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Remo Girone e la mimica facciale: come riusciva a rendere riconoscibile ogni interpretazione

Remo Girone è morto a 76 anni, ma la sua eredità – per gli appassionati di cinema – è legata alla mimica facciale: quanto e perchè contano le espressioni in un personaggio

5 Ottobre 2025 12:42

C’è un passaggio, ne La Piovra, in cui il ragionier Tano Cariddi – che simboleggiava la connivenza tra finanza e crimine organizzato – spiega il confine tra bene e male e lo fa dimostrando, alla sua maniera, quanto lui sia soltanto parte di un sistema. Funziona così, ad alti livelli, sembra dire con una sicurezza e una consapevolezza disarmante. Al punto che quasi il pubblico sembra giustificare – ma non lo fa – determinate prese di posizione.

Questo, e non solo, era Remo Girone. L’attore morto a 76 anni nella sua casa di Monaco lascia un vuoto incolmabile, ma anche e soprattutto un’eredità da difendere: quella fatta di abnegazione, sacrificio e amore per i dettagli. Quando si tratta di lavorare, restituire un’emozione, Girone era sempre in prima fila e ogni interpretazione diventava profonda – a tratti – inesorabile. Il merito, per tornare a Tano Cariddi e non solo, era della mimica facciale.

Da La Piovra a Le Mans ’66 – la grande sfida

Il suo volto è sempre stato un potere ulteriore alla mercé del regista: ciascuno sapeva che avere Girone sul set voleva dire destreggiarsi in quel mare di suggestioni che può dare, e garantire, solo un’occhiata ben fatta. La potenza di uno sguardo, il valore del silenzio. Poche parole, pesanti come armi, distribuite in uno spazio riempito anche e soprattutto con un’alzata di ciglia. Quella fronte crucciata, in cui dietro c’era un mondo riversato nell’inquadratura, e lo scambio reciproco di istanti. Tutte cose che ha riportato anche oltre La Piovra.

remo girone chi era
Remo Girone è morto (foto Youtube) cineblog.it

Come quando, per Le Mans ’66 – la grande sfida, ha interpretato Enzo Ferrari. In un primo piano c’è tutto il carisma e la sofferenza di un uomo capace di fare la storia con le macchine, ma anche di capire quanto poco potrebbe bastare per perdere tutto. Remo Girone era questo: un attore in grado di essere prima ancora di apparire in scena. La sua presenza era attesa anche quando non era previsto. In particolare modo quando non era previsto.

Il Gioiellino, l’intesa con Molaioli e l’esperienza di Scola

Un interprete in grado di decomporsi, per esigenze di copione, per poi ritrovarsi nell’attimo del ciak: Ettore Scola prima e Andrea Molaioli dopo, tra gli altri, ne sanno qualcosa. Durante Il Gioiellino – film del 2011 ispirato al crac della Parmalat – Girone è stato chiamato a rifare più volte una scena importante e la troupe rimase estasiata nel vedere come un attore di quel calibro riuscisse, ogni volta, a ritrovare la giusta ispirazione per dare vita a un attimo. Del resto è la vita dell’interprete: rendere verosimile una realtà da vivere.

Girone è stato tutti e nessuno, ma in ogni momento rappresentava quel di cui c’era veramente bisogno. Un normalizzatore, un jolly da giocare nel momento opportuno, uno di quelli da chiamare quando il significato di buona la prima – dopo un ciak – non è sufficiente. Allora si chiede il bis: “Ne facciamo un’altra, per sicurezza”. Una richiesta che, con Girone di fronte, diventava spettacolo puro. Una scena non era mai uguale all’altra: sapeva mettere quel dettaglio in più, anche solo aggrottando un sopracciglio.

Gli anni del successo iniziale seguirono una profonda fase di studio e ricalibrazione: Girone era famoso, ma il cinema stava cambiando e per esserci ancora doveva studiare e soprattutto abbandonare la propria comfort zone. Ecco spiegata la sua presenza in film commedia: “Ma cosa ci dice il cervello?” di Riccardo Milani è l’esempio più pregevole.

The Equalizer 3: più di una parentesi

Successivamente l’abbiamo visto, con lo stesso carisma e quell’identica voglia di stupire, in The Equalizer 3 – Senza tregua. Girone, anche adesso che se n’è andato, perchè il tempo dei titoli di coda è giunto, sembra davvero non aver mai lasciato la scena. Perchè – come soleva dire Tano Cariddi ne La Piovra – fa tutto parte di un sistema: Girone e il cinema sono sempre andati di pari passo. Quando non bastano le parole, servono i gesti e allora – persino uno sguardo – un’espressione al momento giusto può fare la differenza. Questa l’eredità (e la consapevolezza) più grande da difendere dopo la dipartita di un pilastro del cinema come Girone. Nato ad Asmara, morto a Monaco, ma con l’Italia nel cuore e sullo schermo.