Stasera in tv: “The Specials – Fuori dal comune” su Rai 3

Rai 3 stasera propone “The Specials – Fuori dal comune”, dramma del 2019 di Olivier Nakache ed Éric Toledano con Vincent Cassel e Reda Kateb.

Cast e personaggi

Vincent Cassel: Bruno Haroche (voce italiana di Roberto Pedicini)
Reda Kateb: Malik (voce italiana di Fabio Boccanera)
Bryan Mialoundama: Dylan
Hélène Vincent: Hélène
Alban Ivanov: Menahem
Benjamin Lesieur: Joseph
Marco Locatelli: Valentin
Catherine Mouchet: dott.sa Ronssin
Frédéric Pierrot: ispettore dell’IGAS
Suliane Brahim: ispettrice dell’IGAS
Lyna Khoudri: Ludivine
Aloïse Sauvage: Shirel
Djibril Yoni: Fabrice
Ahmed Abdel-Laoui: Mounir
Darren Muselet: Cédric
Sophie Garric: Eva
Pauline Clément: Myriam
Anne Azoulay: Keren
Pierre Diot: Marchetti

La trama

Da vent’anni, Bruno e Malik (Vincent Cassel & Reda Kateb) vivono in un altro mondo. Un mondo fatto di bambini e adolescenti autistici. Le loro rispettiva associazioni formano ragazzi da quartieri a rischio, affinché possano prendersi cura dei casi giudicati come “estremamente complessi”. Una collaborazione particolare, per personalità particolari.

Curiosità

  • Olivier Nakache ed Éric Toledano (Quasi amici – Intouchables, Samba, Troppo amici) dirigono “The Specials – Fuori dal comune” da una loro sceneggiatura.
  • La storia è fortemente ispirata dalle vite di due uomini, Stéphane Benhamou e Daoud Tatou, ciascuno dei quali gestisce un’associazione dedicata ad aiutare i giovani autistici che il sistema non è in grado di gestire.
  • I due registi hanno trascorso due anni immersi nella vita delle due associazioni, permettendo loro di trovare l’ispirazione per molte scene che alla fine sono entrate nel film, inclusa la fuga di Valentin.
  • “The Specials – Fuori dal comune” è stato presentato in anteprima fuori concorso al 72º Festival di Cannes come film di chiusura della kermesse.
  • Le riprese di “The Specials – Fuori dal comune” sono iniziate a settembre 2018 e sono durate 3 mesi, tra Parigi e Île-de-France.

Interviste a cast e regista

 

I registi Éric Toledano e Olivier Nakache spiegano come è nato il film.

Éric Toledano: The Specials – Fuori dal comune, è il frutto di un impegno durato vent’anni. Nel 1994, eravamo supervisori a un campo estivo e ho conseguito un diploma per la regia (BAFD). Così ho conosciuto Stéphane Benhamou, fondatore dell’associazione “Le Silence des Justes”, specializzato nella cura di bambini e adolescenti autistici per l’integrazione nella società. Poi, ci siamo persi di vista. Finché non ha preso in cura un mio parente. Un giorno, io e Olivier abbiamo deciso di andare a vedere il campo estivo che gestiva in montagna. Siamo rimasti molto colpiti dall’umanità e dall’energia mostrata da Stéphane e dalla sua squadra. Siamo stati travolti dalla chimica che si era instaurata tra i giovani assistenti e i bambini disabili.

Olivier Nakache: Qualche tempo dopo, Stéphane ebbe bisogno di un corto di 6 minuti per presentare la sua associazione. Aveva alcuni problemi a ottenere il sostegno necessario e sperava di ottenere più fondi. Così, abbiamo preso la nostra cinepresa e siamo andati a Saint-Denis, lo stesso luogo dove, vent’anni dopo, avremmo girato The Specials – Fuori dal comune. Lì, abbiamo conosciuto un giovane assistente, Daoud Tatou, anche lui lavorava con i giovani autistici. Anche in questo caso, l’esperienza ha lasciato un’impressione profonda.

