• Film

Un altro mondo: trailer italiano e tutte le anticipazioni sul film con Vincent Lindon

Tutto quello che c’è da sapere su “Un altro mondo”, il dramma francese con Vincent Lindon nei cinema italiani a partire dal 1° aprile 2022.

Il 1° aprile Movies Inspired porta nei cinema italiani Un altro mondo, il dramma francese diretto da Stéphane Brizé (La legge del mercato) con protagonista Vincent Lindon nei panni di un dirigente di un gruppo industriale americano intrappolato tra il suo impegnativo ruolo in azienda e la sua vita privata, con una moglie in procinto di lasciarlo.

Trama e cast

La trama ufficiale: Un dirigente d’azienda, sua moglie, la sua famiglia, in un momento in cui le scelte professionali di uno possono cambiare la vita di tutti. Philippe Lemesle (Vincent Lindon) e sua moglie (Sandrine Kiberlain) si separano, un amore danneggiato dalla pressione del lavoro. Dirigente di successo in un gruppo industriale, Philippe non sa più come rispondere agli ordini incoerenti dei suoi superiori. Ieri volevano che fosse un leader, oggi vogliono che sia un esecutore. È questo il momento in cui deve dare un senso alla propria vita.

Il cast è completato da Anthony Bajon, Marie Drucker, Guillaume Draux, Olivier Lemaire, Christophe Rossignon, Sarah Laurent, Joyce Bibring, Olivier Beaudet, Jean-Pierre Gauthier, Didier Bille, Valérie Lamond, Mehdi Bouzaïda, Myriam Larguèche, Daniel Masloff, Jerry Hickey, Alexandre Martin, Michel Freyne.

Un altro mondo – trailer e video

Trailer ufficiale in lingua originale pubblicato il 24 gennaio 2022

Trailer ufficiale italiano pubblicato il 30 marzo 2022

Curiosità

  • Il film è diretto da Stéphane Brizé alla sua quinta collaborazione con l’attore Vincent Lindon dopo A Few Hours of Spring (Quelques heures de printemps), Mademoiselle Chambon, La legge del mercato e In guerra.
  • Stéphane Brizé (Una vita) dirige “Un altro mondo” da una sua sceneggiatura scritta con Olivier Gorce (Mister Chocolat, Persona non grata), i due hanno già collaborato per “La legge del mercato” e “In guerra”.
  • L’attrice francese Sandrine Kiberlain alla sua seconda collaborazione con il regista Stéphane Brizé dopo il dramma sentimentale “Mademoiselle Chambon”, ha recitato anche in L’appartamento, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, Le donne del 6º piano, Tre destini un solo amore e Sogno di una notte di mezza età.

Note di regia

Philippe Lemesle si muove tra i vincenti della società, nell’ambiente dei dirigenti d’azienda, della meritocrazia, tra le cosiddette “storie di successo”. Come si può ammettere di provare dolore, di essersi perduti, quando si è parte dell’élite? Lamentarsi apparirebbe vergognoso agli occhi di chi vive in condizioni meno agiate, e un segno di debolezza imperdonabile agli occhi suoi e di quelli come lui. In un mondo simile non si può – non si deve – essere deboli. È vietato, per non correre il rischio di umiliarsi ed essere sostituiti da un altro più giovane e dinamico, o da qualcuno che non metterà in discussione quello che gli si richiede di fare. In un mondo simile sembra che non si possa più godere del diritto di contestare ordini che vengono dall’alto e che in fretta devono essere imposti in basso. Il film narra la storia di un mondo silenziosamente diviso in due, di vite professionali e personali che naufragano, di un mondo in cui uomini e donne in cravatta e abiti troppo stretti combattono sempre di più per trovare un senso. [Stéphane Brizé]

Intervista al regista

Il regista Stéphane Brizé racconta cosa lo ha spinto a raccontare la storia di questo dirigente.

