Le scene cult. La lettera a Savonarola, ovvero Troisi, Benigni e il potere
Indimenticabile la scena del bidello Mario che detta una lettera all’insegnante Saverio per chiedere clemenza a Savonarola, l’influente frate predicatore nella teocratica Firenze dell’epoca. Dopo aver analizzato il “qualunquismo” anarchico di Totò, ecco la volta di Roberto Benigni e Massimo Troisi nella famosa sequenza di Non ci resta che piangere in cui fanno il verso
Indimenticabile la scena del bidello Mario che detta una lettera all’insegnante Saverio per chiedere clemenza a Savonarola, l’influente frate predicatore nella teocratica Firenze dell’epoca. Dopo aver analizzato il “qualunquismo” anarchico di Totò, ecco la volta di Roberto Benigni e Massimo Troisi nella famosa sequenza di Non ci resta che piangere in cui fanno il verso a Totò e Peppino.
Differentemente dal ribellismo ridicolizzante di Totò, i due comici si fanno qui rappresentanti di un altro atteggiamento tipico delle popolazioni italiche: un’atavica rassegnazione a subire i soprusi di chicchessia, tanto basti l’incredibile frase di chiusura della lettera: “Ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi… senza chiederti di stare fermo”… (nella pagina seguente il testo integrale della lettera e la locandina del film)
Il testo integrale della lettera (fonte Wikipedia)
Frittole, estate quasi 1500.
Santissimo Savonarola, come sei bello, quanto ci piaci a noi due! Scusa le volgarità eventuali. Santissimo, potresti lasciar vivere Vitellozzo, se puoi, eh…? Savonarola, che c’è? E che è? Oh… Diamoci una calmata, eh, oh… e che è? Qua pare che ogni cosa, ogni cosa uno non si può muovere che questo e quello, e pure per te. Oh. Noi siamo due personcine perbene che non facciamo male a nessuno, che non farebbero male nemmeno a una mosca, figuriamoci a un santone come te. Anzi, no, no, anzi, varrai più di una mosca.
Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto. Scusa per il paragone tra la mosca e il frate, non volevamo minimamente offendere.
I tuoi peccatori di prima, con la faccia dove sappiamo, sempre zitti, sotto

La locandina
