The Odyssey, spunta una nuova ghiotta anticipazione (e i fan di Nolan sono felicissimi)
C’è una grande novità sulla durata di The Odyssey di Nolan. E farà felici i fan del regista
C’è sempre un momento, quando si parla di un film di Christopher Nolan, in cui l’entusiasmo si mescola a una certa apprensione. Non per la qualità, quasi mai in discussione, ma per la durata. E nel caso di un progetto come The Odyssey, la preoccupazione sembrava più che legittima: raccontare il viaggio di Ulisse al cinema rischia facilmente di trasformarsi in un’esperienza fiume.
A mettere un primo punto fermo è stata la produttrice Emma Thomas, che ha parlato chiaro: il film durerà meno di tre ore. Non è ancora il minutaggio definitivo, perché la post-produzione è in corso, ma il perimetro è stato tracciato. E per molti spettatori è già una notizia.
Un’epica controllata, senza eccessi
Chi conosce Nolan sa che il tempo, nei suoi film, non è mai casuale. Non si allunga per riempire, non si accorcia per semplificare. È parte del racconto. Anche per questo, l’idea che Odissea resti sotto le tre ore non suona come un limite, ma come una scelta precisa.
Nella sua carriera, il regista ha superato quella soglia solo con Oppenheimer. Altri titoli ambiziosi, come Interstellar o Il cavaliere oscuro – Il ritorno, si fermavano poco sotto. Film complessi, stratificati, ma mai dilatati inutilmente.

Ecco perché la promessa di Emma Thomas pesa: significa che anche un racconto vasto come quello di Ulisse verrà tenuto in equilibrio, senza cedere alla tentazione di trasformarlo in un esercizio di durata.
Un progetto enorme, girato ai confini del mondo
Ridurre la durata non significa ridimensionare l’ambizione. Anzi. Le prime immagini mostrate al CinemaCon hanno già dato la misura del progetto: un film girato tra Grecia, Italia, Marocco, Islanda e Scozia, con una produzione che Nolan stesso ha definito “un incubo, ma nel senso migliore possibile”.
Il cast racconta la stessa scala: Matt Damon nei panni di Ulisse, affiancato da Zendaya, Tom Holland, Anne Hathaway, Charlize Theron, Robert Pattinson e Lupita Nyong’o. Un insieme che da solo suggerisce un’operazione pensata per il grande pubblico globale.
Non è solo una questione di nomi. È il modo in cui Nolan continua a costruire i suoi film: luoghi reali, condizioni difficili, riprese che cercano il contatto diretto con l’ambiente. Mare, vento, rocce, luce naturale. Elementi che restituiscono una fisicità rara nel cinema contemporaneo.
Un racconto antico, ancora vivo
Durante la presentazione a Las Vegas, Nolan ha spiegato perché tornare proprio all’Odissea: non è solo una storia, ma “la storia”. Un racconto che attraversa tremila anni e continua a funzionare perché parla di ritorno, di attesa, di identità.
È qui che si gioca la partita vera. Non nella durata, ma nella capacità di trasformare un testo antico in qualcosa che oggi possa ancora colpire. Senza tradirlo, ma senza neanche trattarlo come un museo.
Il fatto che il film resti sotto le tre ore, in fondo, dice anche questo: non serve allungare per essere epici. A volte basta trovare il ritmo giusto.
E forse è proprio questo che il pubblico si aspetta. Non un film interminabile, ma un viaggio che sappia restare dentro, anche dopo i titoli di coda.