Martone e Valeria Golino grandi protagonisti a Cannes: sette minuti di applausi per “Fuori”
Il film di Mario Martone che racconta uno spaccato di vita di Goliarda Sapienza, ha incantato Cannes. È il ritorno del grande cinema d’autore italiano
L’unica pellicola italiana in concorso per la Palma d’Oro, Fuori, il nuovo film di Mario Martone, ripercorre un periodo cruciale della vita di Goliarda Sapienza, interpretata divinamente da Valeria Golino. L’attrice, sua grande ammiratrice da quando l’ha scoperta all’età di 18 anni, – e avendone già ampiamente trattato l’ unicità, nel ruolo di regista, nella serie Tv L’Arte della Gioia, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice del Novecento – qui entra nelle sue vesti, con un interpretazione esaustiva e brillante.
“Tra me e Goliarda Sapienza si è trattato di un percorso a tappe” ha rivelato a Cannes l’attrice, dove il film è stato accolto con sette minuti di applausi. “Quando la conobbi aveva meno degli anni che ho io ora e, comunque, ricordo che pensai che fosse una signora anziana. Eppure, di testa, era una ragazza. Stavo girando col marito Francesco Maselli che mi portò un giorno nella sua casa in cui, quarant’anni dopo, sarei rientrata per interpretarla. Ovvio che per me è commovente. È come se desse un senso all’insensatezza della vita”
Il film di Mario Martone non è prettamente una biografia della scrittrice femminista, scoperta prima in Francia e poi solo dopo la sua morte, nel 1996, in Italia. Si tratta di una fotografia, di un momento della sua vita, l’estate del 1980, quando vive l’esperienza, seppur solo di 5 giorni, del carcere, per aver rubato dei gioielli a una sua amica (ricca e str**za). Nel carcere, incontra Roberta (Matilda De Angelis), tossica e vicina alla lotta armata, e Barbara (Elodie alla sua seconda esperienza come attrice).
Il Festival di Cannes è impazzito per Fuori
Fuori, il film di Mario Martone e scritto dallo stesso con Ippolita Di Majo, ed è tratto dal romanzo autobiografico L’università di Rebibbia del 1983 di Goliarda Sapienza. E’ un film che si impone come uno dei titoli più intensi del concorso, segnando anche un ritorno al grande cinema italiano d’autore che guarda al femminile con sensibilità e autenticità. Il plauso ricevuto a Cannes sembra confermare che Fuori non solo ha colpito al cuore il pubblico, ma ha anche tutte le carte in regola per concorrere seriamente alla prestigiosa Palma d’Oro.

“Il progetto parte da sempre con Valeria”, ha spiegato il regista in un’intervista “È stato magico, perché quando ci mettiamo al lavoro per il film scopriamo che lei aveva appena acquistato i diritti per adattare L’arte della gioia. Nel frattempo abbiamo portato in scena anche un’opera di Goliarda, Il filo di mezzogiorno, e intanto continuavamo a cercare una quadra per il film. Devo dire che mi ero alquanto fissato sull’idea della biografia e continuavo ad oppormi ai soggetti che Ippolita mi proponeva a causa della mia ottusa ostilità maschile. Poi, un giorno, arriva da me con questo soggetto che non ha nulla a che vedere col genere biografico, è bensì un road movie in un’estate romana nel 1980 ambientato dentro e fuori il carcere. Dopo averlo letto mi sono come liberato. Non accadeva nulla in questa storia, ma in verità c’era tutto. Quindi grazie Ippolita”
Martone ha scelto uno stile di regia molto particolare e non convenzionale: ad esempio, usa spesso l’orizzonte come elemento visivo forte e non segue sempre le regole classiche del cinema per collegare le scene in modo fluido. Questo serve a trasmettere un senso di inquietudine e a raccontare meglio l’anima ribelle delle due protagoniste (Goliarda e Roberta): due donne molto diverse ma legate da una forte complicità, fatta sia di verità che di silenzi.
Il film inoltre mette in secondo piano gli uomini, presenti ma non centrali. I pochi personaggi maschili sono visti come comprensivi e delicati, a differenza di come spesso vengono rappresentati nei film. In particolare, uno di loro, marito e complice della protagonista, capisce profondamente la sua sofferenza e il suo talento, anche quando lei stessa non ci crede.