Il film descrive la perdita di significato della vita di un dirigente di azienda che, nello stesso periodo in cui il suo matrimonio sta affondando, fatica sempre più a trovare coerenza in un sistema che serve da anni. Un sistema nel quale è divenuto estremamente complicato per lui eseguire gli ordini che riceve dall’alto. Molti dirigenti hanno raccontato a me e a Olivier Gorce, il mio co-sceneggiatore, della loro vita personale e professionale a cui sono sempre meno in grado di dare un senso perché non viene più chiesto loro di pensare ma semplicemente di eseguire. Abbiamo voluto dare conto delle conseguenze dell’operato di coloro che sono considerati il braccio armato delle società in cui operano mentre, in realtà, non sono che individui presi tra l’incudine e il martello.

Brizé spiega che anche se il suo film è stato concepito prima della crisi del Coronavirus, è comunque in perfetta risonanza anche con il momento attuale, nel mostrare un sistema essenzialmente incoerente che si esaurisce.

Nessuno avrebbe potuto immaginare l’inusitata crisi sanitaria che stiamo attraversando oggi. Ma se può essere vista come una fonte di caos quasi senza precedenti, può anche essere letta come un’opportunità per metterci in discussione. Trasformare il limite in vantaggio per non restare solamente i perdenti della Storia. È come quando i nostri corpi o la nostra psiche collassano per costringere la macchina a fermarsi, indicando che abbiamo dimenticato di mettere in discussione qualcosa di essenziale ma intangibile, un punto cieco nella nostra vita. È una metafora su scala individuale del nostro caos mondiale; i profondi sconvolgimenti vissuti dal protagonista lo costringeranno a mettere in discussione le sue azioni, le sue responsabilità e il suo posto all’interno dell’azienda e della sua famiglia.

Brizé spiega come ha costruito la storia.

Ovviamente, non considero l’azienda, così come la famiglia, un luogo di sole nevrosi, tensioni e violenza. Ma ci sono storie di treni che arrivano in ritardo e un film, un libro o un’opera teatrale possono aprire una finestra sulle zone disfunzionali. E sono le ragioni del fallimento quelle che devono essere osservate. Con questo nuovo film, abbiamo voluto comporre una sorta di controcampo rispetto al precedente, In guerra. Tutti i manager che abbiamo incontrato con Olivier Gorce sono stati allontanati dalle loro funzioni, in un modo o nell’altro, anche se per molti anni hanno seguito le direttive del sistema senza fare domande. Hanno lavorato nell’ingegneria industriale o negli stabilimenti metalmeccanici, nelle banche, nel settore della salute, della pubblicità, delle assicurazioni o dei cosmetici. Tutti dotati di enormi competenze intellettuali o gestionali. Tutti al servizio di multinazionali e società quotate in borsa. Ci hanno parlato del loro disagio, della sensazione dolorosa e insopportabile di essere semplicemente diventati la cinghia di trasmissione di un sistema aggressivo e pieno di disposizioni contraddittorie. Ci hanno parlato della loro ansia da prestazione, del timore di non essere all’altezza delle aspettative altrui. Non sono nati carnefici ma hanno avuto la sensazione che la perdita della loro vita personale e professionale li stesse gradualmente trasformando in carnefici. Alcuni hanno vissuto un completo esaurimento, altri erano a disagio nel rapporto con i loro superiori e sono stati messi da parte, e alcuni se ne sono andati prima di crollare. Tutti ci hanno parlato dell’inevitabile impatto avuto sulle loro famiglie. Philippe Lemesle è uno di loro, un individuo pieno di buona volontà; ormai con l’acqua alla gola arriva finalmente a chiedersi cosa sia lecito sacrificare della vita personale per il lavoro.

Brizé parla del coraggio, un concetto importante nel mondo aziendale con cui di confronta più volte il personaggio di Vincent Lindon.

