Home Notizie Pierce Brosnan diventa una leggenda della boxe: il primo sguardo a “Giant” è pazzesco

Pierce Brosnan diventa una leggenda della boxe: il primo sguardo a “Giant” è pazzesco

Pierce Brosnan sorprende in Giant: boxe, riscatto e un ruolo lontano da Bond

5 Maggio 2026 13:00

Dimenticate l’eleganza scolpita, lo sguardo calibrato e quel modo di entrare in scena come se ogni stanza fosse già sua.

In Giant, Pierce Brosnan compie una trasformazione che non chiede approvazione, ma attenzione. E soprattutto, pretende che lo spettatore lasci fuori dalla sala l’ombra ingombrante di James Bond. Perché qui non c’è spazio per il mito, solo per la materia viva — imperfetta, ruvida, sorprendentemente autentica.

Cosa aspettarsi da Giant

Il nuovo film diretto da Rowan Athale e prodotto da Sylvester Stallone — sì, proprio lui, il padre nobile di Rocky — si muove dentro un territorio familiare, quello del cinema sportivo, ma lo fa con un’energia meno celebrativa e più sporca, quasi trattenuta. Non è la gloria a interessare davvero, ma il percorso che ci si trascina dietro.

Brosnan interpreta Brendan Ingle, figura reale della boxe britannica, allenatore visionario e, a suo modo, padre adottivo di Naseem Hamed, qui incarnato da Amir El-Masry. Il film racconta il loro incontro, ma soprattutto il loro legame: quello che nasce quando qualcuno vede talento dove altri vedono solo caos.

La traiettoria è nota — dalla periferia di Sheffield al titolo mondiale — ma Giant evita (quasi sempre) la tentazione del racconto edificante. Il trailer, già circolato, mette le cose in chiaro: non sarà un’ascesa lineare.

C’è il ring, certo, ma ci sono anche gli sguardi storti, gli insulti, una tensione razziale che non fa da sfondo ma entra in campo, senza chiedere il permesso.

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Perché non dovreste perdervi Giant. Foto: dal trailer – cineblog.it

“Ti odiano perché sei diverso. Accettalo.” La battuta, pronunciata da Ingle, è di quelle che restano. Non perché siano nuove, ma perché arrivano nel momento giusto, con il peso giusto.

Brosnan, la sottrazione come atto di coraggio

La vera sorpresa, però, è proprio Brosnan. A settantadue anni, sceglie di togliere invece che aggiungere. Voce più roca, postura più incerta, un volto che non cerca la luce ma la rifugge. È una recitazione che si costruisce per sottrazione, e proprio per questo risulta più incisiva.

Non è una trasformazione cosmetica — barba, accento, qualche ruga in più — ma un lavoro più profondo, quasi ostinato. Brosnan sembra voler dimostrare qualcosa, ma senza dirlo apertamente. E in questo silenzio si nasconde forse la sua interpretazione più interessante degli ultimi anni.

Un film di boxe che non vuole esserlo (del tutto)

Il rischio, in operazioni come questa, è sempre lo stesso: replicare uno schema già visto, magari con un po’ più di pathos e una fotografia più sporca. Giant sfiora quel rischio, ma prova anche a scartarlo.

Non è solo una storia di vittorie e sconfitte. È una riflessione — a tratti esplicita, a tratti suggerita — su cosa significhi essere guardati come “altro”. Su quanto sia sottile il confine tra talento e isolamento. E su quanto serva qualcuno disposto a credere, anche quando non conviene.

Stallone produce, ma non invade

La presenza di Stallone aleggia, ma non pesa. Non c’è l’enfasi epica di Rocky, né la retorica del riscatto a tutti i costi. Qui il tono è più europeo, più contenuto. E forse proprio per questo più interessante.

Il risultato è un film che non reinventa il genere, ma lo piega leggermente, quanto basta per renderlo riconoscibile e, allo stesso tempo, meno prevedibile.

Giant arriverà nelle sale il 22 maggio negli Stati Uniti. E se il trailer è un indizio affidabile — e non sempre lo è — ci troviamo davanti a un’opera che non urla, ma colpisce. Magari non al primo round. Ma alla distanza, sì.