Éric Toledano: Ci eravamo già detti che fosse un contesto meraviglioso per raccontare una storia e girare un film. Eravamo ancora agli inizi però. Pensammo che i nostri mezzi fossero troppo modesti per trattare un argomento del genere. In poche parole, non ci sentivamo ancora pronti. Ciò nonostante, siamo sempre rimasti vicini a tutti loro, per cui provavamo una forte amicizia e una vera affinità. Quattro anni fa, Canal+ ci ha proposto una carta bianca di 26 minuti. Chiaramente, abbiamo deciso di mostrare il loro lavoro, con un documentario dal nome DOVREMMO FARCI UN FILM…

Olivier Nakache: …un documentario su Stéphane e Daoud, che nel frattempo era diventato il direttore dell’associazione “Le Relais IDF”. Anche questo ente si occupa di ragazzi autistici, ma promuove anche l’integrazione sociale e professionale di giovani da quartieri meno privilegiati. Quindi tra un film e l’altro, continuavamo a discutere dell’idea di girare quest’opera. Ha continuato a guadagnare terreno e i contatti mantenuti con le due associazioni hanno sicuramente stimolato la nostra sensibilità verso le disabilità, contribuendo all’esistenza del film Quasi Amici – Intouchables.

Vincent Cassel racconta come è nata la collaborazione con Éric Toledano e Olivier Nakache.

Quando mi offrirono di fare il film, mi spiegarono quanto fosse importante per loro… Che era un progetto che avevano da molto tempo, ma che non si sentivano ancora pronti a farlo. Ricordo che non avevano ancora scritto neanche una battuta quando ci siamo incontrati. Gli ho solo chiesto di non farmi leggere 12.000 bozze della sceneggiatura. Gli ho spiegato che non avevo fretta e che avrei aspettato. Ho detto loro che volevo collaborare. Ero molto curioso. Avevo visto i loro lavori, sapevo di cosa fossero capaci, ma non capivo esattamente come ci riuscissero. L’ho capito subito. Hanno fede nelle loro sceneggiature, ma continuano a fare ricerca costantemente. Secondo me, la vera direzione di un attore è come un regista, o in questo caso due, guardando all’attore. In me hanno trovato qualcosa che non sospettavo neanche ci fosse, cose che non pensavo di riuscire a “tirare fuori”.

Cassel ricorda la prima volta che è stato all’associazione “Silence des Justes”.

Ero abbastanza scombussolato. Ma anche completamente sopraffatto. Mi sono sorpreso di ritrovarmi in lacrime. Mi sono chiesto: “Come posso lavorare con questi bambini, ragazzi e adulti? Come posso essere distaccato da questi casi di autismo anche molto seri?” Osservando Stéphane e i nostri contatti, ho capito che loro dedicano la propria vita a migliorare quella dei “residenti”, al costo di quella loro. Spassionatamente. Sono persone che fanno. Gli autistici soffrono di un’inabilità comunicativa. Ma stimolandoli, puoi arricchire il loro bagaglio sensoriale. In altre parole, uno che ha passato vent’anni in quest’organizzazione no profit riconosciuta, non ha lo stesso aspetto di chi sta appena cominciando. Ho dovuto affrontare i miei problemi. Ho passato tempo con loro e, soprattutto, ho smesso di fare il piagnucolone. Mi sono ripetuto più volte che non avrei dovuto aver paura, di mettermi in prima linea, anche per farmi prendere a schiaffi due o tre volte. Alcuni di loro sono anche abbastanza robusti. Un giorno, Éric e Olivier mi hanno fatto intervistare dal Papotin, un giornale pubblicato da adulti e adolescenti autistici. Anche quell’esperienza mi ha smosso abbastanza perché invitano personaggi (calciatori, musicisti, attori, politici…) in un tendone da circo, dove vengono intervistati da diversi giornalisti. Alcuni diventano ossessionati da un dettaglio, al punto che nessuno riesce più a seguirli. Altri recitano poesie onomatopeiche. È un’esperienza astratta, poeticamente divertente, che chiaramente offre alcune perle. Non c’è spazio per messinscene o finzioni. Lì sei messo a nudo. Devi solo lasciarti andare.

