Sabrina Impacciatore ha conquistato l’America: il successo di The Paper può far bene anche all’Italia, perché l’attrice diventa un valore aggiunto
In principio era The White Lotus, ora tocca a The Paper. Sabrina Impacciatore conquista l’America con due prodotti seriali di un certo peso. L’attrice italiana è ormai un punto di riferimento nello star system americano, riesce a incarnare le caratteristiche di un’interprete a tutto tondo.Non è la prima donna italiana a recitare con un certo
In principio era The White Lotus, ora tocca a The Paper. Sabrina Impacciatore conquista l’America con due prodotti seriali di un certo peso. L’attrice italiana è ormai un punto di riferimento nello star system americano, riesce a incarnare le caratteristiche di un’interprete a tutto tondo.
Non è la prima donna italiana a recitare con un certo successo negli USA. Quello che però fa più scalpore – ed è un vanto per il nostro Paese – è che l’attrice viene apprezzata per come recita in Italiano. Non deve modificare nulla di quel che propone. Ogni atteggiamento, sfumatura e caratteristica, anche a livello posturale, viene lodata come riferimento da tenere per colleghe e colleghi illustri. Molti italiani in America vengono mal visti proprio perchè ostentano qualcosa che non sono. Sabrina Impacciatore, invece, con la sua autenticità è riuscita a fare breccia in produttori e registi americani.
Sabrina Impacciatore conquista l’America
The Paper, subito dopo The White Lotus, l’ha vista sbocciare nuovamente garantendogli una seconda età dell’oro sul piano professionale. Ora l’interprete italiana punta agli Emmy, Variety – infatti – ha rivelato che proprio la Impacciatore potrebbe ricevere una candidatura (con eventuale vittoria) per il miglior personaggio seriale.

Qualora l’attrice riuscisse a vincere il premio, si tratterebbe della prima donna in grado di raggiungere un traguardo simile dai tempi di Tina Fey, per quanto concerne la famiglia di NBCUniversal. Fey, nello specifico, vinse nel 2008 grazie a 30Rock. Un traguardo nel traguardo che metterebbe in luce anche il nostro Paese. Sabrina Impacciatore, infatti, attualmente è il principale sponsor del cinema italiano negli USA. Gli americani vedono la settima arte in Italia come un’opportunità anche per quello che sta consolidando l’attrice nella terra di Trump. Tra dazi e cambiamenti perenni alle produzioni, Impacciatore sembra essere l’unica certezza nostrana nell’universo a stelle e strisce.
Il successo di The Paper e gli Emmy
Questa situazione apre un ulteriore capitolo, stavolta tutto italiano, e riguarda Sabrina Impacciatore come professionista del settore cinematografico: la donna, in più di un’occasione, si è lamentata (con garbo ed egual risolutezza) del fatto che in America fosse più considerata. Mentre in Italia veniva spesso lasciata nelle retrovie. Se c’era l’opportunità di scritturare qualche attrice, sceglievano sempre qualcun altro. La scarsa considerazione di registi e produttori italiani è stata fatta notare anche a mezzo stampa: la Impacciatore – anche in tal caso – non ha risparmiato stoccate al sistema di selezione nostrano. “In Italia hanno sempre guardato altrove, ora l’America mi sta dando una seconda occasione e me la voglio godere”, ha dichiarato l’attrice.
A dire il vero Sabrina Impacciatore ha lavorato anche con importanti registi italiani, come Gabriele Muccino, ma nel passato recente è finita nel dimenticatoio. A risollevarla ci hanno pensato gli americani, motivo in più per cui – se dovesse vincere un Emmy – l’Italia sarebbe contenta ma dovrebbe anche iniziare a riflettere su quanto ha fatto e continua a fare per le interpreti del nostro cinema.
Cosa significa per l’Italia
Magari Sabrina Impacciatore potrebbe incarnare il volto del cambiamento, invitando – solo con la sua ascesa – registi e produttori a guardare oltre i soliti noti e scommettere su qualche volto poco chiamato. Insomma, comunque la si veda, il riscatto di Sabrina Impacciatore in America potrebbe essere un’occasione d’oro per l’Italia. Con o senza Emmy tra le mani. È chiaro che un riconoscimento del genere traccerebbe una linea ancora più marcata fra quel che è stato fatto per la settima arte in Italia e quello che, purtroppo o per fortuna, ancora c’è da fare.