Steven Spielberg confessa: “Lo Squalo? Poteva rovinarmi la carriera, poi…”
Il dietro le quinte del film che ha cambiato Hollywood: Spielberg racconta le difficoltà, i rischi e la magia di Lo Squalo a 50 anni dalla sua uscita.
50 anni fa Lo Squalo appariva sul grande schermo terrorizzando il pubblico e purtroppo rilegando questa specie a mostro marino a cui dare la caccia e distruggere: l’ aumento della pesca indiscriminata ha causato crolli significativi delle popolazioni di squali in molte aree oceaniche. Per fortuna le cose con il tempo sono cambiate è oggi lo squalo è una specie protetta.
Seppur in maniera negativa, questo dimostra l’impatto che ebbe il film di Steven Spielberg nel mondo: un’opera cult che senz’altro ha fatto la storia del cinema. Il regista recentemente è stato accolto con una lunga e calorosa standing ovation all’ Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles, in occasione dell’inaugurazione di “Jaws: The Exhibition”, la più grande esposizione mai dedicata al celebre film che ha segnato un’epoca.
Tra applausi e note dell’indimenticabile tema di John Williams, il regista ha iniziato la serata con il suo tipico humour autoironico, confessando di presentarsi “a mani vuote” e senza discorso preparato, pronto a lasciarsi guidare dai ricordi della mostra.
Un film non privo di difficoltà
L’atmosfera si è subito rivelata carica di nostalgia e meraviglia: oltre 200 reperti del film, alcuni mai esposti al pubblico, hanno ricreato l’emozione del set e dei retroscena che hanno reso Lo Squalo, nel bene e nel male, un capolavoro senza tempo. Spielberg ha scherzato sul fatto che oggetti apparentemente insignificanti, come una semplice boa galleggiante, siano ora esposti dopo mezzo secolo.

“Voglio dire, chi mai, quando abbiamo girato la scena iniziale di Chrissy Watkins trascinata dallo squalo e avevamo una boa che galleggiava sull’acqua, avrebbe pensato di portarsela a casa, conservarla per 50 anni e poi prestarla all’Academy?”, ha ironizzato il regista. “Come facevano a saperlo? Io non lo sapevo. Pensavo che la mia carriera fosse praticamente finita a metà delle riprese de Lo squalo, perché tutti mi dicevano: “Non ti assumeranno mai più'”
A 26 anni, con alle spalle solo due film, affrontare il set dell’Atlantico e uno squalo animatronico capriccioso sembrava una sfida impossibile. Le difficoltà tecniche, il mal di mare della troupe e le continue riscritture della sceneggiatura sembravano volerlo sopraffare, ma Spielberg ha trovato la forza di trasformare ogni ostacolo in un’opportunità creativa.
Lo Squalo, uscito il 20 giugno 1975, ha segnato un punto di svolta nella storia del cinema estivo. La produzione, guidata dai produttori della Universal Richard D. Zanuck e David Brown, aveva acquistato i diritti del romanzo di Peter Benchley prima ancora della sua pubblicazione, affidando a Spielberg la regia. Il cast, composto da Roy Scheider, Richard Dreyfuss e Robert Shaw, ha contribuito a rendere indimenticabili le scene che ancora oggi restano nella memoria collettiva.
Il film, tuttavia, non è nato senza sacrifici: le riprese, inizialmente previste in 58 giorni, si sono protratte per 158. Lo squalo meccanico, affettuosamente chiamato Bruce, si rivelò spesso inattivo e imprevedibile, obbligando la troupe a improvvisare sul momento. Nonostante tutto, Spielberg non ha ceduto. Il risultato di quella travagliata produzione è diventato un fenomeno globale: tre Oscar, una nomination come miglior film e l’inizio dell’era dei blockbuster estivi. Cinquant’anni dopo, la riedizione per l’anniversario ha incassato 8,1 milioni di dollari solo in un week end, dimostrando quanto Lo Squalo continui a catturare l’immaginazione del pubblico. La mostra al museo non è solo un omaggio al film, ma anche un ritratto della dedizione, del rischio e della passione che hanno trasformato un progetto incerto in una pietra miliare del cinema mondiale.