Spider-Man: No Way Home, recensione: un Multiverso di emozioni, colpi di scena e nostalgia

Leggi la recensione di Blogo dello spettacolare Spider-Man: No Way Home, il sequel Sony a base di Multiverso, magia e un manipolo di supercattivi.

Il Peter Parker di Tom Holland torna nei cinema italiani con Spider-Man: No Way Home che diventa il film apripista per il Multiverso dell’Universo Cinematografico (UCM). Il Multiverso era stato già accennato dal truffaldino Quentin Beck / Mysterio di Jake Gyllenhaal in Spider-Man: Far From Home, l’avventura europea di Peter Parker che porterà alla morte di Mysterio e culminerà con il disvelamento pubblico dell’identità segreta di Spider-Man, evento da cui prende il via “Spider-Man: No Way Home” con la vita di Peter stravolta da un accusa di omicidio, un’indesiderata attenzione mediatica capeggiata dal livoroso J. Jonah Jameson di J.K. Simmons, giornalista che porta avanti la sua personale crociata contro quello che considera un pazzo criminale, ora anche presunto assassino, che si nasconde dietro una maschera.

Peter in questo momento di grande difficoltà non potrà avere al suo fianco il compianto mentore Tony Stark immolatosi in Avengers: Endgame e nemmeno il burbero Nick Fury di Samuel L. Jackson impegnato nello spazio con gli Skrull; toccherà quindi allo stregone supremo Doctor Strange di Benedict Cumberbatch supportare Peter in una delle sue più incredibili e spettacolari avventure che lo vedrà contrapposto ad un manipolo di supercriminali provenienti da realtà alternative: il Lizard interpretato da Rhys Ifans in The Amazing Spider-Man, l’Electro di Jamie Foxx, il Dottor Octopus di Alfred Molina, il Goblin di Willem Dafoe e l’Uomo Sabbia di Thomas Haden Church.

“Spider-Man: No Way Home” oltre ad essere palesemente ispirato dal capolavoro d’animazione Spider-Man: Un nuovo universo appare da subito anche come un punto di svolta nel franchise di Spider-Man. Pur rimanendo ancorato all’UCM tramite Doctor Strange, questo terzo capitolo delle nuove avventure dell’Arrampicamuri sembra voler rappresentare una sorta di “reset” rispetto a tutto ciò che avevamo visto sinora, la sensazione è che Sony stia pianificando un ritorno dell’Uomo Ragno all’universo condiviso recentemente creato e noto come Sony Spider-Man Universe (SSU), universo che già comprende due film di Venom con Tom Hardy già usciti nelle sale, e uno di Morbius con Jared Leto in arrivo l’anno prossimo. A dare ulteriore spessore a questa ipotesi è la prima scena bonus sui titoli di coda che sembra non lasciare dubbi in tal senso, resta da vedere come Sony e Marvel gestiranno la cosa e come avranno pianificato questa transizione.

“Spider-Man: No Way Home” è un film immenso dal punto di vista visivo, l’utilizzo del ringiovanimento digitale tramite CGI per vecchie conoscenze come il Dottor Octopus di Molina e il Goblin di Dafoe e gli scontri a fil di ragnatela che riempono lo schermo incantano e ci riportano a quel senso di meraviglia che è tipico dei bambini, in particolare degli ex bambini come il sottoscritto che un film come “Spider-Man: No Way Home” lo potevano solo sognare. Il regista Jon Watts, al suo terzo Spider-Man, maneggia ormai con invidiabile dovizia il consueto mix di tecnologia ed emozioni mentre Tom Holland padroneggia ormai il personaggio, e con questo nuovo capitolo affronterà uno tsunami di emozioni che lo farà maturare in maniera oltremodo dolorosa, non prima però di aver sbagliato, pagato la sua inesperienza e infine rimediato sulla scia di un motto che ritorna e che è ormai parte integrante del background dell’amato Spider-Man di quartiere: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

“Spider-Man: No Way Home” è un susseguirsi di sorprese, colpi di scena e momenti epici nella migliore tradizione dei film Marvel, e se la presenza di Doctor Strange è di supporto e diventa un suggestivo preambolo a ciò che vedremo in Doctor Strange nel Multiverso della follia (occhio a non perdere la seconda scena bonus alla fine dei titoli di coda), “Spider-Man: No Way Home” farà la gioia dei fan dell’Uomo Ragno in maniera trasversale, vedi un paio di colpi di scena da applauso su cui preferiamo sorvolare per evitare spoiler, e una buona dose di umorismo davvero ben dosato e utilizzato per smorzare i momenti più drammatici, che in questo terzo film superano per intensità tutto ciò che abbiamo visto in entrambi i capitoli precedenti.

Davanti a “Spider-Man: No Way Home” abbiamo provato il medesimo entusiasmo provato con il film d’animazione “Spider-Man: Un nuovo universo” che sino ad oggi consideravamo il miglior Spider-Man su piazza. Ora però possiamo annoverare “No Way Home” tra i tre migliori film di Spider-Man di sempre insieme al citato “Un nuovo universo” e al primo Spider-Man di Sam Raimi, regista che ritroveremo al timone di “Doctor Strange nel Multiverso della follia” in arrivo l’anno prossimo. Vi lasciamo con un consiglio spassionato, andate a vedere “Spider-Man: No Way Home” al cinema per non perdere un’esperienza visiva e sonora di altissimo profilo.