Più di ieri, intervista al regista Jean Carlos Gonzales Flores: “Ci sono stati momenti in cui vedevo la mia storia sullo schermo. È stato doloroso”
Cineblog incontra Jean Carlos Gonzales Flores, il regista del nuovo film Più di Ieri nelle sale dal 29 maggio.
Jean Carlos Gonzales Flores è il regista di Più di ieri, il film uscito nelle sale il 29 maggio e prodotto dalla Società di Produzione NoMade Film. Alla sua prima esperienza dietro la cinepresa, ha studiato Regia Cinematografica presso l’Accademia Zero Nove di Milano e ha lavorato su vari set, scrivendo e dirigendo tre cortometraggi. In questa intervista a Cineblog, racconta le tappe più importanti della realizzazione di una pellicola che lui stesso ha definito essere “molto sincera“, parlando anche della decisione di formare un cast tutto under 30. E sui giovani nel mondo del cinema dice: “Per chi non è conosciuto e non è inserito in determinate dinamiche, è molto difficile farsi spazio in questo settore“.
Sei giovanissimo e sei già alla regia di un progetto cinematografico. Il ruolo da regista è stato per te un’opportunità di crescita? Quali difficoltà hai affrontato in questa tua prima esperienza?
Mi ha fatto sicuramente crescere tanto, anche perché non avevo mai gestito un progetto così grande. Ho studiato presso l’Accademia 09 di Milano, dove abbiamo fatto un percorso più accademico, ma è stata la prima volta in cui mi sono confrontato con così tanti professionisti e per molti giorni. La gestione del tempo e delle energie mi ha aiutato nell’ottica di una visione più grande di questo lavoro. Le difficoltà sono state poche, perché eravamo una squadra molto unita. Ci supportavamo e tutti supportavano me nella creazione di Più di Ieri. Tra di noi c’è stata subito una connessione molto forte, che è cresciuta nel corso della produzione e questo mi ha aiutato molto durante la realizzazione del film. Questa è stata la prima esperienza in un lungometraggio e a volte è stato difficile gestire la tensione, ma grazie ai miei colleghi è stato semplice andare avanti.
Più di ieri è nelle sale dal 29 maggio. Il protagonista è Christian, un ragazzo che si trasferisce a Milano e che inizia una nuova vita accanto a Lucas e ai suoi nuovi affetti. Un film che scuoterà le coscienze? Quanto è importante parlare di amore, in una società in cui vige spesso l’indifferenza di fronte a queste tematiche?
La pellicola riuscirà a smuovere qualcosa nelle persone, perché secondo me è un film molto sincero e che parla di relazioni sentimentali, ma anche di rapporti che vanno al di là dell’amore. Si tratta di una storia di conoscenza, fondata sui legami e sulla comunicazione. Ogni personaggio cambierà grazie ai propri rapporti, che sono divertenti ma anche complicati, e che aiuteranno a vedere la realtà in modo diverso. Uno dei temi principali è infatti l’immaginazione.
È un cast tutto Under 30, che mette in evidenza il talento dei giovanissimi. Secondo te, quanto spazio c’è per i giovani nel mondo del cinema italiano?
Abitando a Milano, vivo il mondo del cinema molto poco. Da quello che però posso intuire, vedo che la possibilità per i giovani c’è ma solo se si hanno particolari requisiti. Per chi non è conosciuto e non è inserito in determinate dinamiche, è molto difficile. Con questo film ho voluto dare l’opportunità a qualunque persona di provare a fare un provino e a vedere una realtà che è diversa. Al momento funziona tutto tramite i selftape, ed è quindi improbabile che si conosca una persona dal vivo, perché già dalla ricezione dei primi video si fa una scrematura.

Per questo film abbiamo invece voluto fare i casting di persona, facendoci raccontare le storie. Trattandosi di personaggi sinceri, volevamo vedere la sincerità degli attori nel rapportarsi a questo progetto. Abbiamo voluto dare molto spazio alle persone che si approcciavano per la prima volta a questo settore.
Quanto lavoro c’è dietro la realizzazione di un film? Ci racconti qualche retroscena che il pubblico non vede?
C’è stato tanto lavoro perché il tempo era poco. Abbiamo lavorato duramente tutti i giorni, per cercare in primis di organizzare i casting. Abbiamo visto molti personaggi completamente diversi. Tutti loro si sono amalgamati molto bene e sono riusciti a creare un’unione molto forte, che ha aiutato anche nelle tempistiche del film.
La sceneggiatura del film è scritta da te e da Nicolò Magnani. Cosa significa portare le parole davanti a una cinepresa?
Io e Nicolò abbiamo una relazione che dura da 8 anni, ed è stato divertente lavorare con lui. Abbiamo scritto questa storia partendo dal nostro vissuto. Si è trattata di una storia che conoscevo molto bene sin dall’inizio, ed è stato sin da subito un processo molto fluido.
È stato difficile portare su schermo il tuo vissuto personale?
Per me è stato catartico. Sono state delle emozioni messe su carta e poi in video. Ci sono stati momenti in cui vedevo la mia storia dall’esterno, ed è stato sia stimolante che doloroso.

Ho rivissuto alcune sensazioni ed esperienze ma l’arte mi ha aiutato a vedere la vita trasformata. La recitazione ha infatti il potere di far diventare un dolore vissuto in un tesoro da custodire.
Futuri progetti?
Al momento sono alla scrittura – sempre con Nicolò – per il secondo film. La storia è un po’ lontana da quella che abbiamo raccontato ma parla sempre di famiglia e amore. Quest’anno realizzo inoltre la seconda edizione di 35 mm Film Festival, che ho creato insieme a un mio amico e che si tiene a Milano.