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Rino Gaetano Sempre più blu: il film-evento che riporta al cinema la voce più libera della musica italiana

Un viaggio onirico e poetico nell’universo di Rino Gaetano: il film di Giorgio Verdelli arriva al cinema il 24, 25 e 26 novembre.

20 Novembre 2025 18:57

È davvero molto difficile spiegare a un pubblico giovane chi fosse Rino Gaetano. In un periodo in cui la musica d’autore italiana cercava spazi alternativi alla immensa grandezza di autori come De André, De Gregori e Guccini, Rino Gaetano fu una scheggia impazzita. Un protagonista che nella sua intraprendenza e imprevedibilità oggi avrebbe fatto fortuna con i social.

Rino Gaetano, indimenticabile

Cinquant’anni dopo quel lampo irripetibile che risponde al nome di Ma il cielo è sempre più blu, la voce di Rino Gaetano torna a vibrare con una forza sorprendentemente attuale. Ruvida, lucida, ironica e dolorosa come sapevano essere non solo la sua interpretazione, ma la sua spietata analisi di anni difficili: gli anni di piombo.

A riportarla al centro della scena è Rino Gaetano Sempre più blu, il nuovo film di Giorgio Verdelli – scritto insieme a Luca Rea – che approda nelle sale italiane per tre giorni dal 24 al 26 novembre come un evento speciale. Il film è prodotto da Sudovest Produzioni e Indigo Film in collaborazione con Rai Documentari e sarà distribuito da Medusa Film.

Film e verità, testimonianze e approfondimenti

Non una biografia tradizionale, ma un viaggio. Un ritratto collettivo, emotivo, quasi ipnotico, che ricostruisce l’artista oltre il mito, l’uomo oltre le icone, il poeta sotto quel cappello a cilindro ormai scolpito nell’immaginario anche perché quella foto era una delle poche che aveva scelto personalmente e fatto distribuire dal suo ufficio stampa di allora.

Un racconto che si affida a materiali rarissimi, memorie intime e documenti preziosi: tra questi, un estratto inedito dal brano Un film a colori – Jet Set, pubblicato in digitale il 29 ottobre, insieme a taccuini privati e interviste che sembrano vere e proprie confessioni radiofoniche, quella che sembra una vera anticipazione di ciò che oggi sono diventati i podcast.

Il film mette in luce l’unicità di Rino Gaetano, capace di abitare la linea sottile tra satira e poesia, tra una versione aggiornata di Petrolini e una interpretazione alla Joe Cocker, che il cantautore calabrese ammise di ammirare e imitare. Ma i suoi testi erano tutta un’altra cosa: una voce ribelle, trasversale, ancora oggi impossibile da archiviare.

Un mosaico di voci per raccontare l’uomo oltre il mito

A tessere il ritratto di Rino è una comunità di amici, parenti e musicisti che lo hanno conosciuto davvero, o che ne custodiscono l’eredità artistica. Dal racconto della sorella Anna e del nipote Alessandro, ai ricordi di Riccardo Cocciante, Danilo Rea, Giovanni Tommaso, Shel Shapiro, Edoardo De Angelis ed Ernesto Bassignano. E poi gli eredi spirituali: Brunori Sas, Lucio Corsi, Sergio Cammariere, Giordana Angi. Mancano alcune voci, che purtroppo si sono già spente e che a Rino dovevano molto: perché il contributo del cantautore fu decisivo. Una solida spallata a un sistema-canzone che per lui era troppo stretto. E che di fatto si è dovuto allargare.

A fare da guida fisica nel mondo di Rino Gaetano è il giornalista Tommaso Labate, che a bordo di una Fiat 128 attraversa i luoghi simbolo della Calabria del cantautore. Mentre la narrazione si intreccia alle voci intense di Peppe Lanzetta, Claudio Santamaria, Paolo Jannacci e Valeria Solarino, capaci di restituire sfumature intime e universali.

Rino Gaetano
Rino Gaetano, scomparso tragicamente e in circostanze poco chiare a soli trent’anni – Credits Soundsblog.it

Una lettura nuova, lontana dalle etichette

Il film si arricchisce dello sguardo critico di tre osservatori d’eccezione: Carlo Massarini, probabilmente il miglior divulgatore di musica nel nostro paese, ruolo che oggi manca immensamente, Andrea Scanzi e Pietrangelo Buttafuoco. Tre lenti diverse per rileggere l’opera di Rino Gaetano senza nostalgie, senza semplificazioni.

Tra una risata disarmante, un pensiero affilato e un frammento d’archivio capace di aprire mondi, Rino Gaetano Sempre più blu racconta perché la sua voce non ha mai smesso di parlarci. Perché chi sa dire tutto con ironia, non smette davvero mai di dire qualcosa.

Il tutto ripensandolo tra gli archivi e le teche, come quando si fece intervistare da Maurizio Costanzo – da lui citato in Nuntereggae più – e in quelle apparizioni televisive, su tutte Sanremo, che lo seguì in modo un po’ stralunato esibirsi con Gianna, terza nell’edizione del Festival del 1978 dietro a Matia Bazar (…e dirsi ciao) e Anna Oxa (Un’emozione da poco). Una delle canzoni più influenti e suonate degli ultimi cinquant’anni. Persino in discoteca.

La morte di Rino Gaetano

Rino Gaetano morirà drammaticamente in circostanze mai completamente chiarite nel 1981 a soli 30 anni, un incidente stradale, uno schianto con la sua Volvo 343 sulla Nomentana mentre tornava a casa dopo una serata. In condizioni disperate morì al Gemelli poco prima di essere sottoposto a un intervento chirurgico alla testa dopo che due ospedali avevano respinto il ricovero perché non sufficientemente attrezzati per una emergenza del genere.

In una canzone di alcuni anni prima Rino Gaetano aveva paradossalmente raccontato la sua stessa morte: ne La Ballata di Renzo il protagonista del brano muore dopo essere stato respinto da tre pronto soccorso. Uno di questi era in sciopero…

Bruno Mautone, avvocato e amico di Gaetano, aveva fatto aprire una inchiesta sulla sua morte ipotizzando un omicidio commissionato da servizi segreti deviati. E qualche mese sarebbe morto anche lui, sulla Nomentana in un incidente stradale. Coincidenze senza prove a supporto che tuttavia fanno pensare…

Le spoglie di Rino Gaetano riposano al Verano.