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Lo chiamavano Jeeg Robot, Gabriele Mainetti non è interessato a un sequel al momento

Per Gabriele Mainetti l’esperienza con Lo chiamavano Jeeg Robot rappresenta una parentesi oramai chiusa

Nell’ambito di questa particolare edizione del Lucca Comics & Games, non a caso denominata Changes, sabato è intervenuto tramite intervista in streaming Gabriele Mainetti, regista di Lo chiamavano Jeeg Robot, film uscito nel 2015 e che ha portato il regista romano alla ribalta. È stata proprio una delle prime considerazioni fatte dal diretto interessato, il quale non nasconde come gli sia cambiata la vita dall’uscita di quel suo esordio.

A chi però si stesse domandando se Mainetti sia o meno a lavoro su un sequel, la risposta è netta ed inequivocabile: al momento non gli interessa. D’altronde quello per lui è stato un po’ come un biglietto da visita, l’ingresso in un mondo al quale vuole attingere probabilmente per raccontare storie di diverso tipo. Basti guarda alla sua opera seconda, Freaks Out, di cui da poco è stato reso pubblico un trailer: sempre sul fantastico andante, al di là di porsi quale produzione di altro spessore, pare cerchi di esplorare il genere da una prospettiva diversa.

Se si guarda peraltro ad uno dei suoi primi cortometraggi, Basette, del 2008, è possibile riconoscere una delle sue più significative ispirazioni, ribadite proprio in questa sua ultima intervista, ossia gli anime; non per niente, rievocando la sua partecipazione all’edizione 2015 del Lucca Comics & Games, Mainetti guarda a quei giorni come a un periodo felice, egli stesso colpito: «vedere persone vestite come i personaggi del mio film mi ha emozionato».

Malgrado perciò consideri conclusa la sua esperienza con quel suo primo, fortunato cortometraggio, ciò non significa che il regista intenda rivolgere la sua attenzione altrove, almeno nell’immediato. Freaks Out in tal senso sarà senz’altro rivelatorio relativamente alla direzione intrapresa, nella speranza che film del genere, così come scritto non molto tempo fa su queste pagine, contribuiscano a segnare l’inizio di una stagione quantomeno interessante per il nostro cinema, fin qui decisamente frammentato ed ancorato a logiche oramai, credo, non più sostenibili.

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