È scomparso Paolo Bonacelli, lo zio di ‘Johnny Stecchino’ e Leonardo di ‘Non ci resta che piangere’
Si è spento a 88 anni Paolo Bonacelli, attore colto e versatile, protagonista dal teatro d’autore a Pasolini, grande protagonista con Benigni e Troisi ma anche con Parker e Jarmusch. Resterà immortale il suo monologo sul “traffico” di Palermo.
Un signore di grande cultura e notevolissima disponibilità e umiltà. Era questa la prima impressione che Paolo Bonacelli suscitava in chi lo conosceva, la stessa provata da chi scrive, almeno una quarantina di anni fa, quando l’attore era di passaggio in città con la sua compagnia e si rese disponibile per una breve chiacchierata.
Le parole di Paolo Bonacelli
“Questo mestiere lo scegli davvero ogni giorno, non sempre è il miglior mestiere del mondo, non sempre ti garantisce le soddisfazioni che meriti, quasi sempre ti sottopone a esami anche un po’ umilianti e frustranti. Ma non c’è davvero nient’altro che vorrei fare. Adoro leggere, capire i miei personaggi, approfondirli e strutturali e se di tanto in tanto riesco a lasciare loro qualcosa di mio… beh… allora sono davvero orgoglioso”.
È stato Callimaco in Macchiavelli, Enrico IV con Shakespeare, Gœtz in Il diavolo e il Buon Dio di Sarte: ha cambiato pelle e stile dopo ogni stagione teatrale concedendosi una infinità di divagazioni per dedicarsi anche a cinema, televisione e doppiaggio in un curriculum impressionante anche per le navigatissime superstar di Hollywood.
Ha lavorato con Parker nel meraviglioso Fuga di Mezzanotte dove è Rifki, il detenuto delatore e trafficone ma recita anche in kolossal come Mission Impossible e in una enorme quantità di film italiani e straniere, in parti grandi e piccole. Solo i film per il cinema sono quasi un centinaio. Poco meno le serie TV dai grandi sceneggiati d’autore anni ’60 e ‘70 (Madame Bovary, Padre Brown, Promessi Sposi).
Bonacelli, tra teatro e cinema
Paolo Bonacelli aveva 88 anni: è mancato all’ospedale San Filippo Neri di Roma. Cresciuto sul palcoscenico con maestri come Vittorio Gassman e Luigi Squarzina che lo aveva diretto a Genova per diversi anni, Bonacelli ha interpretato Pinter, Sartre, Molière e Pirandello, fondando anche la Compagnia del Porcospino.
Al cinema ha lavorato anche con Roberto Rossellini (“Anno uno”), Francesco Rosi (“Cadaveri eccellenti”, “Cristo si è fermato a Eboli”), Pier Paolo Pasolini (“Salò o le 120 giornate di Sodoma”), Michelangelo Antonioni (“Il mistero di Oberwald”), Marco Bellocchio (“Enrico IV”), Lina Wertmüller (“Io speriamo che me la cavo”), Liliana Cavani (Francesco) e Paolo Virzì.

Il monologo cult: “La più grande piaga? Il traffico”
Il grande pubblico lo ha amato come “lo zio” in “Johnny Stecchino” di Roberto Benigni, dove lanciò il paradossale j’accuse contro Palermo: “Mi vergogno a dirlo… è il traffico! Troppe macchine!”. Un pezzo di costume entrato nella memoria collettiva per ritmo, ironia e mimica. Pochi anni prima era stato anche un irresistibile Leonardo da Vinci in “Non ci resta che piangere”, duettando con Benigni e Troisi: a lui l’onore di chiudere uno dei film più surreali e brillanti della commedia italiana.
Proprio con con “Johnny Stecchino” ha ottenuto il Nastro d’Argento. La sua ultima apparizione è “In the Hand of Dante” di Julian Schnabel, presentato a Venezia 2025.