È un concetto fondamentale. Con Oliver Gorce abbiamo incontrato Christophe Dejours, psicoanalista esperto di salute e lavoro, dopo aver letto alcune delle sue pubblicazioni, in particolare “Souffrance en France”. È un libro in cui riprende il concetto di banalità del male sviluppato da Hannah Arendt, il modo in cui i cosiddetti individui normali possono gradualmente diventare carnefici. Come possono certi soggetti che potrebbero essere descritti come “persone perbene” accettare, senza protestare, vincoli sempre più severi che rischiano di mettere in pericolo la propria integrità mentale, fi sica e morale, nonché quella degli altri? Il coraggio viene poi offerto come fattore di integrazione e rispettabilità all’interno del gruppo. Il coraggio di fare ciò che in fondo ci ripugna per non essere individuati, o peggio, respinti dal sistema. Non sta a me dare una risposta certa su dove si collochi il coraggio. La situazione nel film mette in discussione un uomo in un momento della sua vita in cui verità che sembravano immutabili crollano una dopo l’altra. Lo costringe a mettere in discussione le proprie paure, che deve accettare di affrontare per rompere con ciò che lo ferisce. Abbandonare ogni idea della propria umanità o fuggire dal luogo della costrizione e della sofferenza, rinunciando contemporaneamente allo status sociale e all’idea della propria forza? Sono queste le domande intorno alle quali è stata costruita la storia e alle quali questo personaggio fornirà le sue risposte.

Al quinto film con Vincent Lindon, Brizé spiega perché seppur raccontando storie con lo stesso attore, non teme la ripetizione.

Un film è un soggetto, una storia e dei personaggi, ma per me è anche un documentario su uno o più attori. Non credo assolutamente alla nozione di personaggio. Il personaggio è prima una costruzione dello sceneggiatore e poi dello spettatore. In quanto regista, sul set, mi occupo solo della materia viva che ho di fronte. A volte faccio film con la rabbia di Vincent, con i suoi dubbi, la sua tenerezza; qui ho la sua fatica e la sua angoscia. Non invento niente con un attore, mi occupo solo di ciò che mi permette di avere. Il talento dell’attore è la sua capacità di essere disponibile. Vincent si rende immensamente disponibile ad investire in spazi e storie che immagino ogni volta in modo diverso.

La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore francese Camille Rocailleux (Notre paradis, New Wave, Le Clan).

Il regista Stéphane Brizé parla di come la musica giochi un ruolo importante, forse più che nei suoi film precedenti.

Già ne “In guerra” avevo il forte desiderio di andare oltre il puro racconto della realtà, e permettevo alla musica di esprimere la rabbia, il rimbombo sotterraneo dell’indignazione operaia. La questione qui era di trasporre il permanente tumulto interiore del personaggio. Chiaramente se ne fa carico l’attore, ma è fortemente suggerito anche dalla musica che considero un ulteriore strumento di scrittura. Per ogni fi lm cerco un compositore con cui non ho mai lavorato. Mi piace lavorare con artisti che non siano specializzati in musica da film. Questo era il caso di Camille Rocailleux che aveva composto solo pochissime colonne sonore. Avevo ascoltato il suo lavoro per il teatro. Gli ho chiesto di lavorare sull’idea di tensione e isolamento. Ha poi proposto qualcosa che non è pura melodia, senza entrare nella musica concreta. Un lavoro con gli archi che sviluppa nel tempo ed esalta poi audacemente con un canto lirico, che traduce un luogo lontano dalla psiche del personaggio. Quasi un paradiso, forse un paradiso sognato, completamente inaccessibile. Un luogo di purezza ormai perduta.

TRACK LISTINGS:

1. Thème principal (Instruments à vent) 2:23
2. Thème principal (Piano) 3:30
3. Thème principal (Instruments à cordes) 2:13
4. Thème principal (Instruments à cordes variation) 4:36
5. Thème principal (Instrumental et voix) 5:53

La colonna sonora di “Un altro mondo” è disponibile su Amazon.

Foto e poster