Reda Kateb paragona il film ad un viaggio e spiega come è iniziato.

Mi sono sentito immediatamente sicuro della “chimica” con Éric e Olivier, che mi sono venuti a trovare in un piccolo bar che frequento a Montreuil. Ho pensato che, nonostante il notevole successo dei loro film, anche loro condividessero quest’idea del viaggio. Il desiderio di azzerare tutto ogni volta, considerando ciascun film il primo. Ho capito la forza, l’agitazione e la “carica elettrica” che li muoveva: omaggiare il lavoro di Stéphane Benhamou e Daoud Tatou. Sono stato rapito dal loro documentario: On Devrait En Faire Un Film. Non sapevo nulla sull’autismo, oltre a quanto non avessi visto in film come Rain Man o Shine. Qui c’era la questione di recitare con “giovani autistici non verbali”. Olivier mi ha fatto visitare “Le Silence des justes”. Mi ha affascinato subito, ma è stato anche molto commovente. Ho scoperto un modo ricco, che prometteva un’avventura intensa in cui mi sarei potuto muovere liberamente. Éric e Olivier tengono molto alla libertà degli attori. Ci mettono molto impegno.

Kateb racconta come ha collaborato con Daoud Tatou che ha ispirato il suo personaggio Malik.

Prima ancora di leggere il copione, sono salito su uno di quei van che tutte le mattine prendono i bambini autistici a casa e li portano alle loro attività. Sono andato a giocare a calcio con loro, in una palestra, e a pranzo a “Le Relais IDF”, la sua associazione. Poi, Daoud mi ha portato in Marocco, a Rabat, Oujda in particolare, dove sta costruendo il primo centro per l’autismo del Nord Africa. Come “Le Silence des Justes”, ha un nome stupendo: “Les Oiseaux du Paradis” (Uccelli del paradiso). Lì la situazione dei ragazzi autistici è ancora peggiore rispetto a qui, in Francia. Siamo andati a trovare una famiglia con diversi bambini autistici. Uno di loro era legato a una parete. Ho passato quella notte a guardare le foto di mio figlio di 4 anni al telefono. Vedendo l’angoscia di alcune delle situazione e reazioni umane con cui lavorano Stéphane e Daoud, ti ritrovi una certa responsabilità addosso all’idea di interpretarli. Per me era importante che ci fosse un riconoscimento da parte loro. Mi hanno dato il loro benestare, ma dovevo anche “liberarmi” di loro, perché THE SPECIALS non è un film biografico su Stéphane e Daoud.

La colonna sonora

  • Le musiche originali di “The Specials – Fuori dal comune” sono dei Grandbrothers (My Wonderful Wanda) pseudonimo per Erol Sarp & Lukas Vogel, un duo musicale tedesco-svizzero fondato nel 2011 a Düsseldorf, in Germania.

Utilizziamo solo il pianoforte a coda come fonte sonora. Mentre Erol [Sarp] suona la melodia normalmente, mi siedo dietro i joystick e un computer e controllo una macchina che abbiamo costruito noi stessi e che abbiamo collegato al pianoforte a coda. Questa macchina è composta da 20 piccoli martelli che colpiscono il pianoforte a coda in punti diversi come le corde o le parti in legno e metallo. È quindi possibile utilizzare il pianoforte come una sorta di drum machine per creare ritmi o pattern melodici. Inoltre, registro ogni suono che viene generato nel pianoforte e vi aggiungo effetti, li mando in loop o lo divido in segmenti e lo riproduco direttamente. È quindi possibile creare suoni molto artificiali, e sebbene non sia sempre così, come dicevo, ogni suono ha la sua origine nel pianoforte.

TRACK LISTINGS:

1. Bloodflow – Edit
2. Valentin’s Blood Flows
3. 1202
4. Forgotten Postcards
5. Shalom Leven Dodi
6. Something Got Me Started – 2008 Remaster
7. Wot
8. Kodjo
9. Introduction
10. Ghar Jayegi Tar Jayegi – Remix

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