcello Di Carlo (Il regno) e la costumista Fiorenza Cipollone (L’uomo senza gravità).
  • Dal romanzo è stato tratto anche l’omonimo spettacolo teatrale, realizzato e prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo con la regia di Lucrezia Guidone.
  • Il film prodotto da Roberto Sbarigia, Maurizio Tedesco, Manuel Tedesco e Javier Krause è una produzione Maro Film, Baires Produzioni, Kafilms, Rai Cinema, con il sostegno di Regione Lazio
  • Le musiche originali del film sono di Giuliano Taviani & Carmelo Travia (Rosso Istanbul, Non si ruba a casa dei ladri, Maraviglioso Boccaccio). Taviani e Travia hanno collaborato con il regista Giuseppe Bonito anche per le musiche di “Figli”.

Note di regia

Ritengo che la regia sia la facoltà straordinaria di accedere alle vite sospese nell’attimo in cui le si racconta, la possibilità di poterle osservare, esplorare, approfondire, senza giudicare mai. Per quel che mi riguarda nulla è predeterminato ma tutto è incontro, scoperta, ogni cosa accade mentre il film si realizza. Grazie al romanzo di Donatella Di Pietrantonio ho conosciuto questa ragazzina di tredici anni della quale non sapremo mai il nome, ma solo il soprannome, l’Arminuta, che nel dialetto abruzzese significa la “ritornata”. La sua storia accade a metà degli anni settanta e comincia il giorno in cui viene restituita alla famiglia cui non sapeva di appartenere. All’improvviso perde tutto ciò che aveva contraddistinto la sua vita: una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto esclusivo riservato a chi è figlio unico. Si ritrova catapultata in un mondo nuovo, estraneo e rude che sembra appena sfiorato dal progresso e a dover condividere lo spazio di una casa piccola e buia con altri cinque fratelli in una dimensione a tratti ostile e promiscua. In questa storia tutto è fortemente polarizzato: la città di mare e il paese dell’entroterra, la modernità e l’arcaicità, il benessere borghese e la povertà rurale, l’italiano corretto come viene parlato alla tv e il dialetto stretto che si parla nella nuova casa. E in mezzo c’è lei, l’Arminuta, che è sempre l’una e l’altra cosa insieme, figlia di due madri e di nessuna. Alle domande che la ossessionano nessuno sembra potere o volere dare una risposta. Perchè è stata restituita? Perchè proprio lei è stata data via quando è nata? Il film, così come il romanzo, racconta un anno di vita di questa ragazzina alle soglie dell’adolescenza, un periodo che segnerà la sua vita per sempre, in cui sperimenterà il dolore e la durezza ma anche l’amore, la dolcezza e la bellezza a tratti feroce che la vita riserva. Mi piacerebbe che la narrazione restituisca soprattutto due cose: da un lato lo sguardo de l’Arminuta, che è testimone suo malgrado, e dall’altro il magma incandescente dei sentimenti laceranti che questa storia contiene. L’Arminuta affronta una delle paure più profonde di ogni individuo, quella di perdere le persone dalle quali dipende la propria felicità ed è anche il racconto del contrasto tra il destino e la volontà dell’essere umano. [Giuseppe Bonito]

Il romanzo originale

Donatella Di Pietrantonio è nata e ha trascorso l’infanzia ad Arsita, in provincia di Teramo. Scrive racconti, fiabe e poesie dall’età di nove anni, e quando non si dedica alla scrittura esercita la professione di dentista pediatrica a Penne, in provincia di Pescara, dove vive insieme alla famiglia. Nel 2011 ha esordito con Mia madre è un fiume, la storia di un amore «andato storto da subito» tra un’anziana madre che inizia a perdere i propri ricordi e una figlia che la aiuta a ricostruire il suo passato. Il romanzo ottiene un vasto successo di critica e lettori. Tre anni dopo esce Bella mia (2014), un racconto familiare ambientato nell’Aquila post-terremoto, in cui gli affetti perduti rispecchiano le ferite della città e la fatica di un nuovo inizio. Con questo lavoro si aggiudica il Premio Brancati e il Premio Vittoriano Esposito Città di Celano. Il fiabesco L’Arminuta, pubblicato da Einaudi nel 2017, è il suo terzo libro, seguito nel 2021 dal romanzo finalista al Premio Strega Borgo Sud.

La sinossi ufficiale del romanzo: Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con “L’Arminuta” fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Foto e poster